Il Tea Party sbarca a Busto: “50 anni per convincere gli italiani”

Anche Busto ha conosciuto i Tea Party con un incontro pubblico in piazza Santa Maria. Un programma per mettere fine al monopolio dello stato e con un obiettivo ben preciso: il 200esimo anniversario dell’unità

«Noi non siamo un partito, siamo un movimento» spiega fin da subito Alessandro Ciuti per delinearecosa siano i Tea Party, nella loro prima apparizione pubblica a Busto. L’occasione per aprirsi alla "Manchester d’Italia" è la presentazione del libro "Sudditi" in piazza Santa Maria. «Quello che noi vogliamo è sintetizzabile nello slogan meno tasse, meno stato, più libertà – continua Ciuti, che dei Tea Party è coordinatore regionale- e questo motto si declina in una riduzione della pressione fiscale e un abbattimento della spesa pubblica».

Proprio per questi suoi obiettivi “bipartisan, il tea Party «non guarda ai colori politici delle istituzioni con le quali ci interfacciamo». In altre parole bisogna arrivare ad uno «stato minimo» nel senso che «deve pesare il meno possibile» ma senza andare a ledere «quelli che sono i diritti naturali delle persone». Con uno stato leggero e snello «le persone avrebbero più soldi in tasca potrebbero decidere loro stessi come spenderli» scegliendo anche se rivolgersi «al pubblico o al privato». Una delle mete più importanti da raggiungere, infatti, è quella di far perdere allo stato la sua posizione monopolistica. «Certo è che ci sono zone in cui i servizi pubblici funzionano e funzionano bene, ma personalmente credo che il 95% delle funzioni che oggi lo stato si arroga potrebbero essere svolte molto meglio e più a buon mercato da soggetti privati» precisa il coordinatore.

Mentre negli Stati Uniti il Tea Party si caratterizza come una delle frange più dure del partito repubblicano «noi qui non vogliamo fare attività politica ma attività di sensibilizzazione». Un’attività che oggi sta spaziando dalla contrarietà alll’IMU «che riteniamo illegittimo e incostituzionale» fino alle richieste di privatizzazione della televisione di stato.  Ed è un obiettivo che pone la sua meta molto in là nel tempo: nel 2061. «Nei passati 150 anni ci hanno convinto che lo stato conosca meglio di noi cosa sia meglio -spiega Alberto Mingardi, direttore dell’istituto Bruno Leoni- e noi ci vogliamo mettere 50 anni per convincere del contrario». Nel 200esimo anniversario dell’unità del nostro paese, quindi, bisognerá rendersi conto che «lo stato non siamo noi perchè noi non ci tratteremmo mai così». Proprio per questo il libro "sudditi" vuole essere un «programma per i prossimi 50 anni».
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 luglio 2012
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