Il milionario russo: “E’ una montatura, non siamo truffatori”

L'uomo arrestato insieme alla moglie su mandato di Mosca racconta la sua storia: "Siamo rifugiati perché in Russia non c'è democrazia, non abbiamo commesso alcun reato"

“E’ una montatura, accuse inventate perché in Russia non c’è democrazia”. La versione di Andrej Spiridonov è quella del complotto. L’uomo arrestato insieme alla moglie a seguito di un mandato di cattura internazionale proveniente dalla Russia perché accusato di truffa si difende. Vestito con pantaloni e canottiera verde e nero, sembra piuttosto un militare: sarà l’abbigliamento dai colori mimetici, oppure l’accento russo, ma fa un effetto strano vederlo nello studio dei suoi avvocati, Enzo Cosentino e Andrea Boni. E’ gioviale e fisicamente imponente. Sull’addome ha delle vistose cicatrici che mostra per un attimo. E’ contrariato perché i suoi nemici sanno dove abita. Accenna al fatto nel che nel 2004 a Mosca l’hanno accoltellato al cuore. Dice proprio così: “Non vicino al cuore – afferma – ma al cuore”. Beh, di spie durante la guerra fredda al cinema se ne sono viste tante, ma Spiridonov sembra più un sergente che un politico o uno 007. Spiega di aver visto i filmati di una telecamera che riprese l’omicidio di un deputato della Duma ma la polizia glieli sequestrò.
(nella foto, Spiridonov in versione business, immagine tratta dal suo sito internet)
“Sono stato militare nei corpi speciali russi – spiega – in Afghanistan e in Tagikistan”. La domanda cruciale arriva a metà intervista. Come ha fatto i soldi? “La mia famiglia si occupa di centro commerciali, trasporti e vendita di valvole per impianti petroliferi”. Proprio da questa attività economica è nato tutto l’intrigo: “Avevamo un affare con un imprenditore, Igor Kirgizbaev – racconta nel suo italiano stentato – lui si è tenuto i miei soldi, ma poi mi ha denunciato, la polizia ha creduto a lui perché è corrotta”. Tradotto, questo tale Kirgizbaev propose a Spiridonov di partecipare a un affare in Venezuela durante un incontro a Lugano. Ma qualcosa andò storto e tra i due è nata a una contesa per i soldi. La polizia russa tende a credere al Kirgizbaev, che sarebbe amico di Putin; secondo Spiridonov però lo fa anche perché egli finanzia con i suoi ingenti capitali l’opposizione politica nel suo paese.
Il caso nasce da questo contrasto e poi si dipana in mille rivoli. Mosca ha chiesto l’estradizione dei coniugi Spiridonov ma sarebbero solo sotto inchiesta e non condannati. “Il capo di imputazione è confuso e riporta cifre errate – osservano gli avvocati Boni e Cosentino – i contratti per le valvole petrolifere che sarebbero a origine della frode valgono 1 milione di euro e non 11 milioni, ovvero il valore di 35 milioni di rubli. L’atto di accusa è diverso dai documenti che sono stati inviata dalla Russia. Riteniamo che sia tutta una montatura, una classica manovra che si utilizzava anche nel periodo sovietico, quello di accusare di frode gli oppositori politici per distruggerli. I russi hanno ora 40 giorni di tempo, dopo la prima udienza che si terrà lunedì, per dimostrare che le accuse sono fondate; dovranno trasmettere tutti i documenti al ministero di giustizia che li invierà alla corte di appello – continuano gli avvocati – ma i nostri clienti sono già stati dichiarati rifugiati politici dalla commissione che esamina le domande, abbiamo presentato una montagna di documenti, abbiamo anche portato le prove che Spiridonov è inviso al governo perchè finanzia l’opposizione, e che ha ricevuto minacce di ogni tipo, con telefonate che gli arrivano sul telefonino qua in Italia, lettere anonime, anche chiamate di poliziotti dalla Russia. Alla moglie dicevano che sarebbe stata uccisa prima del parto quando un anno fa era incinta, alcune lettere sono persino firmate da sedicenti estremisti islamici”.
A Viggiù in quella villa blindata arriva di tutto. Sempre secondo l’imprenditore, la valigia con le banconote che gli hanno trovato a casa deriva dalla vendita di un immobile ed è in contanti perché in Russia la vendita diretta è permessa. Non aveva fatto a tempo a metterli in banca poiché il 18 luglio aveva passato la dogana registrando i soldi regolarmente. L’uomo sta vendendo le proprietà in Russia perché sa che non potrà tornare in quel paese. Aveva portato in Italia diverse somme e sta svuotando i suoi conti in Russia perché la polizia glieli starebbe bloccando per ritorsione. Di cose da dire ne avrebbe moltissime, la conoscenza dell’italiano non lo aiuta, ma di certo è una vita intensa quella del milionario venuto dal freddo.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 luglio 2012
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