Milionari russi arrestati a Viggiù: “Vendetta di Putin”

Villa da sogno, auto di lusso con vetri oscurati per sfuggire a minacce a attentati. Colpiti da mandato di cattura internazionale da Mosca ma loro si difendono: "Siamo rifugiati"

Una villa da sogno a Viggiù, in via Monte Sant’Elia, e un attività di import export con la Russia, il paese da cui prevengono i due coniugi arrestati dalla squadra mobile, Andrej Spiridonov di 41 anni (nella foto) e Irina Alferova (Spiridonova) 32 anni. La polizia li ha arrestati per un mandato di cattura internazionale: secondo Mosca hanno causato un danno allo stato russo per 11 milioni di dollari, nell’ambito di una partita di contratti petroliferi con il Venezuela. La donna è ricercata anche nel paese sudamericano dove secondo le accuse, negli anni scorsi, si sarebbe spacciata per emissaria del governo Putin. I due sostengono invece di essere vittime di un complotto del Cremlino, e la storia si tinge davvero di giallo internazionale, se è vero che Spiridonov è un milionario che ha trovato un buen ritiro a due passi dalla Svizzera, due anni fa, vive in una villa da sogno da 700 metri quadri, e viaggia con Mercedes nera e vetri oscurati, al riparo da sguardi indiscreti. Perché tutta questa segretezza? «Perché nel 2004 ha subito un grave attentato a Mosca – spiega il suo avvocato Andrea Boni di Varese, difensore insieme al collega Enzo Cosentino  – è stato accoltellato e ha rischiato la vita. Spiridonov è un imprenditore che commercia in materie prime, e che finanzia apertamente l’opposizione a Putin, per questo suo ruolo ha subito persecuzioni e minacce, e vive blindato da tempo».
L’uomo ha tre figli (uno di soli 9 mesi è finito in carcere con la madre) e gestisce una sorta di lobby legata ai partiti di opposizione. Avrebbe anche mostrato le ricevute dei pagamenti fatti alla causa anti Putin, anche se proviene forse da ambienti legati agli oligarchi russi del gas e del petrolio dell’entourage putiniano. Alla squadra mobile ha dichiarato di aver fatto il militare in Cecenia e Afghanistan, e di esser stato anche torturato dai talebani, chiuso in una buca per due mesi. Ha ferite da esplosione sul corpo e insieme alla moglie ha da poco ottenuto lo status di rifugiato politico. «Ma aveva già il permesso di soggiorno – racconta ancora l’avvocato Andrea Boni – l’aveva ottenuto perché poteva permettersi una casa grazie al suo reddito, lo status di rifugiato l’ha richiesto proprio perché sapeva che sarebbe stato vittima di una ritorsione politica». In casa, la polizia ha trovato una valigetta con 661mila e 500 euro. Stando alle accuse di truffa internazionale, sarebbero ora considerate come il prodotto illecito del raggiro. Tuttavia lui sostiene che sono il provento di una vendita di una casa in Russia, che serviva per acquistare un’altra abitazione a Stresa. Il sospetto è che il giallo di questi facoltosi russi milionari, riguardi da vicino le clamorose fortune nate a margine dell’entourage putiniano in Russia nell’ultimo decennio, spesso ex militari i cui destini si sono poi divisi. La corte d’appello di Milano intanto ha già disposto la scarcerazione dell’uomo e della moglie. Lunedì ci sarà l’udienza per decidere se il mandato internazionale è compatibile con lo stato di rifugiato dell’imprenditore russo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 luglio 2012
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