Storia di Asia, neonata “aggrappata” alla vita

Nata prematura a 29 settimane di gestazione, pesava solo 420 grammi. Ha lottato ostinatamente sette mesi per affermare il suo diritto di vivere. Due settimane fa è arrivata finalmente a casa

Per chi crede nei miracoli. Ma anche per chi conosce la forza della vita.
La storia dNeonatoi Asia è eccezionale per chi non sa cosa sia un reparto di terapia intensiva neonatale. Ma è un’iniezione di fiducia per quanti vivono accanto alle culle termiche, in attesa che il proprio bimbo esca dal tunnel.

Asia è nata il 13 dicembre 2011. Un taglio cesareo d’urgenza: «Ero all’Ottagono per i controlli – ricorda la mamma Elena – e sono corsa a piedi in sala operatoria. La mia placenta non funzionava più e la mia bimba di sole 29 settimane, non veniva più alimentata. Quando è nata pesava 420 grammi…. nemmeno una confezione di pasta. Così pelosa e fragile. Me l’hanno portata via subito e messa in un’inubatrice. Il mio ginecoloco e mia sorella mi hanno detto di non vederla perchè non mi avrebbe fatto bene. Sono stata lontano ben tre giorni e poi l’ho vista…. Un esserino così piccolo, così delicato»

La vita per Asia è stata subito una lotta dura: «Subito ha avuto un’emorragia cerebrale che si è riassorbita. Poi il meconio ha ostruito l’ano e non si poteva scaricare. Nel giro di qualche giorno, quella bimba così piccola aveva un ventre enorme. D’urgenza è stata trasferita alla Mangiagalli a Milano dove è stata sottoposta a un delicato intervento per deviare il retto (estomia) nel pancino. Prima dell’intervento il chirurgo mi aveva detto di non farmi troppe illusioni: Asia era così debole! Eppure ha reagito bene e dopo pochi giorni è stata estubata. Ha subito anche un intervento laser agli occhi perchè era stata riscontrata una retinopatia. E’ rimasta alla Mangiagalli fino al 2 aprile.Un’esperienza molto dura ma anche molto umana grazie al personale fantastico che ho trovato».

Mentre sua figlia lottava per sopravvivere, però, anche la madre Elena ha affrontato con l’angoscia nel cuore ben tre ricoveri: «Due volte mi è stata riaperta la ciccatrice del cesareo perchè si era infettata. Inoltre, in sala operatoria avevo contratto la polmonite e a gennaio sono stata ricoverata a Cittiglio. Una volta uscita, ho iniziato il mio pendolarismo verso Milano: non potevo prendere la metro perchè  l’ambiente era troppo freddo e rischiavo una ricaduta. Arrivavo alla Mangiagalli dopo un viaggio in treno, in autobus e in taxi. Una volta in ospedale, però, facevo la "marsupio terapia": prendevo in braccio la mia piccola Asia, così piena di tubicini, e me la mettevo sul grembo, così che potesse sentire il battito del mio cuore. Sono stati momenti meravigliosi e importanti, per entrambe».

In aprile Asia è tornata al Del Ponte dove, il 14 maggio, è stata sottoposta a un intervento di ricanalizzazione del retto eseguita dall’equipe del dottor Leva arrivato dalla Mangiagalli. Il 14 giugno scorso, infine, Asia è arrivata finalmente a casa: «Il giorno del mio compleanno l’abbiamo portata a casa. Con il suo sondino e la pompetta con cui viene alimentata perchè ormai rifiuta il biberon. Asia ha reagito sempre bene e oggi sono qui a parlarne perchè ho vissuto un’esperienza che mi ha aperto gli occhi su una realtà a me sconosciuta. Ho vissuto tante storie, alcune positive e altre negative, ho condiviso la sofferenza e ho trovato tanta solidarietà e amicizia. Siamo in questo reparto e ci domandiamo quale male abbiano mai fatto questi piccoli per soffrire così tanto. Non esiste una ragione e la cosa ti fa impazzire dal dolore. Poi li vedi lottare, li segui nei loro progressi e capisci che la vita è un miracolo, che non bisogna mai mollare, che sono loro a darti la forza per combattere le loro battaglie. Asia è una guerriera, ha preso da me. E’ identica a suo padre Luca, un compagno che ha avuto una forza d’anima impressionante, standoci accanto e trasmettendoci energia e voglia di reagire. Oggi siamo a casa e ne parliamo. Asia non ha finito la sua lotta: a 4 anni dovrà essere sottoposta a tutti gli esami per vedere se sta bene. Ma, per ora, è accanto a noi con i suoi vispi occhi verdi. Mi piacerebbe darle subito un fratellino ma bisogna prima superare tutta l’agoscia e le emozioni vissute».

«Ho deciso di raccontare la nostra storia per aiutare chi sta lottando in questo momento, chi non si dà pace e non capisce: ogni storia è diversa. Il mondo crolla all’improvviso. Ma la speranza non si deve mai perdere».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 luglio 2012
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