Cocaina per la “Varese bene”, 3 anni al pusher

Cedeva droga in un locale, i vip compravano, ma la polizia aveva colto sul fatto una nota assicuratrice. Il barista ha però scelto un rito alternativo per uscire di scena ma nel frattempo è emerso un sottobosco interesaante per gli inquirenti

Una birra, un drink, e qualche grammo da sniffare. L’attività clandestina di un barista di Varese finisce davanti al giudice mentre i suoi altolocati clienti si chiedono dove arriverà l’inchiesta che potrebbe svelare molte cose sul vizio della “Varese bene”. L’uomo, 48 anni, era passato direttamente dal bancone del bar “Barkeley” alle manette, mentre una donna di 36 anni si era vista piombare la narcotici in auto dopo aver fatto la spesa di cocaina in via Puccini.
Il barista che cedeva cocaina tra un drink e l’altro ha chiuso i conti con la giustizia. Massimiliano Ravasi, arrestato in aprile, ha già patteggiato 3 anni e 2 mesi per la cessione, in varie occasioni, di sostanze stupefacenti, a un lungo elenco di acquirenti che tuttavia non sono indagati. Ravasi ha scontato quasi due mesi di carcerazione preventiva, ora si trova ai domiciliari e la scelta del suo avvocato Alberto Zanzi è improntata a scongiurare il pericolo di una nuova detenzione. L’uomo ha infatti un precedente, una bancarotta di qualche anno fa, ma ha avuto un comportamento processuale corretto. Era accusato di una serie di microcessioni di cocaina, spalmate nel tempo (e anche un po’ allungate).
Ma la parte più succosa dell’inchiesta, secondo fin qui trapelato, riguarda proprio gli ambienti coinvolti nel consumo della droga: figli di persone facoltose e conosciute, i cui nomi sono giunti all’orecchio delle forze dell’ordine durante le indagini del procedimento arrivato oggi davanti al gip del tribunale di Varese. Una di queste persone, la titolare di un’agenzia di assicurazioni arrestata in flagrante dopo averla acquistata all’interno del bar Barkley di via Puccini, è stata scarcerata dopo qualche giorno e ha ammesso il vizio. Il proprietario del locale coinvolto è invece del tutto estraneo ai fatti.
Dopo l’arresto della nota assicuratrice la squadra mobile aveva appreso che l’acquisto di cocaina fatto in quella occasione era destinato al consumo insieme a un’amica, la quale avrebbe probabilmente conservato in casa lo stupefacente. Questa parte dell’inchiesta tuttavia è ancora in corso, e in certi ambienti della città di Varese suscita ancora molta curiosità. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2012
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