Carlo Maria Martini, l’uomo del dialogo

Da arcivescovo di Milano dal 1979 al 2001, poi in Terra Santa: il confronto con altre religioni e non credenti accanto ad una fede che ritornava alla Parola

L’arcivescovo emerito di Milano Carlo Maria Martini, morto oggi 31 agosto 2012,  era un gesuita: entrato nella Compagnia di Gesù nel 1944, compì gli studi all’Istituto Sociale di Torino e all’Istituto Aloisianum di Gallarate, che allora era isolato sulla collina di Ronchi, fuori dalla cittadina. Era stato ordinato sacerdote il 13 luglio 1952, nella cattedrale di Chieri. Ha diretto come rettore per molti anni la Pontificia Università Gregoriana in Roma e fu arcivescovo di Milano dal 1979 al 2001.

Sotto la sua guida, la Diocesi attraversò anni di grandi trasformazioni e tensioni: Martini fu in grado non solo di governare quei turbolenti tempi ma anche di ergersi a riferimento morale e sociale negli anni finali della violenza del terrorismo politico, negli anni della droga che cancellò una generazione e negli anni della disimpegnata "Milano da bere". Aprì la strada del dialogo interreligioso e con i non credenti (anche con l’iniziativa della "Cattedra dei non credenti" che lo vide dialogare tra glia altri con Paolo debenedetti, Massimo Cacciari, Giulio Giorello, Carlo Sini, Gustavo Zagrebelsky) e mise al centro dell’azione della Diocesi il Vangelo e la Parola, sulla linea tracciata dal Concilio Vaticano II, in particolare con l’esperienza della "Scuola della Parola". Nei lunghissimi anni Novanta si confrontò con una Milano che da capitale morale d’Italia era diventata la città-simbolo di Tangentopoli, della corruzione, poi della riscossa della società civile e della rivolta leghista e berlusconiana.

Dopo aver lasciato il pastorale che fu di Sant’Ambrogio a Dionigi Tettamanzi, Martini passò un lungo periodo in Terra Santa, «in preghiera "d’intercessione per la pace», tra Israele e Palestina. Ne nacque anche il volume delle "Conversazioni notturne a Gerusalemme". Nel 2008 rientrò in Italia, per poter curare il morbo di Parkinson da cui è affetto da alcuni anni. Da allora risiede appunto all’Aloisianum di Gallarate, dove sono assistiti anche altri confratelli anziani della Compagnia di Gesù. Fino allo scorso anno ha celebrato la Messa la domenica all’interno della chiesa del complesso (nella foto in alto: Martini all’inaugurazione della mostra "I giusti dell’Islam", ospitata all’Aloisianum nel 2010, promossa da Acli, Decanato di Gallarate e comunità musulmana cittadina). Negli ultimi anni si è posto anche come riferimento nel dialogo tra Chiesa e società italiana, anche attraverso gli interventi pubblici sul "Corriere della Sera" (In particolare un lungo dialogo durato per anni sulle pagine del quotidiano e on line) e gli ultimi volumi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 agosto 2012
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