Palazzo Cicogna, uno scrigno di opere da scoprire

Nuovo allestimento dal taglio fortemente contemporaneo per le opere della raccolta civica tutto da visitare

Da qualche giorno le Civiche Raccolte d’Arte di Palazzo Marliani Cicogna presentano un nuovo allestimento dal taglio fortemente contemporaneo.  Il percorso espositivo che permette una nuova lettura del patrimonio artistico inizia dal cortiletto di via Borroni e si apre con il prestito dall’archivio del dott. ing. Leopoldo Mosca. Grazie alla generosità dei familiari, viene esposto il progetto ‘Busti Stragrendi’ presentato nel 1933 al concorso per il Piano Regolatore della Città di Busto Arsizio. Il progetto appare significativo in quanto, non classificatosi tra i vincitori, presenta soluzioni innovative di fatto mai adottate a livello urbanistico in città.

Dal corridoio con i pannelli di Mosca si accede alla grande sala del pian terreno che accoglie alcune tra le più rappresentative opere della sezione di arte contemporanea. Tra queste, Grande interno (1980) di Giancarlo Ossola, e Sipario – Da appunti di guerra (2003) dell’artista pugliese Salvatore Lovaglio, Senza titolo di Antonio Marchetti Lamera. A fianco, la tela Encroyable (1994) di Claudio Olivieri. Un’altra parete della sala ospita Tentativo di esistenza (2004) di Giovanni Manfredini.
Da segnalare anche la presenza di antiche attrezzature fotografiche provenienti dall’Archivio Menotti Paracchi donato nel 1994 all’Amministrazione Comunale. Nella sala successiva si rimane colpiti da Spazio-luce (1996) di Amleto Emery, da Le ultime parole di Cristo sulla croce (2001) di Salvador Presta, da Network (2002) di Dario Caria, dalla scultura di Arrigo Minerbi (Ferrara, 1881-Padova,1960) dal titolo Resurrezione, realizzata dopo il 1924 e donata dalla famiglia Stoeckel.
Il percorso prosegue nell’androne della scala dell’ala est, dove trovano collocazione Caduta (1961-1962) di Tino Vaglieri e Senza titolo n. 2 (1995) di Tino Repetto. Da qui si accede alle sale attigue della Libreria d’Arte, una di esse adibita anche a sala conferenze. In libreria, il cui allestimento si deve al generoso contributo di Ettore Ceriani, Ezio Crespi, e Nelly Garavaglia, è esposto Burqua (2003) di Annamaria Redolfi De Zan, volutamente visibile anche dal cortile centrale. Sulla parete di fondo della sala attigua alla Libreria d’Arte, trova nuovo respiro Paesaggio (1998-1999) di Giorgio Albertini, un’intera parete della sala ospita Scarpe nere di Alberto Magnani. L’attività dell’artista bustocco Aldo Alberti, al quale è stata appena dedicata una mostra monografica, è rappresentata dall’opera astratta Muro. Significativa anche la scelta di esporre l’opera di Sergio Sarri dal titolo Robot R4 (2000). Accanto è stata allestita la saletta delle arti grafiche, in cui spiccano le acquatinte di Umberto Salaino.
Salendo la scala dell’ala est si incontra la grandiosa opera di Azelio Corni, artista per anni professore di Discipline pittoriche al liceo artistico Candiani, che raffigura una simbolica torre di Babele.
Al primo piano, il visitatore, richiamato dai suoni del video di Federica Giglio, accede alla piccola sala interamente dedicata alla donazione dell’artista romana. La sua produzione è rappresentata da 3 delle 5 opere esposte nel 2006 alla stazione Termini in occasione della personale intitolata Mostramostro: la scultura iperrealista Benedetta da Dio, il video che documenta la realizzazione dell’opera e la cassettiera contenente oggetti creati dalla

Giglio o a lei donati. Espressione di linguaggi artistici differenti, le opere indagano il mondo interiore dell’artista. Usciti dalla sala Giglio si susseguono tre sale dove trovano collocazione numerose opere presentate e acquisite in diverse edizioni del Premio di Pittura Città di Busto Arsizio. Ad oggi si contano quattro edizioni del premio: la prima risale al 1996, la seconda al 1999, la terza al 2001 e la quarta al 2004. Tra le opere partecipanti ed esposte nel nuovo allestimento ricordiamo almeno Instrumentum verandi (2003) di Marco Baj e Riaccendilo (2004) di Sandro Taliani. Percorso il corridoio del piano superiore, si incontra la sala dedicata allo scultore Giuliano Vangi (Barberino di Mugello, 13/03/1931). Qui, l’artista, amico di Aldo Alberti, al quale si deve la cessione in comodato dei lavori presenti al museo, è documentato da cinque opere – quattro disegni e una tempera – in cui emerge il suo soggetto preferito, l’uomo contemporaneo colto, nel sorriso appena accennato, nelle mani dai gesti articolati o aderenti al corpo, come spazio chiuso.

Dalla sala Vangi si accede a quella dedicata ad Arturo Tosi (Busto Arsizio, 1871 – Milano, 1956). Tra le sue tele, degna di nota Pace (1924) quadro molto caro all’artista e presente alla prima personale di Tosi, allestita presso la galleria Pesaro di Milano nel dicembre del 1923. Segue la sala Tosi la sezione dedicata all’ Ottocento, che è stata incrementata con i ritratti della donazione Crespi-Legorino, giunta al museo nel 1991. La Sala dell’ Ottocento vede esposte le opere di Emilio Magistretti (Milano, 1851 – 1936) e di Enrico Crespi (Busto Arsizio, 1854 – Milano, 1929). Recentemente questa sala è stata adibita anche a spazio per concerti, conferenze e incontri letterari. La sala attigua è dedicata ad esempi del neoclassicismo e verismo lombardo, tra cui spiccano di Giuseppe Bossi (Busto Arsizio, 1777 – Milano, 1815) il Ritratto virile, del 1805 circa, e il Ritratto di Alessandro Volta, del 1812 circa, recentemente donato in memoria del professor Michele Crespi. Il Ritratto del conte Ambrogio Nava (1852) di Francesco Hayez (Venezia, 1791- Milano, 1882) è in deposito dall’Accademia di Brera.
Rimane invariato l’allestimento delle sale dedicate alla pittura sacra di ambito lombardo, dove sono esposte le opere del canonico Biagio Bellotti (Busto Arsizio, 1714 – 1789), e alle testimonianze provenienti dall’Oratorio della “Cascina dei Poveri”. Inalterato anche l’aspetto dell’ultima sala del percorso che ospita la Donazione Don Marco Rossi, costituita da un nucleo di opere risalenti al XVII e al XVIII. I 14 pezzi facevano parte della collezione d’arte antica di Don Marco Rossi donata dal sacerdote nel 1994.

Il percorso, così concepito, si chiude sullo scalone di uscita in cui sono esposti tre bozzetti degli affreschi degli anni ‘60 che si trovano presso il palazzo di Giustizia di Busto Arsizio e opere di pittura locale che presentano scorci della città, a simboleggiare un’apertura dello spazio museale al territorio circostante. L’incoraggiamento delle nuove tendenze artistiche e un progetto di comunicazione che punta a una diffusione capillare delle informazioni sulle attività proposte, sono due scelte cardine dell’ dall’Assessorato Cultura, Giovani e Futuro che trovano la loro sintesi nel brand 21052 BustArsizio. Dove l’Arte è al centro sviluppato al fine di promuovere e valorizzare l’arte in città.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 luglio 2012
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