I detenuti pasticceri diventano più “buoni”

Lavorare in carcere abbassa la percentuale di recidiva, una volta espiata la pena. A Busto ci stanno provando da due anni con un laboratorio di cioccolateria che sforna dolci apprezzati in tutta Italia

Le hanno chiamate "Dolci Libertà" e sono le creazioni dei pasticceri del carcere di Busto Arsizio che da due anni ospita un laboratorio di cioccolateria che sforna ogni sorta di leccornia a base di cacao e non solo. Questa mattina, giovedì, il direttore della casa circondariale Orazio Sorrentini ha voluto aprire alla stampa le porte del laboratorio, in collaborazione con il consorzio Sol.Co. che da tempo collabora con la struttura di via per Cassano nell’ambito del reinserimento lavorativo. 

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Dolci "evasioni" per i carcerati di Busto 4 di 12

I pasticceri all’opera attualmente nel laboratorio sono tra i 20 e i 30, in base anche alle richieste esterne. I prodotti della cioccolateria del carcere, infatti, vengono distribuiti in tutta Italia e hanno vinto diversi premi e menzioni speciali. A confermare l’alto livello della gamma dei prodotti ci ha pensato un’assaggiatrice che questa mattina era presente in laboratorio e che ha definito i prodotti a base di cioccolato tra i migliori in Italia. Un riconoscimento per i detenuti che si impegnano, anche per chi ha permesso la realizzazione del laboratorio e per chi ha creduto investendo nei macchinari (l’associazione Sport e spettacolo holding).

«I dati certificano che le attività lavorative svolte all’interno del carcere hanno una grande funzione nell’abbassamento della percentuale di reiterazione dei reati, una volta che si esce dal carcere – spiega il direttore Orazio Sorrentini – va considerato che esiste anche una percentuale di reati oscuri (quelli che non sono stati ancora scoperti o che non avranno mai un colpevole, ndr) ma la tendenza di chi esce da qui con una professionalità è quella di reintegrarsi in maniera meno traumatica nella società civile». In un caso, addirittura, un ex-detenuto di Busto ha aperto una pasticceria nel suo paese, in Colombia. Barbara Trebbi di Sol.Co: «In un momento di scarsità di fondi come quello attuale questo laboratorio è un piccolo miracolo – spiega – come consorzio abbiamo attivato una serie di percorsi per il reinserimento lavorativo per riuscire a proporre tirocini e stage in esterno per dare quel supporto iniziale che permette di iniziare una nuova vita».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2012
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