Diagnosi del Parkinson, lo studio dell’Insubria su Nature

Nonostante le costanti difficoltà economiche i ricercatori della dipartimento di biologia strutturale di Busto hanno scoperto i marcatori della malattia nei globuli bianchi. Il prof. Fasano: "In futuro basterà un esame del sangue per diagnosticarlo"

Un altro passo importante verso la diagnosi della malattia di Parkinson da un esame del sangue grazie anche all’impegno del gruppo di ricercatori del professor Mauro Fasano dell’Università dell’Insubria di Busto Arsizio. Oggi (martedì), infatti, la prestigiosa rivista scientifica "Scientific Reports" (del gruppo Nature, che riporta le più importanti scoperte nelle scienze della natura) ha pubblicato i risultati della ricerca tutta italiana condotta dal gruppo del professor Mauro Fasano insieme alla dottoressa Tiziana Alberio (Università dell’Insubria a Busto Arsizio) in collaborazione con il gruppo del Professor Leonardo Lopiano dell’Università di Torino e altri collaboratori all’Università del Piemonte Orientale e all’Università di Verona.

Grazie alla proteomica, la scienza che studia come cambiano le proteine nei tessuti, i ricercatori hanno trovato alcuni marcatori nelle cellule del sangue, in particolare nei linfociti T, che variamente combinati possono permettere di calcolare un punteggio di compatibilità con la malattia.  «Da qui all’esame del sangue la strada è lunga – spiega il biochimico Mauro Fasano – ma questa scoperta apre una strada completamente nuova. Se questi dati verranno confermati in una casistica molto più ampia, il neurologo disporrà di uno strumento in più per decidere se fare analisi più complesse e costose, che solitamente sono riservate a soggetti che hanno già manifestato i sintomi della malattia».

Attualmente non è possibile fare alcuna terapia che possa rallentare il decorso della malattia perché i sintomi si manifestano troppo tardi, quando ormai la degenerazione di certi neuroni è troppo avanzata per poter intervenire. Questa scoperta permetterebbe di fare studi clinici di nuovi farmaci, in grado di intervenire sulla progressione del Parkinson, che ora non possono essere realizzati. «Stiamo lavorando alla realizzazione di una rete di centri Parkinson per portare la scoperta dal laboratorio alla clinica», aggiunge il neurologo Leonardo Lopiano. «Contiamo di reclutare un grande numero di soggetti per verificare che il test sia effettivamente efficace come sembra dai nostri studi. Questo ha costi abbastanza alti e ci stiamo dando da fare per trovare adeguati finanziamenti». La neurobiologa Tiziana Alberio puntualizza inoltre che «molti biomarker che sembravano essere promettenti si sono fermati alla scoperta. La realizzazione di un test diagnostico è un notevole impegno finanziario, e molte aziende non se la sentono di rischiare». È la cosiddetta Death Valley, dove gli investitori non se la sentono di avventurarsi. Ma i tre scienziati hanno buoni motivi di credere che il loro metodo abbia grandi vantaggi, come testimoniato dal fatto che la rivista ha accettato di pubblicare lo studio dopo una severa revisione.

Due anni fa avevamo intervistato il professor Fasano nell’ambito della protesta dei ricercatori contro la riforma Gelmini. Questa testimonianza, raccolta in tempi non sospetti, raccontava bene le grandi difficoltà nelle quali si trovavano (e si trovano tutt’ora) a lavorare i ricercatori a Busto Arsizio senza un’adeguata copertura finanziaria del loro importante lavoro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2012
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