Campeggio, 400 chiedono i danni al comune

I firmatari della causa per 15 milioni di euro sono quasi tutti i soci. Gli avvocati presentano le motivazioni

Non è una class action in senso stretto, ma lo è per i numeri. Circa 400 persone hanno aderito alla causa civile che i soci del campeggio Settelaghi di Azzate stanno per intentare contro il comune. L’azione risarcitoria vale 15 milioni di euro ed è stata indirizzata al sindaco Giovanni Dell’Acqua ma anche contro il «responsabile del servizio edilizia privata e urbanistica» il geometra Lucio Gorno. La causa chiede in sostanza che il comune si assuma la responsabilità storica di quanto ha autorizzato negli anni, ovvero concedendo ai campeggiatori del Settelaghi di vivere in quel luogo come fossero dei veri e propri abitanti «residenti e domiciliati». Il comune negli anni ha messo in atto comportamenti «attivi ed esemplari» che hanno ingenerato degli affidamenti, come le residenze, e che poi sono stati di fatto negati alla gente. Esemplari perché in diverse occasioni il comune si è comportato proprio come se i campeggiatori avessero il diritti di vivere in quel luogo, come accaDde quando nel 2002 dopo un’esondazione del lago: il comune indicò in una sua ordinanza «lo sgombero di persone e animali…al fine di fronteggiare l’emergenza e di tutelare l’incolumità delle persone ivi domiciliate e/o residenti». E’ solo uno degli esempi indicati nella causa, ma è forse il più chiaro. Il comune cioè nei suoi atti dava segno di conoscere perfettamente la situazione di residenza dei suoi cittadini all’interno del campeggio, e dunque ha dato alla gente l’impressione di aver concesso loro degli affidamenti legittimi. «In altre parole – osservano gli avvocati Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti - i cittadini non hanno colpa, anzi hanno subito dei danni, perché avevano il diritto di presumere che la pubblica amministrazione stesse mettendo in atto un comportamento corretto quando concesse loro una residenza e mostrò di conoscere come era gestito quel luogo». 
La situazione del campeggio era ben nota e avallata dall’amministrazione. Ma c’è di più: «I campeggi in Lombardia non possono stare aperti tutto l’anno – osservano i legali – quando il comune ha autorizzato invece l’apertura per 365 giorni l’anno ha di fatto trasformato quell’area». Si capiva che era un campeggio? La contraddizione tra il comportamento del comune e la normativa sui campeggi emerge in tutta evidenza, secondo gli avvocati, e proprio la concessione della residenza per anni – e anche in tempi assai recenti – testimonia questo elemento contraddittorio rispetto a un regime di puro campeggio. «Non è vero che il comune si sia limitato a concedere le residenze come un atto dovuto – aggiungono i legali – in realtà per ogni residenza devi fare un accertamento incidentale, i controlli vanno fatti. Il comune non è solo un passacarte, in questo caso ha concesso residenze a cittadini che fino al 2011 hanno presunto in buona fede di trovarsi in una situazione di legalità, tanto è vero che il sindaco è anche andato nella struttura per tenere un comizio elettorale nel 2009».
Riassumendo, i procedimenti ora sono tre. Un ricorso al tar contro l’ordinanza di sgombero del 2011 che sarà discusso in cassazione il 6 marzo prossimo. Un’inchiesta penale con il sequestro delle casette che sfocerà in un processo il 10 aprile. Una causa civile che sarà depositata domani per chiedere al comune 15 milioni di euro di danni. «Ma ciò non toglie – concludono gli avvocati- che i nostri clienti chiedano ancora un tavolo tecnico con il comune, che è un atto indipendente dall’inchiesta. Una volta sanati i presunti abusi, si potrà ragionare su una nuova modalità di utilizzo di quel luogo, tuttavia sempre nel pieno rispetto di quanto stabilito dalle leggi e dai giudici».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 dicembre 2012
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