“Controllo del vicinato? È il risveglio della coscienza sociale”

Prende sempre più piede l’iniziativa importata dall’Inghilterra. Qualcuno le ha definite le anti-ronde. Ma il fondatore italiano spiega che “La criminalità di strada si abbatte con i rapporti di buon vicinato”

Gentile redazione

 

Le scrivo volentieri in merito al recente successo del Controllo del Vicinato che è sbarcato, come da Voi prontamente riportato, anche a Saronno.

La mia gioia non sta solo nel fatto che questo nostro progetto Caronnese, da me semplicemente “importato” ma in primis accolto e compreso dai miei vicini, sostenuto dall’amministrazione comunale passata ed attuale nonché dal Comandante della Polizia Locale; la mia gioia è anche nel sapere, nell’essere certo che questo semplice sistema funzioni.

Funziona sia come sistema per aumentare l’attenzione sociale, la cosiddetta sicurezza partecipata – come dimostrano i recenti successi a Parabiago (vedi facebook.com/controllodelvicinato) – sia perché può avere ricadute eccezionali dal punto di vista della crescita sociale. Infatti alla base del controllo del vicinato vi è una maggiore comunicazione tra i vicini e di questi con le forze dell’ordine, il che porta con sé un accrescimento della fiducia verso le forze dell’ordine e in ultima analisi nello Stato.

 

La mia positività sta inoltre nel fatto di sapere che chiunque legga questo articolo e abiti in una zona residenziale può semplicemente decidere di alzarsi, andare nelle case immediatamente adiacenti e spargere il seme del controllo del vicinato raccontando ai vicini che cosa il controllo del vicinato sia (magari con l’aiuto del materiale disponibile sul sito), verificare se c’è l’interesse a proporre questo semplice, economico sistema di sicurezza all’amministrazione locale e farsi promotore o coordinatore del proprio gruppo.

I due ostacoli maggiori risiedono nel superare la pigrizia (tipicamente Italiana, per cui il più delle volte ci si aspetta che qualcun altro ti risolva il problema) e nell’essere in grado di far capire all’amministrazione che il progetto è e deve rimane un progetto di sicurezza non politico e non legato ad alcuna corrente politica; è trasversale, aperto a tutti i residenti di una data zona e necessita solo dell’appoggio da parte del Comune per la produzione di qualche cartello da mettere all’inizio delle vie e di una sala per la prima riunione in cui si spiegano i pochi passaggi da seguire, magari con la partecipazione della Polizia o dell’Arma Locale. Va da se che a un’amministrazione che appoggia un simile progetto sociale in un quartiere di mettiamo 50 o 100 famiglie non potrà che giovare la vicinanza ai propri cittadini, i quali sempre più spesso richiedono iniziative che li facciano sentire più sicuri.

 

Il risveglio della coscienza sociale, il fatto che ci si voglia oppure si sia spinti (dai vicini) ad impegnarsi un minimo in qualcosa che riguarda il bene comune non può che essere salutato positivamente. L’intento del progetto è anche quello di far capire che il bene comune è appunto di tutti e da tutti va curato e rispettato; se tutti ci preoccupiamo di curare, controllare, guardare anche la proprietà dei vicini o la strada antistante casa nostra come se fosse nostra non solo si avrebbe come effetto immediato una diminuzione (o disincentivazione) di tutti i reati di strada quali scippi, graffiti, furti, ma si potrebbe acquistare anche maggiore consapevolezza del proprio quartiere, dei propri vicini, delle necessità di una pianta di essere potata o di un fiore annaffiato o di una persona aiutata o anche solo dell’acqua che esce da sotto la porta del dirimpettaio ed avere il numero per avvisarlo. Il concetto basilare è proprio quel “fare squadra” che oggi con la grande mobilità data dal lavoro e dagli spostamenti si è un po’ perso; il desiderio ancestrale dell’uomo di aggregarsi per protezione prima che per utilità commerciale.

 

Si scoprirà con qualche lettura in più in merito al CdV che il “lavoro” richiesto è ben poca cosa, semplicemente se tutti i cento o duecento abitanti di una data zona tengono aperti i propri due o quattrocento occhi quando portano fuori il cane, mettono fuori la spazzatura, sentono un allarme, stendono il bucato insomma nello svolgere le proprie attività quotidiane e segnalano situazioni sospette, i reati in quella data zona non sono che destinati a diminuire.

Rimando all’interessante tesi di laurea del Dr. A. Secchiati della Facoltà di Criminilogia dell’Università Cattolica di Milano – gentilmente messa a disposizioni di tutti sul sito www.controllodelvicinato.it. Si tratta di uno dei primi studi strutturati sul fenomeno del neighbourhood watch e resto a disposizione di chiunque necessiti ulteriori informazioni alla mail info@controllodelvicinato.it

Cordialmente

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 luglio 2012
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