Ecco il referendum che taglia i costi della casta

Nuovo referendum per l’abolizione dei privilegi dei politici italiani.Le firme saranno raccolte nei banchetti e nei comuni. Potranno essere consegnate in Cassazione solo a gennaio

Probabilmente il punto di svolta è stato il 2 maggio 2007, giorno in cui Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, due giornalisti del “Corriere della sera”, hanno pubblicato il libro inchiesta “La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili”. Il libro, già a dicembre dello stesso anno, aveva superato 1,2 milioni di copie vendute e gli italiani hanno imparato a classificare la classe politica come "obesa e ingorda". Da allora in molti si sono mossi per organizzare referendum e banchetti di protesta. Adesso c’è un nuovo referendum per l’abolizione dei privilegi dei politici italiani.

I promotori – Si trovano informazioni a tal proposito sul sito web dell’Unione Popolare, un partito politico italiano il cui segretario è Maria di Prato, e sul sito www.referendumprivilegipolitici.com, gestito dal Movimento Nuova Italia, che si definisce “un’associazione nata da Italiani all’estero per tutti gli italiani nel mondo”, e che impone la cittadinanza italiana come caratteristica fondamentale per fare parte della propria associazione.

L’iter – Le firme saranno raccolte nei banchetti e nei comuni. Potranno essere consegnate in Cassazione solo a gennaio. Entro l’autunno del 2013, poi, la Suprema Corte verificherà il numero e la legittimità delle firme. Il voto, dopo la valutazione dei quesiti da parte della Corte Costituzionale, sarà nella primavera del 2014. La scadenza per la raccolta delle firme, effettuabile in ogni comune, è metà agosto.
In realtà abolire tutti quelli che sono definiti “privilegi dei politici” è impossibile, anche perché alcuni costi sono derivanti da regolamenti interni alle istituzioni, e non da leggi ordinarie. Con il referendum, l’intenzione è quella di abrogare tre leggi specifiche, con tre quesiti. Le leggi in discussione sono la n.1261 del 31 ottobre 1965, recante le norme per la determinazione delle indennità spettanti ai membri del Parlamento; la n.157 del 3 giugno 1999, recante le norme in materia di rimborso spese per consultazioni elettorali e referendarie e la n. 250 del 7 agosto 1990, recante norme per le provvidenze all’editoria.

Cosa dicono i quesiti – Con il primo quesito referendario si punta ad abrogare, in modo particolare, la determinazione della diaria sulla base di 15 giorni di presenza per ogni mese e non superiore all’indennità giornaliera prevista per i magistrati con funzioni di presidente della Corte di Cassazione ed equiparate; l’esclusione dal divieto di cumulo con le indennità per partecipazione a Commissioni giudicatrici di concorso, a missioni a Commissioni di studio e a commissioni d’inchiesta; la norma che prevede che l’indennità mensile e la diaria per il rimborso delle spese di soggiorno siano esenti da ogni tributo e non possono comunque essere computate agli effetti dell’accertamento del reddito imponibile e della determinazione dell’aliquota per qualsiasi imposta o tributo dovuti sia allo Stato che ad altri Enti, o a qualsiasi altro effetto; la norma che prevede che l’indennità mensile e la diaria non possono essere sequestrate o pignorate e la norma che prevede che il trattamento tributario previsto si applica, per quanto compatibile, alle indennità e agli assegni spettanti ai consiglieri delle Regioni a Statuto Speciale.
Con il secondo quesito referendario si punta all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti, tramite la legge che ha sostituito la volontà popolare espressa tramite un Referendum popolare, con una legge raggiro che abroga la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici ma li recupera sotto forma di rimborso spese per le consultazioni popolari in base ai voti espressi dal cittadino ai quali e’ stato dato un valore economico individuale.
Con il terzo quesito referendario si punta all’abrogazione delle provvidenze pubbliche per l’editoria.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 luglio 2012
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