Faceva i soldi, evadeva, ma prendeva il sussidio dal Comune

La Guardia di finanza di Busto ha scoperto una vicenda paradossale. Aveva chieso e ottenuto un sostegno di 800 euro dal comune, ma guadagnava 2 milioni di euro all'anno con una ditta che "fregava" lo Stato

L’evasione, la furberia, e anche un’ingiustizia ai danni di chi indigente lo è davvero. C’è tutto questo nell’odiosa vicenda scoperta dalla Guardia di finanza di Busto Arsizio. Un uomo dichiarava – con autocertificazione – di avere un reddito lordo annuale non superiore a 20mila euro. Un reddito modesto, con cui doveva mantenere la famiglia. Per questo il comune di Cassano Magnago gli erogava “contributi a sostegno del nucleo familiare”: 800 euro annui (secondo un meccanismo che aveva attratto già qualche critica da parte delle opposizioni). Ma in realtà, la sua azienda, gestita dal nucleo familiare (padre e figli) è risultata, da una verifica condotta dai finanzieri di Busto Arsizio, aver evaso oltre 13 milioni di euro in 4 anni.

Altro che modestia e frugalità. L’indebita percezione perpetrata ai danni dell’ente locale, protratta dal 2007 al 2010, è stata fermata dai finanzieri della Compagnia di Busto Arsizio dopo aver eseguito una verifica fiscale nei confronti della società di persone gestita dall’imprenditore unitamente ad altri familiari. Le Fiamme Gialle bustocche (nella foto il capitano Serra) , infatti, al termine dell’attività ispettiva hanno ricostruito in capo alla società un’evasione milionaria di oltre 13,5 milioni di euro e un reddito pro capite dei soci, tra cui il percettore dell’indennità, di oltre 2 milioni di euro annui.
Una verifica a casa dell’uomo ha portato all’amara scoperta. Tra i documenti visionati, all’occhio dei finanzieri non è sfuggita la domanda presentata al Comune per l’ottenimento del beneficio citato.
Al termine dell’ispezione, pertanto, i militari operanti hanno provveduto alla ricostruzione
della reale posizione reddituale in capo a ciascun socio portando alla luce la paradossale
vicenda. L’imprenditore, segnalato alla Corte dei Conti per la restituzione delle somme
indebitamente ottenute, dovrà pagare una pesante sanzione amministrativa da un minimo
di 5.164 euro ad un massimo di 25.882 euro.

E siccome non era per nulla povero, pensate un po’, a seguito dell’accertamento della Guardia di Finanza ha già versato allo Stato insieme ai suoi famigliari circa 1 milione e 200mila euro per sanare le pendenze dal 2006 al 2008.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 luglio 2012
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