La calma olimpica di Michele Frangilli

L'arciere gallaratese è alla quarta volta ai Giochi con due medaglie nel cassetto: «A Londra con la massima tranquillità. Noi azzurri non siamo favoriti ma l'esperienza ci può aiutare»

Sarà il primo dei varesini a scendere in campo nell’arena olimpica, è uno dei grandi veterani della spedizione azzurra a cinque cerchi e anche a Londra può ambire a una medaglia, individuale o di squadra.
Michele Frangilli, classe 1976, è un pilastro del tiro con l’arco (specialità: arco olimpico) italiano e sarà ai Giochi per la quarta volta in carriera, con ben due presenze sul podio: bronzo a squadre nel 1996 ad Atlanta, argento individuale nel 2000 a Sidney. In questi giorni Michele (foto Fitarco) sta concludendo il ritiro collettivo a Torino e domenica 22 sarà sull’aereo per raggiungere la capitale britannica. A 11 giorni dall’esordio parla con grande flemma e serenità: quella che si suol dire "calma olimpica". Sarà un caso?

Frangilli, lei è un veterano delle Olimpiadi. Che differenze trova rispetto alle esperienze precedenti?
«Per quanto riguarda la gara, lo saprò solo quando mi troverò in pedana a Londra. Di certo, da allora, la preparazione è cambiata e oggi è molto più professionale per quanto riguarda lo staff che ci segue. Ai tempi delle mie prime esperienze ognuno di noi lavorava da professionista negli allenamenti individuali ma mancava un’attenzione così dettagliata da parte dei tecnici. Di sicuro le medaglie arrivate da Atlanta in avanti hanno permesso di investire in questo settore; anche il fatto che siamo tutti parte del gruppo sportivo dell’Aeronautica ci aiuta molto, sia dal punto di vista sportivo sia da quello economico. Senza questo supporto, avremmo smesso da tempo».

Lei è il veterano della squadra azzurra: un ruolo che le pesa?
«Sono il più vecchietto, ma la nostra formazione ha comunque grande esperienza internazionale quindi non mi sento "chioccia". Con me ci sono Marco Galiazzo che fu oro ad Atene e argento a squadre a Pechino insieme a Di Buò e Nespoli, che completa il terzetto di Londra. Mauro inoltre è cresciuto moltissimo in questi anni ed ha raggiunto un livello ottimo. Io quindi penso a lavorare e a rimanere sereno, poi si vedrà come andrà la gara».

Dove mette l’Italia in un’ipotetica lista dei pronostici?
«Io credo che la squadra possa essere davvero competitiva mentre nel torneo individuale non partiamo tra i grandi favoriti. In entrambe i casi però, molto dipenderà dalla giornata: nel tiro con l’arco certe situazioni sono molto difficili da prevedere. Va detto inoltre che la gara a squadre sarà particolarmente difficile: il Cio ha ridotto a 12 i team partecipanti: sarà fondamentale chiudere tra le prime quattro la fase di qualificazione per saltare un turno nel tabellone a eliminazione diretta. La concorrenza è altissima: i coreani sono sempre tra i favoriti ma gruppi come India, Usa e gli stessi britannici sono senz’altro molto preparati».

E nel torneo individuale c’è anche un arciere della Costa d’Avorio. Il suo ct è Vittorio Frangilli, suo padre. Che succederà se vi troverete di fronte?
«Ve lo racconto dopo… ma la domanda va fatta a mio padre più che a me. Di sicuro però lui farà al meglio il suo lavoro, non ho dubbi».

Uno sguardo al passato: dove tiene le sue medaglie olimpiche?
«Abbiamo parlato di mio padre: le custodisce lui. Personalmente non le tiro fuori da anni… non c’è mai stata l’occasione e allora le lascio in pace. Ho suddiviso le varie medaglie in cassetti: c’è quello con i premi mondiali, quelli italiani, i grand prix e appunto gli allori olimpici. Al mio ritiro però, preparerò un quadro o una bacheca per dare loro spazio, come ho fatto nel momento del passaggio tra giovanili e senior».

Lei nel 2008 non era stato selezionato per Pechino. Si aspettava di tornare ai Giochi? È una rivalsa verso quella mancata convocazione?
«No, al contrario. Da allora gareggio e mi preparo con ancora maggiore tranquillità e così mi sono avvicinato anche a Londra: mi auguravo la convocazione ma non sarebbe stato un problema rimanere a casa. Altrimenti mi sarei massacrato la "testa" e avrei rischiato di perdere concentrazione».

La scheda di Michele Frangilli

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 luglio 2012
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