Noi commercianti nei grandi magazzini, siamo i nuovi schiavi

Pubblichiamo la lettera inviata al giornale comunale dal proprietario di uno dei negozi ospitati nel centro commerciale "Il Gigante", costretto a tenere aperto tutte le domeniche: "Non possiamo assumere personale"

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata al giornale comunale di Castellanza www.castellanzaonline.it da Bruno Magni, un commerciante che lavora all’interno del centro commerciale di Castellanza, ex-IperStanda oggi "Il Gigante" in merito all’apertura domenicale della struttura. Il commerciante lamenta il fatto che i negozianti all’interno della struttura, in seguito al provvedimento sulle liberalizzazioni, sono costretti a mantenere i negozi aperti nel caso in cui il supermercato decida di rimanere aperto alla domenica. Qualche settimana fa ci aveva scritto una dipendente di un centro commerciale che raccontava del disagio causato anche alla sua famiglia dalle aperture domenicali. I problemi causati ai commercianti dei piccoli negozi ospitati all’interno dei centri commerciali non sono molto diversi.

Egregio direttore,

Scrivo la presente per dare risalto ad una realtà fino ad ora rimasta nella penombra ma che, seppur piccola, mi sembra ugualmente degna di esse portata a conoscenza dell’opinione pubblica.
La piccola realtà è quella delle condizioni di lavoro dei lavoratori dei Centro Commerciali sparsi in tutta Italia ed in particolare dei piccoli commercianti situati nelle Gallerie dei suddetti Centri.

La liberalizzazione degli orari di apertura delle attività commerciale ha, di fatto, dato il via libera aigrossi gruppi per realizzare il loro sogno di sempre, ovvero restare sempre aperti senza soluzione di continuità. Idea da sperimentare in tempi normali ma pessima, a mio modo di vedere, in tempi di crisi come questi: in realtà i guadagni si spalmano in più giorni a discapito dei costi che invece aumentano, ma questo è un discorso di marketing che può avere un’importanza relativa. Diverso invece risulta il discorso delle ore lavorative che assume un aspetto inquietante: se è vero che i dipendenti dei Centri Commerciali devono sottostare a turni più lunghi, è anche vero che si tratta comunque di turni, e il loro diritto al riposo è, in qualsiasi caso, garantito. Cambia invece il discorso per i piccoli commercianti che hanno all’interno di questi Centri la loro attività.

Si tratta perlopiù di negozi a conduzione famigliare in cui lavorano marito e moglie (per i più fortunati anche uno o due dipendenti part-time) per tutte le 13 ore di apertura giornaliera continuata ed obbligatoria come da contratto imposto. Ma, pur con qualche sacrificio e l’aiuto dei nonni (bontà loro) che tengono i bambini, si è riusciti fino ad ora, o meglio fino alla fatidica liberalizzazione, ad avere una vita dignitosa: eh sì, perche almeno la domenica e nelle Festività comandate ci si poteva godere la famiglia e passare una giornata intera tutti insieme.

Ma il colpo di scure era in agguato: la liberalizzazione!!!! Una balzana trovata, lanciata senza valutarne attentamente i pro ed i contro, che ha di fatto cancellato con un solo colpo di spugna uno dei diritti più sacrosanti che i nostri nonni ed i nostri padri avevano faticosamente conquistato a suo tempo nel mondo del lavoro: il riposo settimanale. Ciò che molti non sanno infatti è che le piccole attività commerciali poste all’interno dei grossi Centri sono tassativamente obbligati a rispettare i loro orari di apertura e chiusura ivi comprese le aperture festive: tradotto, i giorni di riposo concessi a noi piccoli negozianti sono “ben” 3 (tre) all’anno: S.Natale, 1° Gennaio e S.Pasqua, punto! Il tutto condito dalle solite 13 ore giornaliere (dalle 8,00 alle 21,00) per 7 giorni su 7 per, appunto, tutto l’anno. In pratica non abbiamo più diritto a niente: non solo al riposo settimanale ma anche a pranzare e cenare insieme (bisogna fare i turni, mentre i nostri figli lo fanno dai nonni), passare una giornata insieme a loro, seguirli nella scuola, quando non stanno bene, andare anche noi stessi a fare la spesa o dal medico……

L’unica consolazione che a me e mia moglie è rimasta è la possibilità di vedere ancora le nostre due bambine: 10 minuti la mattina, prima che vadano all’asilo e a scuola e 15/20 minuti la sera, prima cha vadano a nanna. Credo che persino ai carcerati siano concesse migliori condizioni di vita unitamente a molto più tempo da passare con i loro figli.

Detto questo chiediamo, per favore,

Ridateci le Domeniche

Ridateci la possibilità di vivere la nostra vita. Altrimenti saremo veramente i nuovi schiavi….

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 agosto 2012
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