“Quel modo silenzioso di essere azienda”

Cos'è davvero la responsabilità sociale e quanto la praticano le aziende? Risponde Caterina Carletti, docente di responsabilità sociale di impresa nel dipartimento di scienze aziendali e sociali di Supsi

A prima vista, i nuovi contributi "per le aziende che mettono in atto buone pratiche" che la Camera di Commercio oggi ha proposto ufficialmente sembrano fondamentalmente estranei alla vita delle aziende, un “di più” che non tutti possono permettersi in questi tempi di crisi. 
«E invece ci sono aziende che da anni ne fanno, molto spesso in silenzio, uno dei modi di essere dell’azienda stessa» spiega Caterina Carletti, docente di responsabilità sociale di impresa all’interno del bachelor di economia aziendale nel dipartimento di scienze aziendali e sociali di Supsi, che ha realizzato un indagine in Canton Ticino coinvolgendo 70 aziende banche amministrazioni pubbliche sulla responsabilità sociale, da cui è stato tratto un libro “Per un nuovo dialogo tra mercato e società” edito da Supsi, con autori Assi- Carletti – Klaus.

"BUONE PRATICHE": SONO IN TANTI A RENDERLE CONCRETE, SENZA NEMMENO SAPERLO
Habitat for Humanity«Penso per esempio ad una azienda danese, la Specialisterne, che assume prevalentemente lavoratori autistici: una scelta nata dal fatto che il proprietario ha un figlio autistico – Spiega Caterina Carletti – Ma penso anche alla Elmec di Brunello, che conscia dell’importanza dell’uso costante della lingua inglese, ha un lavoratore di lingua inglese assunto per insegnare o specializzare in inglese i colleghi, e un tavolo nella mensa, con tanto di bandierina, dove si parla solo inglese». Società che concretizzano, quasi senza considerarle speciali, delle buone pratiche sono moltissime: la redazione ha già affrontato diversi altri casi emblematici in provincia, come quello della Seret Dimetior, che ha l’azienda “a misura di disabile”, il pregevole Museo di Arte Plastica plastica creato dalla Mazzucchelli, la palestra all’aperto realizzata per il comune di Buguggiate da Tigros nella zona ciclabile, sfruttando il “bordo” del suo punto vendita locale. O anche l’attività dei lavoratori Whirlpool, supportati dall’azienda, che girano l’Europa costruendo case per chi non può permettersolo insieme a “Habitat for Humanity”.
E moltissimi sono i casi, sicuramente, che ancora non conosciamo. Questo rende meno “strana” la promozione di questa pratiche attraverso contributi: «Anche perchè sempre di più queste attività vanno considerate non come “a latere”, ma facenti parte a pieno diritto della attività di impresa – aggiunge Carletti – e comincia sempre più a diventare base fondante per le scelte dei clienti e della catena dei fornitori».

RESPONSABILITA’ SOCIALE: ECCO QUANDO LA SI METTE IN PRATICA
I produttori IllyMa cosa sono, esattamente le attività di responsabilità sociale?
«Responsabilità sociale è quando l’azienda, su base volontaria, e aldilà degli obblighi di legge integra nella sua attività le responsabilità sociali e ambientali e non solo quelle economiche.
Una responsabilità che si esplicita in 4 aree: il mercato, il luogo di lavoro, la comunità e l’ambiente – Spiega la docente – Per mercato si intende tutto quello che ha a che fare coi prodotti e il consumatore finale. Un esempio modello è il supermercato Simply-Auchan di Botticino, Brescia: dove si recupera l’acqua piovana, si vendono prodotti a chilometro zero e e persino i carrelli della spesa sono fatti con i tappi delle bottiglie riciclate. 
Il luogo di lavoro riguarda invece dipendenti e catena di fornitura: l’esempio più eclatante è la catena di fornitura di Illy, che spezza le pratiche del latifondismo sudamericano siglando contratti direttamente con i piccoli produttori, pagandoli più del normale e istituendo scuole di formazione. La terza area è quella della comunità: e riguarda tutte le aziende che lanciano delle iniziative con le ong, le varie raccolte fondi o supporti di cause. Una delle più importanti e strutturate, perfettamente in linea con la responsabilità di impresa è il rapporto tra Bnl e Telethon: molto più di una semplice sponsorizzazione, ma un impegno dell’intera società e dei lavoratori, che una volta all’anno lavorano anche di sabato e domenica. Il quarto infine riguarda l’ambiente, e si divide nei sottogruppi dell’energia, del trasporto e della gestione rifiuti: gli esempi qui sono tantissimi. Uno dei più consistenti l’abbiamo “in casa”: la BTicino ha cambiato il packaging dei suoi prodotti, in modo da risparmiare circa il 90% della carta e del cartone»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2012
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