I bottigliai e le fabbriche del vetro. Il passato vale un museo?

Per la giunta la proposta iniziale, di una sala espositiva, è troppo impegnativa e costosa. Per l'opposizione era "un impegno verso la città". Ma aldilà delle polemiche resta una storia da non dimenticare

vetreria foto storicheQuello che resta oggi dell’antica vetreria di Sesto Calende sono i resti dei capannoni e del vecchio forno. Sono i segni ancora visibili di un passato operoso ed economico importante. Una storia che la vecchia amministrazione di Sesto Calende, elaborando il progetto iniziale di recupero dell’area, voleva ricostruire e tramandare. L’idea originaria era infatti quella di creare nei nuovi locali, che sorgeranno dopo i lavori di recupero, un vero e proprio "museo del vetro" dedicato alla narrazione della storica tradizione produttiva che sul Lago Maggiore vanta un "saper fare" le cui radici risalgono addirittura al 1500. Una proposta che oggi è stata rivista dall’attuale giunta, che ha optato per una scelta diversa, dettata, secondo le motivazioni, da ragioni economiche e di convenienza. Come ribadito dal sindaco Marco Colombo il museo del vetro non si farà più se non per una versione "ridotta": «I reperti e le vecchie fotografie che testimoniano il passato della vetreria saranno comunque esposti in angoli ad hoc. Penseremo a come rendere viva la memoria di questi luoghi. Ma l’idea del museo è troppo impegnativa e dispendiosa per la gestione comunale».

Ma aldilà della scelta e di ciò che alla fine verrà realizzato, quello che è certo è che una storia da raccontare c’è. È quella della produzione e della lavorazione del vetro a Sesto Calende che ha avuto il suo primo grande stimolo ben due secoli fa. Fu Gian Battista Rossini, nel 1813 a dare il via alla rivoluzione industriale della cittadina sul Ticino. L’imprenditore fondò una vetreria nel golfo di Sant’Anna: un impianto munito di quattro forni che diede lavoro a ottanta vetrai. Le vicende di quella fabbrica furono diverse e videro il susseguirsi di alcune dinastie imprenditoriali. Ma a rendere celebre l’industria sestese fu anche e soprattutto un suo prodotto: la bottiglia con la pallina di vetro utilizzata per conservare la gazzosa. «La vetreria è attiva fino al 1927 – si legge nelle pagine di "Sesto Calende – Immagini di un tempo" realizzate dall’Associazione Pro Sesto – e dai suoi forni escono, oltre alla citata produzione iniziale, fiaschi, bottiglie, bottiglioni, damigiane, barili e la famosa bottiglietta per la gassosa con la pallina di vetro».

E poi c’erano i lavoratori, alcuni dei quali pagarono con la salute il prezzo di quello sviluppo: «Quella dei bottigliai è una categoria fortemente sindacalizzata che, con la guida di due grandi socialisti, Giuseppe Emanuele Modigliani e Cesare Ricciardi, consegue importanti conquiste di progresso civile e industriale. Nel 1901 la Federazione Italiana dei Bottigliai firma il primo contratto collettivo di lavoro nella storia del movimento sindacale italiano».

La vetreria nel centro di Sesto Calende nasce invece nel 1903: «È fondata la Vetreria Operaia Federale, per attuare l’ambizioso progetto di emanciparsi dai datori di lavoro; nel giro di pochi anni sono aperte sei fabbriche (Livorno, Vietri sul Mare, Imola, Sesto Calende, Asti e Gaeta) che formano la più grande azienda italiana produttrice di bottiglie. La vetreria di Sesto è progettata dall’ingegner Malachia Bogni e inaugurata l’11 marzo 1906. In conseguenza di una fase di crisi del settore vetrario, la V.O.F., nel 1911, viene posta in liquidazione. I sestesi fondano, nel 1912, una nuova cooperativa, la Vetreria Lombarda, che rileva la fabbrica locale e riaccende i forni. Nel 1924 la cooperativa è trasformata in società anonima, per impedire infiltrazioni politiche fasciste». La fase di maggiore attività di questa società fu negli anni compresi tra i Trenta e i Cinquanta: «La maggioranza delle azioni della Vetreria Lombarda, nel 1961, è acquisita dalla SACIV di Asti che entrerà poi a far parte del gruppo AVIR». L’attività dello stabilimento terminò nel 1997, quando la fabbrica, insieme al gruppo AVIR, passò sotto il controllo della compagna americana Owens Illinois che ne decise la chiusura.

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Il commento dell’ex sindaco – Il museo del vetro era un impegno verso la città

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 agosto 2012
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