Guzzetti: le Olimpiadi sono un affare di famiglia

La giovane ranista di Cislago pronta l'esordio a cinque cerchi. Ce li racconta la zia, Manuela Della Valle, quattro volte ai Giochi tra Los Angeles e Atlanta. "Se trova costanza, Michela può arrivare in alto"

Di solito per una rana non si usa il termine zampata, ma è stato proprio così che Michela Guzzetti è riuscita a centrare le prime Olimpiadi della carriera. Roma, metà giugno, trofeo Sette Colli: la ventenne atleta di Cislago allenata da Remo Sacchi (papà di Luca, azzurro di lungo corso e oggi ottima spalla tecnica in tv) ha chiuso i 100 rana in 1’08”39, quinto tempo di sempre nuotato da un’atleta italiana, secondo senza i supercostumi.
Un risultato strepitoso che le ha consegnato oltre al primato personale un biglietto aereo per Londra, destinazione Olimpiadi. Un affare di famiglia, perché i Giochi hanno ospitato per ben quattro volte (da Los Angeles ’84 ad Atlanta ’96) la zia di Michela, colei che per anni è stata una vera bandiera del nuoto italiano: Manuela Della Valle.
Ed è proprio “Manu” (foto in mezzo) a raccontarci la prima vigilia olimpica di Michela Guzzetti (impegnata all’ultimo collegiale di Ostia e finita nelle grinfie dell’assurdo "silenzio olimpico imposto dal Coni) che a Londra sarà impegnata sia sui 100 rana individuali sia in una staffetta 4×100 mista che potrebbe anche contare sull’apporto di Federica Pellegrini nella frazione a stile libero.

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Michela Guzzetti verso Londra 4 di 6

Che nuotatrice è, oggi, Michela Guzzetti?
«Ha una tecnica di nuoto molto buona e anche a livello fisico è ben preparata. Può invece migliorare nella costanza durante le gare ma è ancora molto giovane e in queste cose l’esperienza conta molto. Con il passare del tempo dovrà trovare continuità fisica e mentale nelle competizioni d’alto livello che si disputano in pochi giorni, come nel caso dell’Olimpiade. Ma ha ancora un bel margine di crescita».

E cosa c’è in Michela della zia Manuela?
«Davvero poco, quasi niente a parte la parentela e l’allenatore, perché Sacchi mi ha seguito quando io ho disputato l’ultima Olimpiade, quella di Atlanta. Siamo diverse fisicamente, io piccolina e lei ben più alta, e nuotiamo una rana differente. Quella di Michela è più allungata, la mia molto più ritmica».

Quanto ha contato la presenza di una campionessa in famiglia nell’ascesa di sua nipote
«Per un certo periodo per Michela era uno stress: continuava a sentirsi chiedere se avrebbe seguito le mie orme e fatto i miei risultati. Però credo che, una volta cresciuta, la mia vicinanza la abbia aiutata soprattutto quando sono arrivati i momenti più duri e i periodi di allenamento molto intenso. Ci siamo confrontate spesso, ho provato a farle capire come affrontare certe prove».

Cosa le ha raccontato dell’Olimpiade? Consigli per un’esordiente.
«Dal punto di vista organizzativo l’ho messa in guardia perché in certi casi può rivelarsi un’esperienza anche difficile. Dormi e convivi con altre persone, e a me è capitato di essere in dieci in camerata, rischi di fare lunghe code al villaggio per mangiare o mettere in conto scarpinate per raggiungere gli impianti. La prima cosa da fare quindi è capire bene come sono dislocati i vari servizi e organizzarsi per ridurre al minimo code e tempi morti. Però le ho anche raccontato che emozioni si vivono in un ambiente come quello a cinque cerchi: possono essere irripetibili».

Lei è stata quattro volte ai Giochi. Quale ricorda con maggior piacere?
«Senza dubbio quelli di Seul ’88. Ho esordito a Los Angeles ma nell’84 ci fu il boicottaggio dei Paesi dell’Est ed era una situazione che si avvertiva. In Corea invece furono le Olimpiadi di nuovo al completo e vennero organizzate benissimo: un’edizione straordinaria. E anche sotto il profilo sportivo, ritengo la finale che disputai nell’88 al di sopra dei piazzamenti di Los Angeles, che pure furono migliori».

Torniamo a Londra: fino a dove può spingersi Michela Grizzetti?
«Nella sua gara individuale, i 100 rana, secondo me può centrare la semifinale a patto di raggiungere il suo massimo perché la concorrenza è forte. La 4×100 mista azzurra è invece una staffetta che può ambire alla finale, con diverse atlete importanti; bisognerà anche vedere l’apporto che darà Federica Pellegrini che potrebbe saltare le batterie ed entrare in gioco solo per un’evenutale finalissima».

LA SCHEDA DI MICHELA

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 luglio 2012
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