Un aborigeno a zonzo in città

Baradi fa parte della tribù dei Bodi che vive nel sud dell'Etiopia. È in viaggio in Europa, ospite di Luca che lo scorso anno visse una settimana incredibile durante una vacanza fotografica

Un aborigeno in città. Non è il titolo di una fiction o di un documentario del National Geographic. È semplicemente l’ospite arrivato a casa di Luca, come risposta all’accoglienza che lui stesso ha ricevuto un anno fa, durante un tour fotografico in Etiopia: « Ero partito per un viaggio in solitaria e ho avuto la fortuna di conoscere in internet un’antropologa francese, Lucie, che lavora per l’Università di Halle a un progetto di ricerca sulla tribù dei Bodi. Sono stato loro ospite per una settimana ed è stata un’esperienza incredibile. Lungo la Valle dell’Omo, ci sono diverse tribù coloratissime e interessanti. Io sono arrivato in quella dei Bodi, 8000 persone che vivono separate dal resto del paese, hanno una loro lingua, proprie culture e tradizioni e un’economia che si basa su agricoltura e pastorizia. Ho vissuto nelle loro case fatte di legno, argilla e paglia, ho mangiato il loro cibo e condiviso la vita quotidiana. Nonostante mi fossi preparato sul viaggio in Africa, è stata un’esperienza che non mi aspettavo, bellissima ed emozionante nello stesso tempo».

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Ospite gradito e ben accolto per una settimana, a Luca è stato poi chiesto di replicare a quell’accoglienza, aprendo le porte di casa propria per un componente della comunità. Così, in questi giorni, Luca ha ospitato Barhadì, figlio dell’ex guida spirituale della comunità, oggi compito affidato al fratello: « È una comunità incredibile, che non conosce il possesso o l’avarizia. Tutto è condiviso e la solidarietà è naturale. La comunità ha una guida spirituale e si affida ad alcune personalità carismatiche. La natura detta i ritmi della loro vita e anche a livello spirituale si affidano a un ente sovranaturale a cui si affidano quando hanno bisogno. Nonostante la zona un po’ turbolenta dove vivono, sono una comunità pacifica che conduce una vita tranquilla, essenziale e frugale, ma molto serena».

Quest’anno, quindi, è la volta di Barhadì ad essere ospitato in Europa, un tuffo in un mondo diverso: «Ci sono molte cose diverse ma è tutto molto bello. Ho trovato una grande accoglienza, mi hanno fatto vedere tante cose. Ho ricevuto anche una gran quantità di regali, cosa che avviene di rado nelle città dell’Etiopia. Mi infastidisce un po’ la gente che mi fissa incredula, chissà cosa pensa….».

Luca e Lucie, che accompagnano Barhadì in questo viaggio, gli hanno mostrato Lione prima e Varese con i suoi dintorni poi. È stato al Campo dei Fiori, di cui ha apprezzato la splendida visuale che gli ha fatto capire come si è sviluppata la città, il lago Maggiore, dove ha fatto un giro in battello («La cosa più emozionante dopo l’aereo»), Genova e Milano: « C’è una cosa, però, molto triste e sono i senza tetto che dormono per strada. Nella nostra comunità non sarebbe possibile. Come si fa a lasciare vecchi, giovani e bambini a dormire sotto le stelle? Ho visto le vostre chiese, molto grandi e belle ma vuote: ogni tetto va fatto per accogliere la gente…».

Baradi si sta godendo usi e costumi europei: « Il cibo, per esempio, è così ricco e abbondante! Noi abbiamo pochi piatti essenziali, di riso e latte. Qui c’è ogni cosa e si continua a mangiare. E che dire dei vestiti? Noi, di solito, andiamo in giro nudi e abbiamo solo un abito che laviamo ogni tanto. Qui vi cambiate maglietta continuamente. Chissà quanto lavate….»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 agosto 2012
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