Pietro e Yari, due amici sul tetto del Cammino

Scidurlo ha raggiunto lunedì la Cruz de Hierro in sella alla sua bici azionata a forza di braccia, l'ultimo tratto tra le rocce l'ha fatto sulle spalle dell'amico Yari. E ieri è arrivato a o'Cebreiro, quota 1335 metri

Due amici uno in braccio ad un altro, sulla cima di una collina che è un simbolo: Pietro Scidurlo, sulla sua strada verso Santiago (percorsa in handbike) ha raggiunto la Cruz de Hierro, uno dei luoghi simbolo del Camino. Pietro è arrivato ai piedi della grande croce di ferro spingendo sulla sua handbike, la collinetta l’ha scalata sulle spalle dell’amico Yari. «Spesso Yari mi chiedeva se volevo un aiuto. Ma ho sempre detto no. Oggi volevo e ci son riuscito a salire alla Cruz de Hierro contando solo sulle mie forze» ha scritto lunedì sera sul blog. «Passo dopo passo, o forse meglio dire pedalata dopo pedalata, ai miei occhi è apparsa la Cruz. Un emozione incredibile. Li avrei a poco lasciato il peso di una vita. Oggi li ho fatto pace con me stesso. Ho promesso di non combattere più quel nemico che spesso mi ha sconfitto. Li ho giurato di accettarmi cosi come sono. Questa può sembrare una stupidata, ma per me è la fine di una stupida battaglia durata troppo a lungo. L’emozione è salita quando Yari mi ha preso in spalletta e mi ha portato su».

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Pietro Scidurlo sul Cammino di Santiago in handbike 4 di 6

La storia di Pietro è anche la storia delle persone che lo accompagnano: è anche la storia di Yari, dai capelli rasati, dalle grandi basette e dai tatuaggi battaglieri sul corpo. L’unico del gruppo in viaggio che non fa parte della famiglia Scidurlo, che ha scelto fino in fondo di esserci, sulla strada. Insieme posano sotto la croce di ferro, con indosso la maglia della Sommese, la squadra di ciclismo che ha contribuito al viaggio, grazie anche al patron Silvio Pezzotta, che ha messo su da tempo proprio una squadra di ciclismo su handbike. La Sommese è un altro pezzo della famiglia allargata che segue e sostiene Pietro. (Nella foto: Pietro e Yari con due bambini).

Ieri Pietro Scidurlo ha affrontato un’altra salita impegnativa, o’Cebreiro. «Io, papà e Yari eravamo a 1335m, sul tetto di Spagna. Davanti a noi, tra le nuvole, si nascondevano paesaggi d’una bellezza indescrivibile. E con la curiosità d’un bambino ci soffermammo ad ammirarli». Santiago quasi è all’orizzonte, la meta del viaggio. «Mi sento spesso indicare come l’autore di un impresa; ma io non mi sento tale. Io mi sento solo Pedro, un peregrino de Santiago; perchè è cosi che mi chiamano qui, per le strade della Galicia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 agosto 2012
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