Noemi gioca d’astuzia: “Unite siamo le più forti”

Alla sua terza Olimpiade, Cantele gareggerà per l'Italia sia in linea sia a cronometro. «A livello singolo non siamo favorite. Ma ci basta uno sguardo per scatenarci»

Le ultime boccate d’aria alpina a Livigno, per Noemi Cantele assomigliano a quelle che si inspirano prima di gettarsi a capofitto in acqua, per immergersi in apnea. La 31enne campionessa del ciclismo varesino ha ormai concluso il ritiro con le compagne di Nazionale e oggi – giovedì – vola a Londra per affrontare tutta in un fiato le terze Olimpiadi della sua carriera dopo quelle di Atene e Pechino. Noemi sarà impegnata su due fronti: prima disputerà la gara in linea (domenica 29 luglio) e poi la prova a cronometro (1 agosto) e in entrambi i casi sa di avere nelle gambe la possibilità di fare bene.

Lei e le sue compagne partirete per la Gran Bretagna quasi all’ultimo momento. Come mai questa scelta?
«Beh, la squadra maschile ha deciso di partire ancora più a ridosso rispetto a noi: praticamente scendono dall’aereo e iniziano a correre. Tutto sommato non serviva arrivare a Londra in anticipo: rispetto ad altri tipi di gare i nostri tempi bastano e avanzano perché il tracciato è su strade normali e quindi aperte al traffico. Noi faremo la ricognizione venerdì, quando sarà possibile provare il percorso, poi sabato sarà subito gara».

Quello della vigilia non sarà l’unica perlustrazione sulle strade olimpiche.
«No, sarà una sorta di controllo finale: siamo già stati sul tracciato a maggio, lo abbiamo percorso in sella e abbiamo già idea di come è fatto. Quello di venerdì sarà una sorta di rifinitura».

Cosa ve ne pare?
«Si comincia con un tratto in linea semplice, senza asperità. Poi c’è una salita prima di arrivare al circuito finale da percorrere due volte: uno strappo che potrebbe iniziare a fare selezione anche se non sarà decisivo per il risultato. Diciamo che lì inizierà la gara vera e propria».

Le regole olimpiche consento formazioni ridotte all’osso, con pochissime atlete per squadra. Per voi è un problema?
«Molto meno rispetto agli uomini che sono abituati a squadre di nove corridori. Noi già di solito abbiamo organici minori e a Londra saremo comunque in quattro (con Noemi ci sono Bronzini, Baccaille e Guderzo ndr) quindi questo regolamento non ci crea particolari intoppi. Inoltre ci conosciamo alla perfezione, siamo molto unite e in pratica tra di noi ci intendiamo senza neppure parlare. Basta uno sguardo e sappiamo cosa fare».

Infatti, se a livello individuale l’Italia non è favorita, come squadra mettete paura a tutti.
«Esatto, è un po’ la storia che abbiamo visto alle ultime edizioni dei mondiali. Le favorite individuali sono altre, su tutte Marianne Vos, però poi noi azzurre di solito riusciamo a emergere (la maglia iridata è italiana da tre edizioni: Guderzo a Mendrisio, poi bis di Bronzini ndr). A Londra quindi Vos e le olandesi avranno sulle spalle tutto il peso della gara e questo per noi sarà molto utile; certo, se Marianne non farà errori sarà difficilissimo batterla, ma qualche volta ha sbagliato e noi siamo state brave ad approfittarne».

Veniamo a lei: alla terza olimpiade cambia qualcosa a livello di emozioni?
«Se non è come la prima volta, poco ci manca. I sentimenti che si provano quando arrivano i Giochi sono sempre fortissimi, emozionanti, unici. Queste gare si disputano ogni quattro anni: Pechino mi sembra già lontana un secolo e quindi ho una gran voglia di riprovare lo spirito olimpico un’altra volta. Mi resta un rammarico: anche stavolta la mia gara arriva subito, quindi non potrò partecipare alla cerimonia di apertura; ormai è una specie di maledizione». 

E invece, a livello agonistico, quali sono le sue aspettative?
«L’obiettivo è quello di non avere rimpianti una volta che scenderò dalla bici, qualsiasi sarà il risultato ottenuto. Questo vale principalmente per la gara in linea, perché la cronometro è corsa a sé dove non c’è da parlare di tattica: bisogna solo pedalare forte e vedere alla fine chi è andata meglio. Arrivo a Londra con sensazioni molto buone, confermate dalla gara che abbiamo fatto in Brianza domenica scorsa insieme alle squadre giovanili maschili. Ora vediamo cosa dirà la strada di Londra: so bene che alla fine solo tre atlete saranno contente: puntiamo a fare parte di questo gruppo molto ristretto ma di élite».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2012
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