Gualtiero Marchesi dice addio a villa Mylius

Secondo la giunta comunale il grande chef ha rinunciato al progetto di ristrutturare l’immobile antico e il parco, svanisce la mostra permanente e l’accademia del gusto

L’ultima parte dell’estate varesina si apre con una notizia pessima, un sogno sfumato. A villa Mylius la fondazione dello chef Gualtiero Marchesi sta mollando il colpo, e non ci sono più i presupposti per realizzare quella sorta di università del gusto che aveva immaginato l’amministrazione insieme al gruppo del grande artista della cucina italiana.
Enrico Dandolo, l’amministratore della fondazione, si trova attualmente all’estero e fino alla settimana prossima non si esprimerà ufficialmente. Al quotidiano La Provincia il vicesindaco Carlo Baroni ha detto che la soprintendenza non consente di cambiare la disposizione interna delle stanze, una sistemazione che sarebbe indispensabile alla fondazione per impostare il lavoro.

«Confermo – dichiara a Varesenews – a questo punto credo che non ci siano più margini osserva lo stesso vicesindaco – tanto che dovremo cercare una soluzione alternativa». Una soluzione che si trova già a portata di mano? «Finora si tratta solo di un impegno a parole. Non posso dir altro, ma ci è stato chiesto se avevamo degli stabili comunali da mettere a disposizione, e noi abbiamo indicato Villa Mylius e l’abbiamo mostrata a chi di dovere, vedremo».
Il guaio di villa Mylius è però un colpo duro per l’amministrazione. Le prime indiscrezioni sull’interessamento di Gualtiero Marchesi erano arrivate nel marzo del 2010. Lo chef aveva tenuto i contratti direttamente con il sindaco Attilio Fontana, al quale i fratelli Babini aveva consegnato nel 2007 le chiavi della prestigiosa villa attraverso una donazione a Palazzo Estense, che ha consentito l’apertura di un grande parco per la città.

Il 27 maggio del 2011 c’era stata la presentazione ufficiale in comune
 (nella foto). Era stata annunciata la ristrutturazione di 2700 metri quadri di villa, e la partenza della mostra permanente a fine 2012. Dovevano esserci corsi tenuti dal designer Alessandro Mendini, il compositore Giacomo Manzoni, tutti testimoni della “cucina totale”. Per l’amministratore delegato del gruppo Marchesi Enrico Dandolo doveva diventare un centro trasversale delle arti. E invece non diventerà più niente.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 agosto 2012
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