Il “Cantico” di Sofia Gubaidulina

Alla riscoperta di due opere della compositrice russa, nel mito di Orfeo e San Francesco d’Assisi

Sognando l’eternità, semmai ce ne sarà una. Un abisso musicale ci avvicina alla fratellanza divina: porta i suoni di corde, tamburi e voci. Di quella inesauribile prova di coscienza alla quale ci chiama, da sempre nei suoi lavori, Sofia Gubaidulina. “The Lyre of Orpheus” e “The Canticle of the Sun” di San Francesco d’Assisi, contenuti in un meraviglioso cd per la ECM della compositrice russa, rappresentano una sorta di augurio “biblico” – seppur non disgiunto da una debolezza del tutto pagana – per il nuovo anno. La Gubaidulina, d’altronde, non scrive per riempire il proprio catalogo di numeri d’opera, ma per trasmettere la mistica ragione della resistenza e della crescita interiore. Di fronte alla crisi economica mondiale e ai sacrifici dei tanti Sofia Gubaidulina sostiene, e incoraggia, l’abbondanza dell’anima. Il baccanale della riflessione, della pedagogia del pensiero, della filosofia spicciola, perché umana, della salvazione. Un invito all’abbandono a Dio e all’equilibrio, quello di Sofia, per dirci quanto il coraggio di Orfeo, da un lato, e quello di San Francesco di Assisi dall’altro, siano meritori di un’indagine nel profondo. 
Il coraggio che si fa rottura, anche in noi stessi, per la ricostruzione di un sentiero, di un divenire, di una “legge” capace di rassicurare, servire e unire l’umanità. Abbandono della vita programmata e stilizzata, conformista e a sua volta popolata da miti falsi e ingordi, per giungere alla riappacificazione con il mondo e i nostri simili. Non possiamo, noi stessi, divenire gli eroi – proprio come San Francesco – di ciò che desideriamo secondo le regole del buon gusto e della semplicità? Nella musica della Gubaidulina non esiste retorica, ma solo la potenza di una voce che recita e s’innalza, come l’eco delle rassicurazioni di una madre universale, per tranciare gli indugi e le paure. L’ignoto e l’invisibile, dunque, sono i campi di battaglia sui quali l’uomo pone una sua propria fisica del pensiero, delle relazioni e della volontà. Del “mai più” – le guerre, i crimini, gli sprechi, le barbarie, gli antagonismi, i servilismi, gli egoismi – contro la reiterazione del protagonismo. La ricchezza dei suoni e delle armonie (l’accordo “lira di Orfeo”, base del sistema Pitagorico e poi fonte di ispirazione per gli artisti del Rinascimento) per condurci dritti alla “glorificazione del Creatore e delle Sue Creature”. Progressismo del francescanesimo in musica: il vuoto delle nostre intenzioni contro il pieno delle nostre azioni; la razionalità contro l’estemporaneità, la scelta che si commista al destino. Quindi, l’anti-materialismo che si annuncia, come il Verbo di Cristo, nel verso iniziale “Altissimo omnipotente bon Signore, tue so le laude la gloria l’honore et onne benedictione”.
Una benedizione, sembra dirci la Gubaidulina, che però dipende anche da noi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 dicembre 2012
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