Ri-assunta sì, ma a 100 chilometri di distanza

Il Comune esternalizza la gestione delle mense scolastiche e l'addetta alla contabilità viene trasferita in altra sede (ben lontana). L'IdV attacca la maggioranza: "Avevamo chiesto attenzione ai lavoratori"

Il Comune di Samarate affida il servizio mensa delle scuole ad un’azienda esterna e la dipendente che si occupa della contabilità finisce traferita a 100 chilometri di distanza. Il caso viene denunciato anche dall’Italia dei Valori: «Esprimiamo tutto il nostro rammarico per quello che sta succedendo ad una dipendente della nostra Municipalizzata, a cui va tutto nostro supporto e sostegno» dice Eliseo Sanfelice, dell’IdV Samarate. Cosa succede? «Il Comune ha promosso un bando per la mensa delle scuole e l’azienda che lo ha vinto offre il servizio qui da noi, ma ha spostato la contabilità nella sede centrale, a circa 100 km di distanza, quindi alla ragazza che fino adesso si è sempre occupata della contabilità  è stato garantito il posto di lavoro solo nella nuova sede». Risultato? La dipendente per tenere il posto dovrà farsi ogni giorno il viaggio fino a Capriate san Gervasio, nella Bergamasca. Cento chilometri e tre caselli autostradali.

«In Consiglio Comunale – accusa Sanfelice – più volte abbiamo evidenziato la necessità di tutelare il posto di lavoro delle persone, non solo grazie alle varie norme previste per legge, ma spingendo per l’inserimento di regole locali di buonsenso. All’unisono il coro è sempre stato lo stesso: noi dell’IDV siamo populisti, cercatori di voti o persino persone che vivono fuori dalla realtà. Forse la realtà di questi tempi avrebbe bisogno di una nuova mappatura, soprattutto da parte delle forze di governo».

Insomma: non si sono valutate attentamente le conseguenze, secondo l’IdV. «Personalmente – dice ancora Sanfelice – ho sottolineato innumerevoli volte che non basta la garanzia del posto di lavoro, ma anche quella dell’ubicazione che deve rimanere invariata. Chi lavora a Samarate deve avere la certezza di non essere trasferito a 100 km di distanza, perché questa è una forzatura emotiva che equivale esattamente ad un licenziamento. Il dipendente che percepisce uno stipendio sui 1000 euro al mese, non può averne 700 di spesa per recarsi al lavoro ogni giorno edessere impegnato 12 ore invece delle 8 previste, o peggio trasferirsi e ritornare dai propri famigliari per il weekend. Purtroppo questo è successo, speriamo non in modo reversibile, ma è successo:  per troppa superficialità; perché non si è voluto ascoltare»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 agosto 2012
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