Farioli avvisa: “Non saremo passivi sul futuro della Provincia”

Il primo cittadino comunica che nell’accorpamento delle province, “vogliamo poter decidere se entrare o no nella città metropolitana”. Ma intanto deve fare i conti con il rimpasto della sua giunta

L’unica certezza che c’è, ad oggi, è che la provincia di Varese non ci sarà più. Il resto è ancora molto vago e stando alle prime notizie, tutta la provincia dovrebbe essere accorpata a Como ma per la zona meridionale i dubbi sono molti. Per questo il sindaco di Busto Gigi Farioli sta pensando al nuovo assetto amministrativo.
I confini della città metropolitana di Milano, infatti, potrebbero anche travalicare quelli disegnati dalle vecchie province inglobando anche Busto. E i bustocchi «avranno parte attiva nella decisione», come ha annunciato il primo cittadino nell’ultimo consiglio comunale prima delle ferie agostane. Anche se la legge è ancora in discussione a Roma, «vogliamo poter effettuare una scelta consapevole per il futuro della nostra zona» continua Farioli annunciando che, sulla base delle indiscrezioni in suo possesso, sembrerebbe esserci «la possibilità per le amministrazioni locali di effettuare la propria scelta».

E Busto non si tirerà indietro nella decisione. Farioli mette sul tavolo i problemi che l’abolizione o la modifica delle province comporterà: il sistema giudiziario «con Busto responsabile per oltre 1 milione di persone», l’edilizia pubblica, le scuole superiori (che sono di proprietà delle province, ndr) e i trasporti pubblici. Per questo motivo il sindaco annuncia di «voler muoversi con i colleghi della zona per arrivare a settembre con cognizione di causa» e, magari, «avviare anche una commissione ad hoc per discutere del nostro futuro».

Tutti i partiti del consiglio commentano positivamente la scelta del primo cittadino di voler aver parte attiva nell’elaborazione del nuovo assetto istituzionale. Walter Pico Bellazzi (PD) auspica che «Busto in questa fase diventi un faro per le località della zona», specialmente sul confine della Città Metropolitana, mentre Franco Castiglioni (PDL) spera che «realmente ci verrà data la possibilità di scegliere». Tuttavia non si può dimenticare dell’importanza dell’ancora ipotetica scelta che l’amministrazione sarà chiamata a fare. «Dovremo fare una scelta fondamentale per il nostro futuro» ricorda il Senatore Gian Pietro Rossi e Marco Cirigliano (SEL) rilancia: «dovremo stare molto attenti, ma aspettiamo di avere certezze in mano». Un po’ fuori dal coro si posizionano Francesco Speroni (Lega Nord) che pur criticando la «visione centralistica della scelta» riconosce la grande possibilità strategica di riposizionarsi mentre Gian Paolo Sablich (Movimento 5 Stelle) rilancia la proposta del suo movimento di «abolire in toto questi enti».

Nessuno, però, ha toccato temi importanti che vanno affrontati dopo l’abolizione della Provincia di Varese: che fine farà la convenzione con la Provincia e i relativi fondi promessi per l’allungamento della convenzione con Accam? Che fine faranno i 250 mila euro messi a disposizione della Fondazione Blini? Che fine faranno le opere come il Palaghiaccio e il campus di Beata Giuliana?

Ma se con un’occhio Gigi Farioli guarda al palazzo di Montecitorio, l’altro è ben fisso su Palazzo Gilardoni. Le voci su un rimpasto della giunta, infatti, si moltiplicano e gli assessori che dovrebbero perdere il loro incarico sono Mario Crespi (cultura, giovani e futuro), Luciano Lista (qualità della vita e patrimonio) e Gianni Buzzi (opere pubbliche). I tempi per questi cambiamenti non si preannunciano brevi e il momento della resa dei conti non sembra essere ancora dietro l’angolo anche se non si sprecano i nomi sui possibili sostituti: in pole position Giuseppina Basalari, Franco Castiglioni ed Emanuele Antonelli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2012
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