Desaparecidos, «la giustizia esiste, anche trent’anni dopo»

Martin Stigol, l'attore teatrale argentino varesino d'adozione commenta la sentenza che condanna il dittatore Jorge Rafael Videla trent'anni dopo la "junta militar"

desaparecidos fotoAlla fine il vecchio dittatore, che molti si ricordano ritratto in divisa e coi baffi, a capo di una giunta militare di torturatori, è stato condannato. Il suo nome è Jorge Rafael Videla. La sentenza emessa il 5 luglio da Maria Roqueta, giudice presidente del tribunale federale di Buenos Aires, «ha un grande valore, ed è una vittoria dei diritti per tutta l’Argentina e per tutto il mondo».
Parola di Martin Stigol, fondatore dell’associazione culturale Progetto Zattera, che vive a Varese dal 1988 ma è nato proprio a Buenos Aires nel 1966, e si ricorda molto bene degli ultimi anni della dittatura militare.
Quella sentenza prevede la condanna dell’ottantaseienne Videla, ex caudillo argentino ritenuto responsabile del sequestro di 35 bambini figli di oppositori – i cosiddetti desaparecidos, "persone fatte scomparire" per motivi politici, tra il 1976 e il 1983. 50 anni di carcere per l’ex dittatore e 15 per Reynaldo Bignone, che partecipò alla repressione messa in atto da Videla, che vanno a sommarsi ad altre condanne a diversi membri della giunta militare.
Il periodo della dittatura militare non è facile da comprendere fino in fondo, anche per via dei pesanti e allo stesso tempo delicati risvolti psicologici che coinvolgono le famiglie e i parenti dei bambini e dei nipoti scomparsi.
«Questo è un punto fondamentale per la società argentina, – spiega Martin – perché si chiude un processo di guerra civile perpetrato dallo Stato. Quella della dittatura è una situazione perversa, che comprendeva persino la menzogna sulla verità della propria identità. Il caso più eclatante è stato quello di una denuncia da parte di una figlia nei confronti dei propri genitori per aver tenuto con loro alcuni desaparecidos. Quella figlia era sconvolta dalla scoperta arrivata dopo anni». desaparecidos foto
Allo stesso tempo la condanna di Videla è una vittoria per i tanti gruppi e i movimenti che da anni chiedevano giustizia: le Madres de Plaza de Mayo e le Abuleas de Plaza de Mayo sono le due più importanti. «Si è trattato di un processo educativo che ha richiesto tempo ma ha dato i suoi frutti – prosegue Martin – anche perché ora si scoprono che i figli e i nipoti sono vivi. A me spiace che vengano processati degli anziani, ma serve per educare e avere un futuro diverso. L’impunità di questi anni non è stata una cosa bella».
La lotta per la giustizia dei desaparecidos non riguarda soltanto le associazioni, i progetti (uno tra tutti, quello del Collettivo Arte – Memoria, che ha messo in mostra, durante i giorni della memoria dello scorso marzo, le fotografie di alcune delle persone portate via dalle forze armate) e la piazza: uno dei ragazzi scomparsi all’epoca è oggi deputato alla camera di governo. Questo vuol dire che la lotta alla criminalità è un punto fondamentale del governo stesso.
desaparecidos fotoMartin Stigol ricorda l’importanza di alcuni momenti fondamentali dell’epoca. Nel 1983 furono indette le elezioni e il popolo poté votare liberamente. Il 1985, invece, fu un anno nero, perché tramite un referendum popolare venne proposta una legge per chiudere tutti i processi, che fu approvata ma fortunatamente non sempre applicata.
Pochi anni prima, il 16 settembre 1976, ci fu la Noche de los Làpices, (la Notte delle matite), un’operazione organizzata dalla polizia argentina che portò al sequestro, alla tortura e all’uccisione degli studenti delle scuole superiori colpevoli di "attività atee e anti nazionaliste". In realtà il motivo dell’operazione fu una serie di manifestazioni indette da un gruppo di studenti appartenenti all’Uniòn Estudiantil Secundaria, per via dell’abolizione del Boleto Escolar Secundiario, un tesserino che garantiva agli studenti del liceo alcuni sconti sul prezzo del biglietto dell’autobus e dei libri. Le manifestazioni vennero classificate come "attività sovversiva". All’epoca Martin frequentava le scuole primarie e quindi non era considerato, insieme alla sua generazione, troppo pericoloso, poiché ancora troppo piccolo.
La città di Varese non è estranea alle commemorazioni dell’orrore vissuto in Argentina. A novembre del 2011 i ragazzi del liceo artistico hanno ascoltato la preziosa testimonianza di Vera Vigevani Jarach, una delle fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo, che ha raccontato gli anni della dittatura durante un incontro con gli studenti organizzato sempre da Martin Stigol.
E ora, di fronte alla sentenza di condanna nei confronti di una figura storica che determinò una fase segnata dalla paura e dalla disperazione delle famiglie "mutilate", emessa dopo 30 anni dagli eventi, si dichiara felice ed emozionato: «La verità esiste, ed essere argentino, ora, è motivo di maggiore orgoglio anche per tutta la comunità argentina perché sappiamo che qualcuno, nel nostro paese, si è adoperato affinché la giustizia prevalesse».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 luglio 2012
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