Alain Delon riceve il “Pardo alla carriera”

Dino Risi e Alain Delon nella serata del due agosto. mentre sono partite le proiezioni dei film in concorso: uno dei quali veder recitare anche Kylie Minogue

Alain Delon al  festival di locarnoSeconda giornata del 65esmo festival del cinema di Locarno, Giovedì 2 agosto: dove sono stati presentati i primi due film del concorso internazionale, un messicano e uno statunitense. 
E tra i piccoli eventi della giornata va segnalata la proiezione di una serie di cortometraggi d’epoca nella retrospettiva “Dino Risi Ritrovato”, dedicata al grande maestro già più volte omaggiato dal Festival di Locarno: fra questi “La Provincia dei sette laghi” un corto di 10 minuti del 1948 dedicato proprio alle zone del varesotto.

Prima dei film ci sono stati  momenti di divertimento e storia del cinema con il “lifelong achievement award” consegnato dal Festival ad Alain Delon: dopo un breve trailer che ha portato sullo schermo alcuni dei momenti salienti della sterminata carriera dell’attore francese, in buona parte nata in Italia in un periodo in cui il cinema della penisola era sicuramente il migliore del mondo, Delon è salito a raccogliere l’ovazione del pubblico.

A consegnargli il premio la grande Elsa Martinelli e il direttore Olivier Père, nell’accettare con un po’ di emozione, Alain Delon ha voluto ricordare suo padre che gli aveva annunciato che la carriera d’attore gli avrebbe portato premi, onori, denaro ma soprattutto qualche altra soddisfazione che solo un grande attore può evocare con la necessaria eleganza. Delon ha poi scherzato sul Lifelong Achievement, definizione che suggerisce, secondo lui, l’immagine di un attore con un piede nella fossa. Delon ha quindi colto l’occasione per sottolineare di non avere alcuna intenzione di andare in pensione a breve, né tanto meno di morire, in effetti ha dichiarato di aver deciso di non voler morire affatto. L’applauso del pubblico è sembrato sufficiente a dichiarare chiuso l’argomento.

A seguire qualcosa di completamente diverso: "Lore", coproduzione britannico/tedesca/australiana di Cate Shotland è un film sulla seconda guerra mondiale vista dalla parte degli sconfitti. Vati e Mutti, mamma e papà, non hanno un altro nome: sono due esponenti del regime nazista, hanno 5 figli, Lore la più grande è solo un’adolescente, Peter un lattante. Alla notizia della morte del Fuhrer i genitori fuggono in campagna ma verranno presto arrestati dalle forze alleate: Non fidandosi degli alleati o non comprendendo la situazione Mutti lascia i bambini soli dando a Lore l’incarico di portarli dalla nonna vicino ad Amburgo, a diverse centinaia di chilometri di distanza nella Germania distrutta ed occupata. Lore cercherà in qualche modo di salvare i fratelli, potendo sorprendemente contare sull’aiuto di Thomas, apparentemente un giovane ebreo sopravvissuto ad Auschwitz. Il viaggio dei 6 attraverso la miseria e i cadaveri lasciati dalla guerra, tra le macerie del Reich ricorda, nello spirito, “La Tregua” di Levi ma visto dalla parte opposta. Non ci si confonda però sulle finalità: la disillusione che la giovane Lora prova, di momento in momento, nel rendersi conto della follia autodistruttiva cui il nazismo ha condotto la Germania, la visione della miseria morale non inferiore a quella fisica, la messa a nudo delle contraddizioni non servono a indulgere verso qualche forma di revisionismo ma, al contrario, ad aggiungere i giovani tedeschi, quelli che erano bambini durante la guerra e non avevano potuto partecipare alle scelte disastrose delle precedenti generazioni, all’elenco delle vittime della barbarie nazista. Un bel film che potrebbe trovare anche la strada di un successo internazionale. Coprodotto dai lander di Hamburg, Baden Wurtemberg e Schleswig-Holstein il film è liberamente tratto dalla novella “The Dark Room” di Rachel Seiffert

Film in concorso

Los mejores temas di Nicolàs Pereda
Il primo film ad esordire nel concorso è un messicano (coproduzione con USA e Paesi Bassi), film di ambienti chiusi e di dialoghi. Il protagonista è un padre irresponsabile che, ormai anziano, torna a trovare il figlio ventottenne che non vede da quando questi aveva solo due anni.
Il ragazzo e la madre, come prevedibile, non lo accolgono bene ma nonostante tutto trovano il modo di avviare una conversazione che prosegue poi in vari ambienti e contesti e realizza il lungo racconto della vita del padre mentre indica il costruirsi finalmente di una relazione col figlio.
Film interessante anche se decisamente adotta canoni espressivi non particolarmente adatti al grande pubblico e risente di una certa lentezza.

Jack and Diane, di Bradley Rust Gray, con Judy Temple, Riley Kough e Kylie Minogue.
Un film nordamericano che sembra uscito dal festival di Sundance, una commedia che ha per oggetto una storia d’amore adolescenziale tra due ragazze, Jack e Diane del titolo, la loro scoperta del primo amore e il romanzo di formazione delle due verso la scoperta di rapporti umani e sentimentali adulti.
Il regista, saggiamente e coraggiosamente, non dà alcun particolare rilievo alla natura omosessuale della relazione, presentandola come un dato del tutto naturale e, ciononostante, non mancando di un accurato e credibile approfondimento dei personaggi delle due protagoniste. Per il resto il film è la narrazione dell’incontro, dell’innamoramento e delle disavventure delle due, descritto con partecipazione e simpatia, con frequenti incursioni nel mondo interiore delle ragazze che si trasforma in incubi (mostri, ferite e atti di cannibalismo) che sullo schermo vengono presentati come eventi reali che invadono la vita di quella che, a seconda dei passaggi, è di volta in volta la più fragile delle due giovani.
Un bel film sperimentale ma godibile che però difficilmente potrà trovare distribuzione in sala in Italia. Nel film anche un breve cameo di Kylie Minogue

Il programma del 3 agosto
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 agosto 2012
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