Ci sono giorni di neve e giorni di sole per i desaparecidos argentini

Nel libro di Fabrizio e Nicola Valsecchi viene ripercorsa in prima persona l’esperienza di Alfonso Mario Dell’Orto, padre e suocero di due desaparecidos, in viaggio per portare il ricordo della figlia nella natìa Italia.

 Dice Alfonso Mario Dell’Orto che:

ci sono giorni di neve nella vita di un uomo, e ci sono giorni di sole in cui tutto risplende di una luce migliore e ogni ricordo svanisce come neve al sole.

desaparecidosTra quei giorni di sole ci sono sicuramente il 5 luglio e il 28 novembre 2012. La prima data segna una svolta per il popolo argentino: Jorge Rafael Videla, capo della junta militar che instaurò la dittatura nel paese tra il 1976 e il 1981, è stato condannato da una sentenza del tribunale federale di Buenos Aires per il sequestro di bambini figli di oppositori; la seconda riguarda l’apertura del maxi processo contro un gruppo di 68 imputati accusati di essere i responsabili, durante il periodo della dittatura argentina, dell’organizzazione dei voli della morte.
Alfonso Mario Dell’Orto è il protagonista reale dal quale prendono libera ispirazione per scrivere il libro Fabrizio e Nicola Valsecchi, due autori di Como nati a Cernobbio nel 1976, quarantun’anni dopo che Alfonso partisse dallo stesso paese – Piazza Santo Stefano, una frazione – per fuggire insieme alla sua famiglia in Argentina, al riparo dal regime fascista e dai creditori del padre. Il libro è il racconto in prima persona dei pensieri del protagonista, che a settant’anni di distanza, ritrova il coraggio del viaggio oltreoceano e vola in Italia per terminare un percorso iniziato diversi anni prima. È come il movimento circolare di una vecchia cassetta musicale, e le due testine sono l’Italia e l’Argentina. Alfonso muove la pellicola in avanti e allo stesso tempo osserva i fotogrammi della sua storia già svolta. È una storia a cavallo tra due regimi, e il destino della sua famiglia è intrecciato con quello delle famiglie degli altri 30mila scomparsi durante il periodo del Processo di riorganizzazione nazionale – i desaparecidos.
Il dramma e il tormento di Alfonso sono il vuoto che la dittatura ha lasciato dentro di lui, privandolo della figlia Patricia e del marito di lei, Ambrosio, il 5 novembre 1976. La causa della sottrazione era dovuta al fatto che Patricia insegnava a leggere e a scrivere ai bambini poveri, facendoli disegnare e divertire con il teatro. La junta militar aveva avuto la necessità di creare un vuoto culturale, psicologico e fisico a partire dal 24 marzo 1976,

 l’inizio di un viaggio di sola andata per migliaia e migliaia di persone. La dittatura. Nella più totale indifferenza. Il grido di libertà di una nazione soffocato. Stroncato sul nascere dai militari dell’esercito, dalla marina e dalla polizia. Non un carro armato nelle strade. Non uno sparo. Non una guerriglia. Nessuno scontro. Niente fucilazioni. Niente carceri. Niente arresti di massa. Nessuna immagine di violenza e di morte agli occhi di tutto il mondo. nessuna vittima. Nessun carnefice […]. Desaparecidos. Una fossa comune o il mare blu la loro ultima destinazione.

Con il viaggio di ritorno in Italia (un volo aereo di qualche ora, contro il viaggio durato due settimane in nave dell’andata di settant’anni prima), Alfonso vuole completare il suo percorso segnato dalla sofferenza e affidare alla memoria della sua antica comunità il ricordo profondo della figlia. Un ricordo che sente ancora vivo nella carne e che gli impedisce di conservare lo spirito libero dall’angoscia, ma lo spinge a ricercare una riappacificazione interiore.
Giorni di neve, giorni di sole – Fabrizio e Nicola Valsecchi, Collana Sentieri – edizione 2009 (12 euro).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 dicembre 2012
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