I monasteri medioevali cantano la nostra storia

«Monasteri Fruttuarianensi nel Seprio» ( Pietro Macchione Editore) partendo dall'antifonale della Badia di Ganna, antico manoscritto liturgico di rito ambrosiano, riporta alla luce un frammento importante del passato

«Facciamo una cosa che non cambierà i destini della provincia, ma che rimarrà nel tempo». Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, è un appassionato di storia medioevale, periodo che definisce «oscuro» e al tempo stesso «illuminante» per ricostruire la storia del territorio varesino. La pubblicazione «Monasteri Fruttuarianensi nel Seprio» (Pietro Macchione editore), curata da Mauro Luoni e inserita nella collana “Quaderni di storia del territorio varesino”, riporta alla luce un frammento di quella storia partendo da un antico manoscritto liturgico di rito ambrosiano: l’antifonale della Badia di Ganna. La riproduzione del vecchio antifonario restituisce al pubblico un repertorio liturgico altrimenti di non facile consultazione. Musica, architettura e storia si fondono, dunque, in un testo che cerca di riannodare i fili di una cultura antica attraverso il contributo di numerosi studiosi: Alfredo Lucioni, Mauro Luoni, padre Benigno Comolli, Raffaella Ganna e Alessandro Riganti. Quest’ultimo, maestro del coro Antiqua laus, ha eseguito l’analisi e la comparazione musicale con altri manoscritti liturgici dello stesso periodo e trascritto l’intera liturgia in notazione gregoriana moderna grazie a un programma informatico. «L’antifonario di Ganna – ha sottolineato il maestro – ha una particolarità molto singolare: pur dovendo servire al servizio liturgico di una comunità benedettina, che esegue il rito romano, riporta brani di liturgia cantata secondo il rito ambrosiano». Quella del rito però non è l’unica particolarità. Nell’analisi dell’antifonario compaiono dei capilettera con delle faccine disegnate a mano, un espediente usato dagli amanuensi per trovare un po’ di svago rispetto al rigore imposto dalla vita monastica.
«L’ordine fruttuariense – ha spiegato Alfredo Lucioni, docente di Storia medioevale all’Università Cattolica di Milano – nell’area del Seprio ha lasciato quattro insediamenti importanti: la Badia Ganna, il monastero di Voltorre, il monastero femminile di Caronno Pertusella, la chiesa di San Sepolcro a Castiglione Olona, che è stata rasa al suolo per lasciar posto alla Chiesa di Villa».
Le pietre di chiostri e monasteri raccontano, parlano e, secondo alcuni studiosi, a volte cantano. Luoni prende le mosse dagli studi di Marius Schneider su tre insediamenti benedettini in Catalogna, dove si sostiene l’esistenza di «una impensata affinità fra la successione dei capiteli e la posizione delle note degli inni gregoriani propri dei santi a cui quei chiostri erano dedicati». Un’ipotesi suggestiva che, secondo Luoni, però non è verificata sulle pietre del chiostro di Voltorre, certamente intonate con il paesaggio lacustre ma non con il canto religioso.
La pubblicazione, così come la precedente, ha avuto già numerose richieste dal Canton Ticino, dalla Germania e soprattutto dal centro Italia, un interesse che l’editore Pietro Macchione definisce «notevole», considerato l’argomento. Un’operazione che è stata possibile grazie al contributo dell’ente provinciale, di Ubi- Banca Popolare di Bergamo, del comune di Gavirate e della Comunità montana del Piambello. Secondo il presidente Galli e l’assessore alla Cultura Francesca Brianza, questo interesse andrebbe in qualche modo capitalizzato in termini culturali. «Se riusciamo ad esserci ancora – ha concluso Galli – all’inaugurazione di un altro lotto del monastero di Cairate si potrebbe organizzare un momento di confronto tra studiosi e dare una sistematicità a tutto quanto è stato prodotto sull’argomento. Non mi interessano i tagli di nastri, ma il valore espresso nelle cose belle che si fanno in questa provincia».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 dicembre 2012
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