Goletta dei Laghi di Legambiente presenta il bilancio finale

Si conclude il settimo viaggio per il monitoraggio e la valorizzazione dei maggiori bacini lacustri. Sotto la lente alche i bacini del Varesotto

legambienteSono 64 i punti monitorati dal laboratorio mobile di Legambiente durante il passaggio della Goletta dei Laghi di Legambiente. Tra questi, 40 hanno riportato un livello di batteri fecali oltre il limite concesso dalla legge. Ancora una volta il maggior numero di campioni risultati fuori legge sono stati prelevati alla foce di fiumi e torrenti, a conferma che i problemi per i laghi sono causati anche dagli scarichi dei comuni dell’entroterra.

Si conclude oggi la settima edizione della Goletta dei Laghi di Legambiente, la campagna per il monitoraggio scientifico e naturalistico dei maggiori bacini lacustri italiani, realizzata con il contributo del COOU (Consorzio Obbligatorio Oli Usati) e per la tappa laziale con il contributo della Provincia di Roma, assessorato alla tutela ambientale. Un viaggio durato oltre un mese, lungo tutta la Penisola, dai confini con la Svizzera fino in Sicilia. Diciassette i laghi coinvolti nella campagna, in 11 regioni della Penisola. Il bilancio finale è stato presentato questa mattina, in conferenza stampa, da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente; Giorgio Zampetti, responsabile scientifico nazionale; Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio e Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU.

Per il primo anno la Goletta dei Laghi ha raggiunto anche le regioni del Centro e del Sud per promuovere e valorizzare i bacini minori e le aree che li ospitano. Toccate, dunque, per la prima volta Toscana, Marche, Sicilia e Calabria e dopo anni di nuovo l’Abruzzo, dove l’equipaggio della Goletta ha rilevato l’azione positiva e il valore aggiunto che le aree protette hanno svolto nella tutela della biodiversità e promozione del territorio. Positive, infatti, le buone pratiche messe in piedi dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e dal Parco della Sila, che hanno compiuto rispettivamente 90 e 10 anni di attività, che hanno lavorato per la tutela della natura, la qualificazione dell’offerta turistica e la promozione delle tipicità del luogo. Positiva anche l’azione del Comune di Massa Marittima (GR), nel cui territorio ricade il lago dell’Accesa che, per preservare le ottime condizioni del bacino, ha acquistato l’anello di territorio intorno al lago. Nessun valore aggiunto, invece, nell’azione della Riserva di Piani di Spagna, sul lago di Como, alla cui gestione gli attivisti di Legambiente hanno consegnato una bandiera nera. Su quest’area, infatti, ricca di biodiversità, pesa la minaccia di nuove costruzioni. Negativo anche l’esempio dell’amministrazione della Riserva Naturale Orientata Lago Soprano, in capo alla Provincia Regionale di Caltanissetta all’interno dell’area del Comune di Serradifalco, che non sta svolgendo le azioni previste nel piano di gestione dell’area protetta.
Ai problemi di gestione del territorio intorno ai laghi, sui bacini insiste anche il problema dello stato di salute delle acque. A ridosso della scadenza europea per il raggiungimento del buono stato dei corsi d’acqua, fissata al 2015, solo il 37% delle acque lacustri a livello nazionale, infatti, ha raggiunto oggi la classe di buona qualità. Un dato che ribadisce l’urgenza di attivare un monitoraggio attento e costante di tutti gli specchi lacustri e azioni di risanamento per non trovarci impreparati alla scadenza europea dettata dalla direttiva 2000/60 e incorrere in dannose e evitabili sanzioni economiche, oltre che rinunciare alla tutela delle risorse idriche italiane.

Con il passaggio della Goletta dei Laghi vogliamo riportare l’attenzione sui nostri bacini lacustri – commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – Queste aree rappresentano una parte importantissima del nostro territorio, un enorme serbatoio di paesaggio, natura e biodiversità. Non solo, rappresentano infatti anche un’importantissima riserva di acqua dolce fondamentale per l’ambiente e per l’uomo, soprattutto durante i periodi di siccità, come quello che stiamo vivendo, che fanno da contraltare alle violente precipitazioni autunnali. Per questo la tutela non solo qualitativa ma anche quantitativa dell’acqua deve diventare una priorità delle amministrazioni rivierasche e a tutti i livelli istituzionali, a partire dalla regolamentazione degli usi e dal controllo sulle eccessive captazioni. La buona gestione delle acque e del territorio è stata al centro del viaggio nei grandi laghi italiani grazie alla Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, evidenziando temi come lo sviluppo delle energie rinnovabili, il turismo di qualità, la mobilità e la navigazione sostenibile. Azioni fondamentali per rendere il territorio più forte, competitivo e attraente. Per questo in conclusione della campagna rilanciamo l’appello a tutte le Amministrazioni rivierasche di mettere in pratica una corretta gestione del territorio, fondamentale per la tutela e lo sviluppo economico e turistico degli specchi lacustri, che rappresentano una parte importantissima del nostro Paese”.

