Al produttore di C’era una volta in America il Premio Rezzonico

Un altro Pardo alla carriera, ma di una categoria speciale: istituito oltre 20 anni fa per volontà del municipio di Minusio,il premio Rezzonico ricorda l'ideatore e fondatore del festival, nativo di quel comune

Aaron Milchan Il 7 agosto a Locarno è stata la giornata del Premio Raimondo Rezzonico, un altro Pardo alla carriera di fatto, ma di una categoria speciale: istituito oltre 20 anni fa per volontà del municipio di Minusio, il premio Rezzonico ricorda il “Presidentissimo”, in pratica l’ideatore e fondatore del festival, nativo di quel comune, e viene assegnato ad una specifica categoria professione: i produttori cinematografici, figure fondamentali ma spesso poco note al grande pubblico.

A titolo di esempio si può presentare una semplice domanda: cos’hanno in comune film come “Re per una notte”, “C’era una volta in America”, “Fight club” e “Pretty woman”? La risposta è Aaron Milchan, Israeliano e, come si sarà capito produttore (di oltre 150 film) e vincitore del premio Rezzonico. Milchan ha ritirato il premio direttamente dalle mani di Felice Daffond, il sindaco di Minusio, sulla Piazza Grande di fronte alla quale ha fatto un intervento commosso in cui ha, tra l’altro, spiegato perché dopo 15 anni di assenza dai festival ha deciso di venire a Locarno, perché “qui c’è gente che ama il cinema”.

Terminata la premiazione la protagonista della serata è stata Noémie Lvosky, produttrice, regista e attrice protagonista di “Camille Redouble” la commedia di Piazza Grande. Camille Redouble, di Noèmie Lvosky è un’opera ben scritta e ottimamente realizzata, una commedia brillante che risulta sicuramente accattivante per il pubblico, pur senza essere un capolavoro. 

Camille è una donna di 40 anni, in una condizione di vita non facile: separata dal marito, impiego incerto, anche la casa non è sua e rischia di doverla lasciare, è capodanno (quello del 2008) e Camille partecipa ad una festa con alcune vecchie amiche, beve molto e si sente male… si risveglia in ospedale la mattina del primo gennaio ma del 1984. Tornata sedicenne, complice la perdita di coscienza è avvenuto il “redouble”, il rewind e la donna ha la possibilità di ripetere le scelte che hanno segnato la sua vita. Gli episodi divertenti si succedono come un fuoco di fila e sono naturalmente connessi col clichè dell’adulta in un corpo da ragazza. Camille però non potrà cambiare tutto ma solo lasciare qualche traccia nel suo passato, tracce che comunque, al ritorno al futuro le riapriranno la prospettiva di una vita diversa. Ritorno al futuro che, a sorpresa, avverrà di punto in bianco e direttamente la mattina del primo gennaio, poche ore dopo quello che finirà col sembrare un semplice svenimento. Parafrasando Dickens: “gli spiriti non mi hanno fatto perdere questo giorno”. Camille inizierà l’anno nuovo con uno spirito diverso e un approccio più ottimista verso la vita. La citazione di Christmas Carrol non è casuale visto che la trama del film , nel bicentenario dickensiano, appare abbastanza chiaramente ispirata al classico dello scritto inglese (in gran parte d’Europa il film dovrebbe uscire a dicembre).

I film dal concorso internazionale:

When the night falls, di Liam Ying, Cina//Corea del Sud
Il film non è un documentario ma racconta una storia vera e riflette in buona misura gli schemi e i linguaggi del cinema documentario, tanto da sembrarlo in molti momenti.
Si parla di un giovane cinese che, una notte del 2007, entra in una caserma di polizia di Shangai uccidendo 6 poliziotti e ferendone più o meno gravemente altri 4. Nell’arco di meno di un anno l’assassini verrà processato, perderà il ricorso in appello e verrà giustiziato. Il racconto del film è tutto nella vita, durante quest’anno, della madre dell’uomo impegnata nel tentativo di avere un processo equo o un atto di clemenza. L’efficacia del film sta proprio in questo: non si contesta la colpevolezza dell’indiziato, non si prendono le difese dell’assassino ma si fa notare la propensione autoritaria della polizia e della magistratura che sacrifica i diritti dell’imputato pur di mostrare la propria onnipotenza e produrre un procedimento esemplare.
Va notato che le critiche che film muove al governo cinese si adattano molto anche al sistema giudiziario sud coreano e che, comunque, i due governi non sembra si siano opposti alla sua produzione o distribuzione.

The end of time, di Peter Mettler, Svizzera/Canada
Cos’è il tempo? Cosa c’era prima che il tempo nascesse o fosse creato? Come funziona il tempo? Esiste? Queste le domande, tra filosofia, religione e scienza, che Mettler ha posto in giro per il mondo a fisici, teologi e persone “fuori dal tempo”. Il documentario cerca di raccogliere le risposte a questa domanda proponendo vari modi di affrontare la qestione, facendo riprese nel centro CERN di Ginevra, o sull’isola della Hawai dove un vulcano ha cambiato la superficie al punto da proiettare chi ci abita in quella che sembra un’altra era geologica, intervistando un monaco buddista che spiega come il tempo in tale religione non esista e altri ancora. Al di là dell’approfondimento del tema o delle risposte il film si fa notare per una lunga sequenza di immagini meravigliose e spettacolari, collezionate con l’idea di mostrare il tempo o, almeno, i suoi effetti

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 agosto 2012
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