L’attentato a Borsellino negli occhi di una bambina

Federica Iorio oggi ha 27 anni e vive a Busto Arsizio. Il 19 luglio 1992 era a casa della nonna, a pochi metri dal luogo dell'attentato. I ricordi di una bambina si mescolano, così, alle riflessioni di una donna adulta

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Federica Iorio, una ragazza di Busto Arsizio che il giorno dell’attentato al giudice Paolo Borsellino si trovava in vacanza a casa della nonna nel palazzo retrostante a quello dove viveva la madre del magistrato. I ricordi di una bambina di 7 anni si mescolano, così, a quelli di una donna adulta e consapevole della tragedia civile di quel barbaro atto terroristico da parte di cosa nostra.

Ogni mese di luglio dai 4 anni fino ai 10 ero solita trascorrere le mie vacanze con mia nonna paterna in attesa che i miei avessero le ferie ad agosto.Il compagno di nonna, rimasta vedova prima che io potessi conoscere mio nonno, è siciliano quindi affidata a lei trascorrevo un mese a Palermo.
Il ricordo del giorno dell’attentato a Borsellino è ovviamente offuscato vista la giovane età, ho in mente però nitidamente il momento, l’istante in cui tutto tremò: mia nonna mi stava spazzolando i capelli, lo ricordo perchè odiavo farmeli spazzolare, facevo i capricci perchè mi faceva male,quel giorno si stava ripetendo la scena, volevo che la smettesse ,poi a un tratto un rumore assordante, così forte che non si capiva da dove provenisse, così pieno che pensammo fosse nel nostro stesso palazzo.

Ricordo che il compagno di mia nonna, Salvatore, ci fece scendere di corsa dalle scale del palazzo, mosso da paura o curiosità, forse dalla voglia di capire cosa stesse succedendo e non rimanere fermo.
Quello che ho in mente, una volta scesa per la strada, è una grande confusione, come quel grido:"Hanno ucciso Borsellino!". Io ovviamente, avendo 7 anni, non avevo ben chiaro chi fosse Paolo Borsellino. La maggior parte degli adulti intorno a me aveva però già capito che il destinatario della bomba era proprio il giudice.

Da lì in poi ricordo solo telefonate, ai miei genitori, al figlio di Salvatore che abitava nello stesso palazzo della madre di Borsellino, per accertarsi che stesse bene, il sollievo nel sapere che con la sua famiglia si trovava altrove. Nei giorni successivi quando il figlio di Salvatore è rientrato dalle ferie ha trovato una casa distruttta, invasa dai detriti che io stessa ricordo aver visto.

Negli anni quello che mi porto dentro è la sensazione di paura che aleggiava in quella casa, un senso di distruzione e di impotenza rispetto a qualcuno che da un momento all’altro avrebbe potuto decidere delle sorti di quella città; la confusione nelle strade ma con una consapevolezza di quello che era il nemico di quella città; la sensazione di vicinanza che provo ogni volta che sento parlare di Borsellino.
Questa sensazione di vicinanza cerco di spiegarmela adesso, vent’anni dopo ,con il fatto di essere stata lì, al contrario di quello che spesso capita quando sentiamo notizie in tv per cui rimane sempre un senso di distacco perchè non si è coinvolti di persona.

Io mi sono potuta sentire vicina fisicamente e negli anni emotivamente, credo in quel giorno di aver perso un po’ di spensieratezza, di innocenza perchè i miei genitori sono stati obbligati a spiegarmi a grandi linee cosa c’era fuori nel mondo reale, quel mondo reale coi suoi pericoli da cui, per protezione, mamma e papà vogliono tenerti lontano più a lungo possibile.

Ripensare alla paura negli occhi delle persone accorse per le strade, adesso che comprendo il ruolo di Falcone e Borsellino, per la città di Palermo e per tutta l’Italia ,mi fa riflettere su come la gente desse l’impressione di essere spaventata ma consapevole,amareggiata ma allo stesso tempo in quel clima di rassegnazione di quiete che preannuncia una tempesta. Se ci fosse stato solo stupore forse sarebbe stato il segno di una città tranquilla che veniva sconvolta da qualche cosa di imprevisto ma la mia sensazione non era quella.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 luglio 2012
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