“Pensavo di inseguire, invece ero solo al comando”

David Veilleux racconta la sua vittoria alla Tre Valli: "Voeckler mi ha detto di provarci, ma solo in cima alla salita ho scoperto di essere in testa". E' il primo extraeuropeo a vincere la classica della Binda

Per la prima volta in 92 anni la Tre Valli Varesine si concede a un corridore extraeuropeo. Quasi sempre terreno di caccia per italiani, talvolta conquistata da qualche belga (su tutti Merckx) o altri rari esponenti del Vecchio Continente, la classica che porta il nome di Alfredo Binda regala per una volta un sorriso al lontano Canada. Il merito è di David Veilleux della Europcar, già protagonista da queste parti quando era under 23, visto che ha partecipato sia ai Mondiali di Varese 2008 sia a quelli di Mendrisio 2009. É lui, biondo e sorridente, a spiegare come è nata l’azione che ha messo in fila i tanti pretendenti al podio di Luino.

«Ero in coda al gruppo quando siamo arrivati per la prima volta a Luino ma poi mi sono portato più avanti; a due giri dalla fine c’è stato un rallentamento e allora ho deciso di partire. Quando ho attaccato pensavo che ci fosse già qualcuno davanti; alla fine dell’ultima salita l’ammiraglia mi ha avvisato che ero da solo al comando e a quel punto ho fatto una specie di cronometro per tenere dietro gli avversari. Una vittoria fantastica».
Veilleux ha fatto valere una grande condizione fisica. «Sto davvero attraversando un buon periodo di forma e infatti anche settimana scorsa ho vinto una gara in Francia. Ora vado al Giro di Danimarca ma il mio obiettivo principale sono le prove di World Tour che correremo in Canada a settembre, il Gran Premio del Quebec e quello di Montreal. Certo, faccio anche un pensierino ai Mondiali di Valkenburg ma quelle gare le ho nel mirino da tempo».

La vittoria del giovane canadese è stata benedetta anche da capitan Voeckler, forse l’uomo più atteso (e marcato) della Tre Valli. «Quando Thomas mi ha visto tra i primi mi ha detto di provarci se c’era l’opportunità… Dopo l’arrivo invece si è complimentato. Mi ha anche ricordato che a giugno in un finale simile ero stato ripreso e che invece questa volta sono stato bravo a portare a termine l’impresa nonostante un piccolo errore in discesa che poteva costarmi caro. Qui in Italia spesso le discese presentano insidie e bisogna sempre stare attentissimi perché basta un attimo per sbagliare tutto».

Felice per sé, per la squadra ma anche per il suo Paese che da qualche tempo sta emergendo anche nel ciclismo. «Per il Canada questo è uno sport nuovo, ma noi siamo appassionati alle discipline dure e quindi ci piace molto. Io ho iniziato con la mountain bike a 15 anni, poi il mio allenatore mi ha fatto vedere Roubaix e Fiandre e ho capito che un giorno avrei voluto correre anche queste gare. Intanto il nostro movimento sta crescendo: Hesjedal l’avete visto tutti al Giro ma anche oggi, oltre a me, c’è stato il quarto posto di Parisien della Spidertech. Insomma, ci siamo anche noi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 agosto 2012
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