“Ho avuto l’onore di dirigere il liceo Ferraris”

Antonio Micalizzi lascia la scuola per sopraggiunti limiti di età. Con nostalgia e qualche rammarico giudica il sistema odierno che andrebbe profondamente rivisto

Antonio Micalizzi è ai suoi multimi giorni da preside. Ultimi giorni da "lavoratore della scuola". Già ha nostalgia, per ciò che lascia e per ciò che rappresenta questa "uscita di scena" dal suo liceo: « Il mio grande desiderio, sin da ragazzo, era quello di dirigere un liceo scientifico – commenta Micalizzi – e io ho avuto l’onore di presiedere il Ferraris di Varese, un istituto d’eccellenza, una scuola che offre allo studente un percorso altamente qualificante, pur se duro e selettivo».

L’istruzione sta attraversando un periodo difficile, stretta tra tagli economici e aspettative sempre più elevate: « Occorre rivedere il sistema organizzativo. Credo che il Ministero abbia imboccato la strada giusta ma dovrà percorrerla fino in fondo, attuando la vera autonomia scolastica e finanziaria. Io ritengo che i tempi siano ormai maturi per introdurre un sistema di valutazione del merito. Non ho proposto questa scuola per il progetto Vales perchè ormai il mio tempo è terminato, ma avverto che i professori sentono la necessità di avere una carriera che non si basi solo sull’anzianità ma metta in risalto il loro lavoro. Non esiste che una professione chiamata a valutare gli altri non possa essere valutata. E i primi a essere sottoposti a giudizio devono essere i presidi che devono dimostrare di amministrare al meglio tutta la complessa macchina, con risorse certe. Perchè anche il capitolo dei finanziamenti andrebbe rivisto, in modo tale da dare ai dirigenti la possibilità di gestire appieno le risorse salvo l’obbligo di rendicontare a fine anno».

E tra i desideri di chi, ora, esce dal sistema istruzione, ci sarebbe anche quello di mettere mano al sistema delle nomine: « Chi dirige deve avere la possibilità di progettare su tre o più anni, con un nucleo di docenti scelto per competenze e caratteristiche e che condivida il cammino sino in fondo».

Al posto di Antonio Micalizzi, dal primo settembre si insedierà Giuseppe Carcano che lascia l’Isis Newton. Il Ferraris ha ottenuto subito la nomina ma ci sono 37 scuole, solo nella nostra provincia, che attendono di conoscere il proprio dirigente. Il pallino è nelle mani del Consiglio di Stato che può raccogliere il ricorso del direttore regionale Giuseppe Colosio contro la setnenza del Tar che ha invalidato il concorso lombardo per presidi: « Speriamo che la situazione si sblocchi altrimenti l’UST sarà costretto ad assegnare in reggenza tutte le scuole. E avere un doppio incarico è molto faticoso perchè le situazioni sono complesse: un istituto superiore è decisamente più complicato di uno primario dove, però, si ha a che fare con realtà differenti, poste in comuni differenti e il preside deve tenere tutti i rapporti, magari con nove o dieci sindaci e comunità. Si riesce a fare, non dico di no. Ma tutto è a scapito dei rapporti umani: io ho dovuto sacrificare il confronto e il dialogo con insegnanti e personale ATA per riuscire a svolgere il doppio incarico. E questo è un grosso limite…».

Nelle ultime ore, con l’ultimo zaino sul tavolo ancora da riempire, Antonio Micalizzi ripercorre la sua lunga carriera nella scuola: «Ci sono stati due momenti particolarmente brutti. Il primo all’Ipsia quando il collegio docenti bocciò, per pura posizione ideologica, la sperimentazione che ci permetteva di avviare un percorso di formazione triennale. Quella sperimentazione è poi stata inserita nella Riforma e oggi è realtà. Il secondo mi ha fatto male umanamente quando venni attaccato da un carissimo amico per aver avuto la reggenza del classio Cairoli mentre dirigevo il Daverio. È stato brutto proprio per il rapporto che mi legava a quella persona. Poi, fortunatamente, lo strappo è stato ricucito e siamo tornati in ottimi rapporti: fu solo mal consigliato. Il momento più bello l’ho vissuto ancora all’Ipsia quando ottenemmo la prima certificazione di qualità che mise a regime tutte le procedure  e le modalità di lavoro che avevamo adottato. Tra i ragazzi ricordo sicuramente Alessandro Moia, il più bravo studente d’Italia nel 2007, ma anche tutti i miei ragazzi quando superano i test d’ingresso universitari. Mi riempiono d’orgoglio perchè questa è la dimostrazione del valore di questa scuola».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 agosto 2012
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