Quando le vacanze cominciavano all’alba

I lettori sulla pagina Facebook di Varesenews ricordano gli "epici" viaggi in macchina di una volta. Con destinazioni che, spesso, oggi raggiungiamo in giornata

Vacanze anni sessataSi dice sempre: “Agosto, mese di vacanze”, ma negli ultimi anni questo non è più il periodo in cui mezza Italia si sposta da un luogo all’altro dello stivale con tutta la famiglia.
Cambiano i tempi del lavoro, cambiano le strutture famigliari, cambiano le disponibilità e le prospettive. E le partenze all’alba, con la macchina carica fino all’inverosimile e bambini assonnati che dormono tra le valigie, non esistono più. Restano però, indelebili, tra i ricordi più dolci dell’infanzia: anche se si moriva di caldo, anche se si partiva di notte, anche se arrivare in Romagna sembrava un’avventura alla Indiana Jones. A dirlo, proprio voi lettori, stimolati su Facebook da una domanda che vi abbiamo rivolto dalla nostra pagina. Le vostre risposte hanno tratteggiato un ritratto di un’Italia che forse non c’è più: un’Italia che andava in vacanza con meno mezzi e più disagi, ma con un po’ più di tempo per riposare. E che viene rimpianta un po’ da tutti.

Innanzitutto, nel ricordo dei bambini tutti i viaggi erano epici, anche quelli che ora sono considerati “corti”: «Ero piccola quando il mio papà guidava la sua lancia Prisma il mese di agosto per andare in valle d’Aosta – ricorda per esempio ClaraIo seduta sul sedile posteriore con il mio stereo di un kilo e mezzo sulle ginocchia per ascoltare la musica. Mi sembrava un viaggio lunghissimo. E pensare che adesso ci vado in giornata».

E Sandra aggiunge: «Mia nonna portava anche il mazzo di fiori freschi “Se no la casa, quando arriviamo, è spoglia”. Partenza all’alba da Casale Monferrato (AL) destinazione: Villa d’Adda (BG) – viaggione!!». Un “viaggione” così per dire era anche quello di Mario: «Mi ricordo che per andare a Pigra (Provincia di Como, Val d’Intelvi, ndr), alla sera si preparava la 600 e alle sei di mattina si partiva. Tre fermate obbligate per far respirare il motore, insomma quando si arrivava sembrava di aver fatto un viaggio interminabile. Oggi a Pigra arrivi in un ora con le stesse strade. La paura che si rompesse la cinghia del motore metteva tutta la famiglia in agitazione per tutto il viaggio. La cinghia era il problema della 600. Altri tempi, le vacanze erano qualcosa di speciale, oggi si va in vacanza senza assaporare l’evento. C’era l’agitazione della partenza, andare a Pigra sembrava di andare in cima al mondo».

I modelli delle auto sono ben ricordati dai lettori, perchè facevano parte integrante dell’avventura: «Noi in quattro con la fiat Ritmo super carica di qualsiasi cosa…- ricorda Divina Taviani – un caldo infame in autostrada…il viaggio mi sembrava un’impresa epica, e dovevamo arrivare a Lido Adriano (RA)!…e che eccitazione la sera prima di partire!». Elide invece ricorda: «850 FIAT in cinque, io sempre in mezzo nel sedile dietro. Coda in autostrada sotto il sole, con il sedile appiccicato al sedere e i bottiglioni di lambrusco che scoppiavano per il caldo nel portabagagli: destinazione, Mantova»

E ancora più “avventurosa” – peraltro, con le normative attuali, pure impossibile da replicare – la partenza della lettrice che si definisce “La Mano”: «Partivamo in 5 con una Skoda gialla. Per me e i miei fratelli preparavano una sorta di "letto" ribaltando i sedili dietro: la testa rivolta verso i sedili davanti e le gambe in mezzo alle valigie. Credo ci caricassero in piena notte belli addormentati perché ci svegliavamo al mattino ancora a bordo. Destinazione: nonni a Roma»

“La Mano” introduce i racconti davvero epici di attraversamenti d’Italia aventi come meta era di solito casa dei nonni, o dei parenti, al sud. «Partivamo da Cantù direzione Calabria alle 3 del mattino – ricorda Marina – Con mio fratello studiavamo il modo per poterci sdraiare sul sedile dietro e dormire in modo da non pensare a quanto fosse lungo il viaggio»

Un problema simile l’aveva pure Ivano: «Fino a 8 anni i miei caricavano la Citroen Gs Pallas, alle 21 ci facevano salire. Da Arcisate a Varese imbocco autostrada potevamo stare svegli poi la mitica frase: “chiudete gli occhi che quando vi svegliate siamo al mare”…. 13 ore per arrivare a Brindisi, coi finestrini aperti per far entrare aria fresca».

«Malnate-Puglia dai nonni – ricorda invece Milena – Panda rossa coi sedili ancora in stoffa, partenza alle 3 del mattino, così si viaggia col fresco… e i finestrini abbassati! ribaltando i sedili dietro e facendo un letto matrimoniale per me e mia sorella così dormivamo ed evitavo di vomitare come in tutti i miei viaggi d’infanzia; io che chiedevo ogni 10 minuti “siamo arrivati?” e mio papa’ rispondeva “dormi, così arriviamo prima!” per non parlare del viaggio di ritorno, col porta pacchi montato e cassette con dentro ogni specialità pugliese possibile. D’altra parte non potevamo rifiutare quello che i nonni e i parenti avevano preparato apposta per noi… che bei tempi!».

E voi, ne avete di ricordi così?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 agosto 2012
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