Luini sfida la sfortuna: “In batteria capiremo dove possiamo arrivare”

Quarta volta ai Giochi per il gaviratese che ha dovuto cambiare compagno di barca venti giorni fa. «Ruta è forte e preparato, ma solo in gara scopriremo i nostri limiti»

Se c’è un atleta varesino in debito con la fortuna quando si parla di Olimpiadi è Elia Luini. Sul podio da ragazzino, a Sidney 2000, ha attraversato da stella assoluta dei pesi leggeri i dodici anni trascorsi da allora, ma ha raccolto anche due delusioni cocenti in occasione dei Giochi. Nel 2004, favoritissimo, pagò a caro prezzo l’infortunio del compagno di barca Pettinari; quattro anni fa fu lui ad accusare qualche acciacco e concluse quarto, la posizione peggiore in una rassegna a cinque cerchi. Una sorta di maledizione che si è riaffacciata alla vigilia di Londra; 20 giorni fa il suo compagno sul doppio leggero, Lorenzo Bertini, si è arreso al mal di schiena ed Elia ha dovuto accogliere a bordo Pietro Ruta con cui vogherà sull’acqua di Eton.

Elia, cosa vi siete detti lei e Bertini nel momento del suo forfait?
«Trovare le parole in certi momenti è sempre difficile. Io ho perso un compagno molto valido, lui ha dovuto assorbire la delusione per un infortunio che gli ha precluso le Olimpiadi. Ho molto apprezzato la sua correttezza: appena ha capito di non potercela fare, ha lasciato spazio a Pietro e questo ci ha permesso di avere un po’ di tempo per prepararci. Peccato: ha stretto i denti e per tutto l’anno contro il mal di schiena ma poi è stato steso da un colpo di grazia».

Che difficoltà ci sono nel cambiare equipaggio a poche settimane dai Giochi?
«Anzitutto sono fortunato a trovare un compagno come Ruta (i due nella foto sotto) che era stato convocato come riserva dei pesi leggeri e che per questo stava già allenandosi da tempo con noi. Quello che ora ci manca è partecipare a una gara vera, perché un conto è andare di comune accordo in allenamento, un altro è trovarsi tra le corsie. Abbiamo partecipato insieme solo a un meeting minore, che non fa testo. La batteria di Londra servirà anche a farci capire meglio la nostra intesa. Mi conforta il fatto che Pietro è cresciuto sul singolo che è la barca più "formativa": ci sono passato anch’io e conosco il valore di una preparazione del genere».

La sua storia olimpica è ben nota: una medaglia strepitosa e poi due delusioni. Avverte la pressione e la necessità di fare risultato alla vigilia di Londra?
«La pressione no, però so bene quanto è lungo aspettare quattro anni per avere un’altra possibilità. Inoltre queste potrebbero essere le penultime Olimpiadi in carriera e quindi voglio provare a centrare l’obiettivo. Qualche sfortuna ci è capitata, forse è ora di incassare qualche credito in questo senso».

Gli avversari sono molti ed agguerriti. Entrare in finale sarà molto difficile.
«È vero: nei pesi leggeri ci sono solo due imbarcazioni olimpiche e quindi la concorrenza è elevatissima. Gran Bretagna e Nuova Zelanda sono forse le più forti, ma come dimenticare Francia, Germania, Danimarca e altri ancora? La semifinale sarà già una guerra, paradossalmente quasi più difficile della finale per il podio».

Non ha mai pensato di passare a vogare sul quattro leggero?
«No, la mia remata è quella di coppia e quindi ho sempre puntato al doppio. Svettare è sempre molto difficile, ma questa è la mia specialità».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 luglio 2012
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