Ebagua alla Gazzetta: “il razzismo non c’entra”

L'attaccante nigeriano spiega alla rosea la sua versione dei fatti, ribadisce di aver sbagliato, ma non nasconde ambizioni di serie A: "Ho 26 anni, so giocare solo a pallone e devo pensare al mio futuro"

Non smette di far parlare di sè la diatriba colorita tra una frangia del tifo ultras e l’attaccante nigeriano Giulio Ebagua. Anche i giornali nazionali, su tutti Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, hanno parlato delle contestazioni dei tifosi, della reazione dell’attaccante e delle scie polemiche con la presa di posizione della società biancorossa e del suo presidente Antonio Rosati. Sulla rosea il 26enne ex Torino e Catania nell’ultima stagione spiega al giornalista varesino Filippo Brusa la sua versione dei fatti dopo la partita di Coppa Italia di domenica 12 agosto contro il Pontisola

"Il razzismo – dice – può essere un appiglio, un pretesto in più per chi non ha motivi validi per contestare". E, allora, perché lo zoccolo duro del tifo continua a beccare l’attaccante, da quando è tornato? "Me lo sto chiedendo anch’io", risponde l’interessato, provando a darsi una spiegazione: "Credo che sia stato il passaggio al Torino dell’estate scorsa a mettermi contro gli ultrà. Si vede che qualcuno era innamorato di me e si è sentito tradito". C’è anche chi continua a rinfacciargli una sua dichiarazione dopo la semifinale dei playoff per la B di due anni fa con il Benevento, in cui Ebagua aveva affermato di voler lasciare Varese: "In quella partita – ricorda – ero stato espulso e, sapendo che la mia stagione era finita, volevo salutare i tifosi ma le mie frasi sono state male interpretate: non ho mai detto che sarei andato via, passando all’Udinese". Ebagua era rimasto, come dovrebbe fare ora, anche se non è sicuro della scelta: "A parte l’episodio di domenica, dettato dalla frustrazione di qualcuno, Varese è la piazza ideale, proprio perché la gente non mette pressione. Qui ho realizzato 29 gol e ho un obiettivo: segnare anche in A. Ho già 26 anni, so giocare solo a pallone e devo pensare al mio futuro, tenendo d’occhio l’offerta migliore. Se non arriverà, sarò comunque felice di rilanciarmi con il Varese e chi mi contesta dovrà sopportare la mia brutta faccia".

Le scuse — Ebagua ha chiesto scusa al pubblico per aver reagito ai cori ma ci tiene a sottolineare un principio: "L’Italia è l’unica nazione in cui i tifosi pensano di poter comandare. Da professionista accetto i loro insulti, ma non il fatto che vogliano dettare legge. E per questo alzo la voce".

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 agosto 2012
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