Maglia nera, anche quest’anno, ai grandi laghi del nord su cui si riscontra la falla più grande nel sistema di depurazione. Sono 36, infatti, i punti risultati fuori legge nei laghi del nord, risultati inquinati o fortemente inquinati. Sul lago d’Iseo sono stati campionati 7 punti, di cui 6 risultati inquinati. Cinque di questi hanno rilevato la presenza di batteri fecali ben oltre il doppio del limite consentito dalla legge, classificandosi fortemente inquinati. Sul lago di Como, dei 13 punti campionati, 10 sono risultati critici con 8 punti fortemente inquinati. Sul lago Maggiore sono stati 6 i punti campionati, di cui 5 sono risultati fortemente inquinati. Sul lago di Varese i tecnici di Legambiente hanno effettuato due campionamenti risultati ambedue fortemente inquinati. Sul lago di Lugano, i tre punti campionati dai tecnici hanno rilevato due punti fortemente inquinati e uno inquinato. Sul lago di Garda sono stati prelevati 14 campioni di cui 8 sono risultati critici; di questi cinque punti sono risultati fortemente inquinati e 3 inquinati. Sul lago di Bolsena, sono stati prelevati 5 campioni di cui 3 sono risultati critici, di cui 2 sono risultati fortemente inquinati e 1 inquinato. Sul lago di Vico sono stati prelevati: un punto è risultato fortemente inquinato. Sul lago di Albano, 3 i punti campionati di cui uno è risultato fortemente inquinato e uno inquinato. Al lago Fibreno sono stati effettuati 2 campionamenti di cui un punto è risultato inquinato. Superano l’esame della Goletta dei Laghi di Legambiente i laghi di Viverone, in Piemonte, e i laghi laziali Bracciano, Salto e Turano.

Ancora critica, dunque, la situazione della depurazione sui maggiori laghi italiani. Carenze che si ripercuotono sulla qualità delle acque, come evidenziato dal monitoraggio dei biologi della Goletta dei laghi. Situazione che è costata al nostro Paese anche una condanna dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea per la mancata applicazione della Direttiva sulla depurazione 91/271/CE arrivata il 19 luglio scorso. Il provvedimento arriva nell’ambito della procedura d’infrazione 2004/2034 che colpisce duramente l’Italia in quanto dopo oltre otto anni il Paese ancora non è riuscita a mettersi in regola.

“Il monitoraggio scientifico svolto da Legambiente – aggiunge Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – mette in luce anche quest’anno le numerose criticità per quanto riguarda l’inquinamento proveniente da scarichi civili non depurati che riguardano i grandi laghi del nord Italia ma anche gli specchi d’acqua minori monitorati nel Lazio. Una fotografia che rileva oltre il 60% dei prelievi al di sopra dei limiti di legge. Un sistema depurativo carente, che nel nostro Paese riguarda ancora un quarto della popolazione e che rischia, oltre che gravi ripercussioni ambientali, anche di farci pagare pesanti sanzioni derivanti dalle procedure d’infrazione aperte per il mancato rispetto delle direttive europee. Per questo, completare il trattamento degli scarichi deve diventare una priorità per l’agenda politica a tutti i livelli. La sfida della qualità dell’acqua si gioca poi anche attraverso una buona gestione dei territori rivieraschi. Infatti, per avere dei laghi in buono stato, come previsto dalle direttive europee, non basta migliorare la qualità delle acque ma bisogna anche garantire la salvaguardia e la tutela degli interi ecosistemi lacustri. Per questo oltre ridurre gli scarichi inquinanti occorre fermare il consumo di suolo, la cementificazione delle coste e tutelare le aree naturali che contribuiscono a mantenere i laghi in buona salute”.

A bordo della Goletta dei Laghi ha viaggiato anche Living Lakes, il network internazionale, presieduto in Italia da Legambiente, per la salvaguardia e la valorizzazione dei bacini lacustri. Oltre 100 le amministrazioni, tra parchi, comuni e province, e le associazioni intercettate durante il viaggio, a cui è stato presentato il progetto e promossa l’adesione con l’obiettivo di promuovere le buone pratiche di gestione del territorio in grado di coniugare rispetto dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

Quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è stato Main Partner della storica campagna estiva di Legambiente. “La difesa dell’ambiente, e in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, ha spiegato in conferenza Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. “Se eliminato in modo scorretto – ha continuato Mastrostefano – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come un campo di calcio. Con la nostra attività di comunicazione cerchiamo di modificare i comportamenti scorretti di chi crede che piccole quantità di olio lubrificante disperse nell’ambiente provochino poco inquinamento”. Delle 431.000 tonnellate di olio lubrificante che sono state immesse al consumo in Italia nel 2011, il Consorzio ha raccolto 189.268 tonnellate di oli usati, oltre il 95% del potenziale raccoglibile. Nel Lazio il COOU ha recuperato 10.916 tonnellate di olio lubrificante usato: 6.948 nella provincia di Roma, 1.519 a Latina, 1.461 a Frosinone, 719 a Viterbo e 269 a Rieti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 luglio 2012
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