Rosati difende il Varese: “Estranei al mondo dell’illecito”

Dopo il deferimento, parla il presidente biancorosso: «Società coinvolta per le condotte di altri. La regola è quella, ci difenderemo nel modo corretto, ma non abbiamo nulla a che fare con certe cose»

Mezza giornata di silenzio per riordinare le idee, poi "microfono" affidato al numero uno, Antonio Rosati. Il Varese fa sentire la propria voce con un comunicato emesso poco prima delle 19 di oggi – giovedì 26 – e prende posizione dopo il deferimento notificato stamane dalla Procura Federale che potrebbe costare qualche punto di penalità ai biancorossi nel prossimo campionato.
La vicenda è relativa, come abbiamo spiegato in un precedente articolo, ai contatti intercorsi tra l’ex difensore del Varese Emanuele Pesoli e Carlo Gervasoni, uno dei personaggi chiave dell’inchesta sulle scommesse. I due calciatori avrebbero cercato di combinare la partita tra il Siena e i biancorossi del maggio 2011, ma l’interlocutore in Toscana Filippo Carobbio disse «no», pur non denunciando la vicenda. Il Varese è dunque deferito per responsabilità oggettiva (relativa al comportamento di Pesoli) e presunta (per quello di Gervasoni) e dovrà affrontare un’udienza davanti alla Corte Federale. (Nella foto sotto: Pesoli in Siena-Varese 5-0).

«Quando sono stato informato dell’avvenuta notifica del deferimento a carico della mia società, mi sono dovuto fermare a riflettere» esordisce Rosati nel suo intervento. «Sono quasi due anni che mi batto, con stile ed etica, per ottenere almeno parvenza di giustizia sulla questione scommesse, ed ora mi ritrovo ad essere chiamato a rispondere della condotta di un nostro ex tesserato. Trovo tutto ciò paradossale!! Deve però essere evidente, fin da subito e con forza, quale sia la situazione che riguarda il Varese 1910. Mai la società è stata neppure solo avvicinata ad alcuna condotta anche solo ipoteticamente vicina agli illeciti che hanno coinvolto altre, ben note, situazioni».
Il presidente biancorosso ricorda anche il proprio impegno personale (il Varese ha varato nei mesi scorsi anche un codice etico che i giocatori devono sottoscrivere prima di firmare il contratto) per evitare queste situazioni: «Ho immediatamente chiesto ai miei collaboratori di "costruire" una struttura interna alla società che evidenziasse una scelta di campo chiara nei confronti di scommesse ed illeciti sportivi. Noi con quel mondo non abbiamo nulla a che fare!».
Rosati comunque non intende sottrarsi alla giustizia sportiva: «Abbiamo a che fare con le regole del mondo del calcio, e fra queste c’è quella della responsabilità oggettiva. Stiamo quindi valutando la via giuridica più corretta per affrontare quanto accaduto ma, mi preme però rassicurare tutti i tifosi del nostro Varese 1910: non c’è spazio per chi non rispetta la nostra maglia e quello che rappresenta, se necessario ci prenderemo le nostre responsabilità (per fatti altrui e che noi abbiamo provato in ogni modo ad evitare), ma sarà mia personale cura tutelare la reputazione dei colori biancorossi in ogni sede».
La conclusione del numero uno di via Sempione, che nei prossimi giorni passerà la palla ai legali della società (il fratello Giuspeppe e Stefano Amirante) è affidata a un proverbio: «Male non fare paura non avere. E io di paura non ne ho».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 luglio 2012
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