Romina Laurito: “Con il bronzo chiudo alla grande la mia carriera sportiva”

Varesenews ha incontrato la ginnasta gallaratese appena rientrata da Londra. Dopo aver conquistato la medaglia di bronzo nella finale a squadre, l'atleta ora pensa al suo futuro: «Inizierò a studiare per diventare fisioterapista»

«Mamma voglio andare a fare ginnastica non in piscina». Romina è una bambina, ha solo tre anni ma ha già le idee molto chiare. Non vuole frequentare il corso di nuoto a cui l’ha iscritta la madre, su consiglio del pediatra perché troppo esile. Romina è felice solo nella sua palestra insieme ai suoi giochi, una palla, un nastro, un cerchio. Ora Romina di anni ne ha 25 anni ed è appena tornata da Londra, dopo aver partecipato alle Olimpiadi. E’ tornata con una medaglia appesa al collo. E in quel piccolo oggetto di bronzo (che poi tanto piccolo non è) vi è racchiusa tutta la felicità, il traguardo di una vita di allenamenti e sacrifici. «Una gioia indescrivibile, il sogno più grande che si realizza». Romina la tiene tra le mani e ti guarda con i suoi grandi occhi verdi, sorride. Una ragazza timida ma allo stesso tempo molto determinata.
Romina domenica per un sogno voi Farfalle non avete raggiunto l’argento vinto dalla Bielorussia. Va bene ugualmente?
«Sì assolutamente. Nessun rammarico. Questa Olimpiade è andata molto bene. Siamo partite con la paura che la giuria non ci riconoscesse il valore del nostro esercizio, come ha fatto per le gare di tutto l’ultimo anno. Quindi “di testa” è stato molto pesante affrontare la gara. Invece dopo il risultato del primo giorno nella gara delle 5 palle, eravamo molto speranzose perché la distanza dalla Russia (vincitrice della medaglia d’oro n.d.r.) era davvero minima. Nella seconda rotazione invece è stato difficile mantenere la concentrazione ed infatti abbiamo commesso un errore che ci ha penalizzate (nella prova dei due cerchi e tre nastri n.d.r.). Ma va bene così, una medaglia olimpica è davvero una gioia ineguagliabile».
Quando sali in pedana prima di una gara il tuo cuore batterà molto forte. Come riesci a gestire l’emozione?
«E’ una sorta di allenamento anche quello. Quando si è piccoli si è abbastanza incoscienti, si entra in pedana con lo spirito di voler mostrare a tutti quello che si sa fare. Poi crescendo si diventa più consapevoli e aumenta la responsabilità, bisogna riconfermarsi nei risultati raggiunti. Noi in questa Olimpiade dovevamo riconfermare i tre mondiali vinti. La tensione era alta, non potevamo sbagliare per ambire ad una medaglia. Ero molto agitata ma anche tanto felice perché si stava realizzando un sogno che coltivo sin da quando sono bambina».
Raccontaci la tua prima esperienza nel villaggio olimpico.
«Purtroppo nel villaggio ci siamo state solo tre giorni per motivi logistici. Il palazzetto dove si sono svolte le nostre gare non si trova all’interno del villaggio, ma ad un’ora di distanza. Per questo motivo ci siamo dovute trasferire in un albergo vicino nei giorni delle competizioni. Per quel poco che ho visto è stata un’emozione unica. Tantissimi atleti, persone che condividono lo stesso tuo ideale, lo stesso spirito e la stessa forza. E’ davvero particolare l’atmosfera che si respira. E l’ultimo giorno si è tutti in festa, qualunque sia stato il risultato. Dopo essersi preparati per quattro anni, quando tutto è finito è come togliersi un peso e si gioisce».
Tanti anni di sacrifici dopo ore ed ore di allenamenti. E’ vero che voi ginnaste vi allenate 11 mesi all’anno?
«Sì è verissimo. D’inverno stiamo in un centro a Desio, mentre d’estate ci trasferiamo a Follonica. Lavoriamo per 8 ore al giorno e viviamo in albergo tutte insieme. Il tempo per la vita privata è alla sera, finito l’allenamento. Abbiamo solo un mese di vacanza per svagarci un po’ e raggiungere le nostre famiglie».
Stando così tanto tempo insieme voi compagne di squadra siete anche amiche?
«In squadra siamo dieci ragazze con gli stessi ideali e siamo molto affiatate anche al di fuori della palestra. Tant’è che andiamo pure in vacanza insieme tutti gli anni. Tra pochi giorni partiamo per la Spagna. Questa coesione e complicità si vede soprattutto quando saliamo in pedana, altre squadre non ce l’hanno».
Dopo le vacanze allora dirai addio alla ginnastica?
«Sì era già nei miei programmi. Adesso mi riposo un po’ e poi inizierò a studiare per diventare fisioterapista. Ho solo 25 anni ma sono già vecchia per questo sport. E’ giusto dare spazio alle atlete più giovani. Con il corso in futuro potrò seguire le ragazze anche come preparatore atletico».
Come giudichi la ginnastica italiana? Rimane sempre uno sport minore?
«La ginnastica ritmica purtroppo non è mai stata vista come uno sport di primaria importanza in Italia. Prima di tutto viene il calcio, la pallavolo. Sono sport “meno logoranti” dal punto di vista degli allenamenti. La ginnastica si basa tutta sulla precisione estrema, sulla ripetizione infinita. Una ragazza che si avvicina a questo sport deve avere davvero molta pazienza e spirito di sacrificio, si ha davvero poco tempo per se stesse».
Essere ginnaste a questo livello è un lavoro, infatti sei stipendiata dall’Aeronautica Militare. «Con questi soldi finalmente posso essere indipendente dai miei genitori che hanno fatto tanti sacrifici per farmi arrivare fin qui e questa medaglia la dedico tutta a loro».
Papà Antonio e mamma Benvenuta guardano la figlia con grande ammirazione e al ricordo della finale gli occhi diventano un po’ lucidi.
«Un’emozione così grande che bisogna provare per poterla capire. Essere salita sul quel podio rappresenta per lei la massima soddisfazione dopo tanti anni di sacrificio. E noi oggi siamo davvero orgogliosi di lei».
Le parole lasciano lo spazio ad un abbraccio caloroso.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 agosto 2012
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