Hanno master e lauree ma per loro non c’è lavoro

Si chiamano “overeducated" e sono sempre di più. Un'indagine pubblicata dal "Sole24ore" rivela che un ragazzo su quattro tra i 24 e i 35 anni si accontenta di un posto di lavoro non all’altezza del suo curriculum

Cinque anni di liceo, e cinque o sei anni di università e specialistica, e poi? Poi i posti non ci sono e gli overeducated sono sempre di più. Una interessante indagine pubblicata dal Sole24 ore rivela che un ragazzo su quattro tra i 24 e i 35 anni si accontenta di un posto di lavoro non all’altezza del suo curriculum. Insomma, c’è un sovraccarico di lauree e i nuovi aspiranti ingegneri, umanisti e dottori, si devono accontentare di quello che trovano sul mercato. Il fenomeno si è verificato in modo abbastanza omogeneo in tutta Italia, con risultati leggermente maggiori nel Lazio (un laureato su tre) e in Friuli Venezia Giulia (tre su dieci).
La crisi naturalmente non ha aiuto e rispetto al 2007 la percentuale di overeducated è aumentata del 5,6%, senza contare che il tasso di disoccupazione è salito al 16%, dato nettamente più alto della media europea. Gli specialisti spiegano che si è come creato un circolo vizioso tra bassa domanda e bassa offerta di alte qualifiche soprattutto con pochi laureati nei campi scientifici. I dati rivelano infatti che la fascia più colpita da questo fenomeno riguarda le discipline umanistiche con addirittura il 36% di giovani che svolgono un lavoro non adeguato al loro titolo di studio mentre si scende al 14,5% nel campo dell’ingegneria e dell’architettura. Il titolo di studio che risulta invece meno colpito rimane scienze mediche con una percentuale vicina all’otto per cento.
Il dislivello tra uomini e donne invece è circa il 10%, i dati mostrano infatti che il fenomeno della sottoccupazione colpisce più le neolaureate.Le cause vanno ricercate in più fattori, errori nella scelta dell’indirizzo di studio, una sempre maggior esigenza nella formazione, solo i migliori passano. In questa dinamica ha influito anche l’arrivo di neolaureati stranieri provenienti da Cina, Giappone, India e altri paesi in via di sviluppo. Ci si accontenta quindi di un lavoro completamente diverso da quello che probabilmente si aveva programmato di fare nel momento della scelte dell’università con la speranza di far comunque carriera.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 luglio 2012
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