La vicenda giudiziaria dell’ Ilva

A luglio iniziano i provvedimenti della gip presso la procura di Taranto: chiusura dell'intera area a caldo dello stabilimento siderurgico e arresti domiciliati per 8 tra dirigenti ed ex dirigenti dell'Ilva

Il 26 luglio 2012 la procura di Taranto emette un provvedimento con cui
il gip Patrizia Todisco dispone il sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva, ovvero: l’area agglomerazione, i parchi minerali, le cokerie, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi. Alle operazioni dovranno sovrintendere due funzionari dell’Arpa Puglia e uno dei dipartimenti di prevenzione dell’Asl di Bari che dovranno anche garantire il rispetto delle norme di sicurezza. Della gestione delle fasi che attengono al personale si occuperà invece un commercialista e revisore contabile.
 Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per 8 indagati, tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva. Cinque di questi erano già inquisiti e avevano nominato propri consulenti nell’ambito dell’incidente probatorio. L’accusa è di strage e disastro ambientale ed è il risultato di un’inchiesta sull’inquinamento condotta dalla procura tarantina.

Migliaia di lavoratori scendono in piazza per difendere il posto di lavoro, a rischio ce ne sono ben 15 mila. Il sindacato si spacca e inizia un duro confronto tra il Governo e l’Anm (associazione nazionale magistrati) perché il 3 agosto arriva un’altro provvedimento del gip, in adempimento al provvedimento del Tribunale del Riesame, che dispone il risanamento degli impianti sequestrati ma “senza prevedere alcuna facoltà d’uso” degli stessi “a fini produttivi”. Il gip revoca inoltre l’incarico di custode giudiziario al presidente dell’Ilva Bruno Ferrante per conflitto d’interessi.

Il governo annuncia l’intento di fare ricorso alla Corte Costituzionale. A sua volta Ferrante, deposita due appelli e una richiesta di incidente di esecuzione al tribunale del Riesame di Taranto contro le ordinanze del gip Todisco. Con la richiesta di incidente di esecuzione l’Ilva chiede al Riesame di stabilire se il gip fosse competente ad emettere le ordinanze impugnate per le quali viene chiesto l’annullamento. Secondo i legali dell’acciaieria, poteva emettere ulteriori provvedimenti solo il Riesame, che aveva confermato il sequestro degli impianti consentendo l’utilizzo “in funzione” della eliminazione delle “situazioni di pericolo” e dell’avvio di un monitoraggio in continuo.

7 agosto 2012 - Il collegio del Riesame conferma gli arresti domiciliari per il patron Emilio Riva, per il figlio Nicola e per  un ex dirigente dello stabilimento di Taranto. L’attuale presidente invece, Bruno Ferrante, è stato nominato dal Tribunale custode e amministratore di aree e impianti. Revocati invece gli arresti domiciliari per cinque degli otto dirigenti dell’Ilva. E’ stata decisa la facoltà d’uso, dunque, gli impianti che restano formalmente sotto sequestro, ma potranno essere utilizzati, a patto che l’uso sia finalizzato alla bonifica e al risanamento ambientale. I custodi dovranno garantire la “sicurezza degli impianti” realizzando “tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo”. 

Stanziamenti per la bonifica – Governo, Regione ed enti locali, sottoscrivono un protocollo che prevede un quadro complessivo di interventi che ammonta a 336 milioni così ripartiti: 119 milioni di interventi per bonifiche, 187 milioni per interventi portuali e 30 milioni per interventi per il rilancio e la riqualificazione industriale.

Lo scontro fra Anm e ministro – Quello sull’Ilva per l’Anm è un doveroso intervento visto che gli organi amministrativi di controllo non hanno assicurato la tutela ambientale, il diritto alla salute e il diritto al lavoro sono entrambi beni tutelati dalla Costituzione e in base all’art. 41 della Carta fondamentale l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza. «La magistratura – sottolinea l’Anm – non intende invadere l’ambito di competenza di altre Autorità, ma, in presenza di violazioni della legge penale non può fare a meno di intervenire, con gli strumenti giudiziari ordinari, ove gli organi amministrativi di controllo non siano riusciti ad assicurare negli anni la tutela ambientale, con gravissimo rischio per la salute dei cittadini; situazione, questa, da lungo tempo esistente nell’area tarantina, ben nota e accertata anche sulla base di perizie tecniche».

La replica di Clini –
Il ministro bolla come «molto parziale» la valutazione dell’Anm «perchè gli interventi in corso a Taranto sono in corso da tre anni. A marzo abbiamo riaperto la procedura per altre misure precauzionali, l’amministrazione è attiva e sta lavorando. Io conosco molto bene le problematiche ambientali e sanitarie che giustificano le azioni della magistratura».  Clini  osserva inoltre che la situazione degli impianti siderurgici di Taranto descritta è diversa dalla situazione attuale . Inoltre Clini no reputa corretto dal punto di vista tecnico «procedere alla chiusura degli impianti considerando quanto successo nei decenni passati.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 agosto 2012
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