Il Pardo diventa sociale, con Harry Belafonte

L'85enne cantante, attore e attivista politico ha parlato dal palco di piazza Grande: raccontando della sua carriera, ma soprattutto delle sue lotte per i diritti civili

Harry belafonte riceve il pardo Lunedì 6 agosto Harry Belafonte ha ricevuto un Pardo alla Carriera sul palco di Piazza Grande. A consegnarglielo, fra gli applausi del pubblico, il direttore del Festival Olivier Père: il cantante, attore e attivista politico ha pronunciato un discorso sintetico ma molto preciso sul significato della sua carriera, posta soprattutto in relazione al suo impegno per i diritti civili e alle tante altre battaglie da lui condotte in una vita ormai piuttosto lunga visto che, a dispetto della apparenze, Belafonte ha compiuto quest’anno il suo ottantacinquesimo compleanno.

Ancora quindi un momento toccante e d’impegno, con una grande star in Piazza e tra il pubblico come da tradizione del festival ticinese. Dopo il Pardo la proiezione della commedia per adolescenti Bachelorette che, se il lettore lo consente, non riteniamo meritevole di particolare approfondimento tanto più che uscirà anche nelle sale italiane fra pochi mesi e con adeguata pubblicità.

Nel frattempo, con la proiezione del decimo (e dell’undicesimo) film, il concorso internazionale è giunto al giro di boa visto che i lungometraggi in concorso sono 19 in tutto. Si possono già trarre delle indicazioni? Probabilmente no anche perché il concorso ha finora mostrato un livello qualitativo piuttosto alto ma senza capolavori che spiccassero nettamente e senza nemmeno, d’altro canto, film apertamente contestati dal pubblico o dalla critica.

Fra i pochi punti fermi si segnalano certamente alcune interpretazioni particolarmente efficaci: Jean Moreau in “une Estonienne a Paris”, di Toby Jones in Berberian Sound Studio e quella corale di “Padroni di casa” dove probabilmente Valerio Mastrandrea risulta l’interprete più convincente.

Per ciò che riguarda i film e il Pardo d’Oro mancano ancora alcune pellicole che partono col favore del pronostico ma difficilmente la giuria potrà essere insensibile al piccolo capolavoro rappresentato da Une Estonienne à Paris, alla freschezza e originalità dei due nordamericani Compliance e Jack and Diane (ma anche di Padroni di casa) , o magari si potrà far sedurre dalle sperimentazioni di Berberian Sound Studio o di A ultima vez que vì Macau. Senza sottovalutare l’originale film svizzero Image Problem o il divertente candidato austriaco Der Glanz des Tages.
Insomma giochi assolutamente aperti e ancora molti contendenti attesi alla prova della sala ma complessivamente un’offerta già di buona qualità.

Nel dettaglio vediamo ancora alcuni dei film presentati in concorso:
A Ultima vez que vi Macau di J. Guerra da Mata e J.P Rodrigues, Portogallo/Francia.
L’”ultima volta che vidi Macao” è un film noir ma anche, forse soprattutto un documentario. Proprio in conseguenza di questa scelta di confusione di generi così diversi si faticano nel film a cogliere i confini tra la narrazione documentaria della città, che si suppone sia la realtà, e la terribile vicenda di criminalità che la voce narrante e i suoni fuori campo fanno intuire. Guerra da Mata, che è nato a Macao, viene chiamato a tornarvi dopo trent’anni di assenza e va per realizzare un film (quello che vediamo), nel contempo però la ragione per cui viene chiamato sembrano essere le minacce di morte ad una sua amica, apparentemente entrata in conflitto con la mafia cinese.
Sarà l’indagine per ritrovare Candy, l’amica, a condurre il protagonista e la telecamera a mostrare al pubblico la natura e la storia di questa regione autonoma della Cina, Realtà e finzione si confondono e fa un effetto strano, in quello che sembra un serissimo documentario, vedere il regista che assassina a sangue freddo un killer della mafia per vendicarsi. Un film indecifrabile ma proprio per questo interessante.

Der Glanz des Tages di Tizza Covel e Rainer Frimmel, Austria.
Una commedia che parte da un pretesto semplice: una visita ricevuta dal brillante e giovane attore Philipp, lo fa entrare in contatto con persone diverse da lui, per storia e professioni, e lo porterà e riflettere sulla propria vita e sui rapporti personali. Tanto più che la visita è quella di un anziano congiunto, personaggio particolare perché lavoratore circense, non proprio in buoni rapporti col resto della famiglia. Anche in questo caso il film si presenta quasi come un documentario e mette in scena quindi dialoghi ripresi nella realtà quotidiana e situazioni, anche brillanti, tutte inserite nella massima quotidianità.
Un film dalla trama esile quindi ma tutto sommato ben riuscito anche se, lo si poteva notare chiaramente alla prima proiezione, il film si presenta molto legato al gioco linguistico e alla cultura di origine: non c’è dubbio che il pubblico germanofono lo abbia apprezzato molto più del resto della popolazione.

Une Estonienne à Paris, di Ilmar Raag, Francia/Estonia/Belgio.
Frieda, Jean Moreau, è un’anziana estone che vive a Parigi con Stephane, uomo molto più giovane di lei che anni prima ne è stato l’amante e ora la accudisce come un figlio.
Frieda non regge questo cambiamento e rinuncia alla vita, cerca l’autodistruzione ma, allo stesso tempo, non riesce a fare a meno di Stephane.
Contemporaneamente Anna, vede sparire tutti i vincoli che la legano alla terra natale e, già non più giovanissima, decide di lasciare l’Estonia per andare a Parigi, dove sarà assunta come badante dell’anziana connazionale.
Il rapporto fra i tre è tutta la trama del film: Frieda vorrebbe tornare giovane con Stephan e non tollera Anna che considera un’intrusa in casa sua; Anna ha bisogno del lavoro ma rsopporta poco gli atteggiamenti di Frieda e Stephane; Stephane ha disperatamente bisogno che Anna rimanga con Frieda, che non è più autonoma, ma non vuole che quest’ultima si senta vittima di qualche tipo di forzatura.
Le tensioni e i malintesi sono facilmente immaginabili ma il dato che dà un senso al film e che lo rende interessante è l’intelligenza e la naturalezza con cui, tutti e tre i protagonisti, superano le incomprensioni incamminandosi in un viaggio che li porta a confrontarsi coi propri limiti e a rivalutar eil proprio bisogno dell’altro. Una nuova vita, per ciascuno di loro, rinascerà dalla semplice riscoperta del valore di ciò che già c’era, o di ciò che non teneva in sufficiente consideraizione. Soprattutto Anna ritroverà la percezione di essere utile a qualcosa e Frieda la forza di vivere con ottimismo i suoi ultimi anni.
Uno dei film più belli visti in concorso, con un cast perfetto guidato da una Jean Moreau straordinaria
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 agosto 2012
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