Piante infestanti e torbiere, le prime azioni per salvaguardare la biodiveristà

Gli attori del “Trans Insubria Bionet”, progetto fondamentale a difesa delle connessioni ecologiche tra Alpi e Appennini, stanno per mettere in atto i primi interventi concreti a difesa delle specie locali

Entra nel vivo TIB, ovvero “Trans Insubria Bionet”, il progetto di tutela della biodiversità cui partecipano Provincia di Varese, Regione Lombardia, LIPU–Birdlife Italia, Fondazione Cariplo, Parco Campo dei Fiori, Parco del Ticino e trentacinque Comuni del Varesotto.

Tra le varie azioni previste dal programma rientrano il contrasto alle specie esotiche invasive e il recupero di habitat danneggiati ed è proprio su questi due punti che, dopo una preliminare fase di studio, stanno per concentrarsi i primi interventi concreti.

«Innanzitutto cercheremo di contrastare il proliferare di due specie asiatiche: la Ludvigia grandiflora e il Fior di loto – spiega Massimo Soldarini, responsabile LIPU -.Si tratta di piante molto belle, ma altrettanto dannose per il nostro ambiente, perché si riproducono con grande facilità e hanno dimensioni sproporzionate per la nostra realtà: si pensi che le foglie del Fior di loto possono raggiungere il metro di diametro. Di conseguenza, finiscono per colonizzare completamente gli spazi in cui sono inserite, togliendo alle specie locali, vegetali e animali, come uccelli e anfibi, la possibilità di sopravvivere e di riprodursi». L’esempio più tipico è quello della Palude Brabbia, dove i fiori di loto furono introdotti fin dagli anni Cinquanta per farne un vivaio a scopi commerciali. Oggi i canali e i chiari (ovvero le pozze che si sono formate a partire dall’estrazione della torba dal terreno) sono completamente invasi da questa specie asiatica e, come se non bastasse, in questa stagione le sue foglie si inabissano, contribuendo all’interramento della palude. «Non posso che ribadire con maggior forza la raccomandazione di evitare di introdurre piante e animali esotici nei nostri habitat – aggiunge Luca Marsico, assessore a Tutela ambientale, Energia ed Ecologia della Provincia di Varese – al fine di evitare quanto già accaduto con piante non autoctone anche nelle acque del lago di Varese».

Al momento gli attori del TIB stanno studiando almeno tre tecniche di rimozione delle piante invasive, che verranno messe in atto a partire dall’anno prossimo in altrettante zone ben delimitate, così da verificare quali, tra gli interventi impiegati, producano i migliori risultati.

L’altro fronte su cui il TIB sta concentrando gli sforzi sono le torbiere del Parco Campo dei Fiori: «Si tratta di aree umide indispensabili per la riproduzione degli anfibi e per la sopravvivenza di molti mammiferi, che qui trovano acqua e animali di cui nutrirsi – spiega Soldarini -. La naturale proliferazione delle piante, tuttavia, prevede che, con il tempo, le torbiere si chiudano per interramento: il nostro scopo è evitare che questo accada, così da garantire la sopravvivenza di questo prezioso habitat». Anche in questo caso, i tecnici del TIB circoscriveranno il loro intervento a due casi, le torbiere Motta d’oro e Cavallitt, così da sperimentare il metodo migliore da adottare su larga scala.

Il TIB si chiuderà a dicembre 2015 e prevede di intervenire, su diversi fronti, a salvaguardia della biodiversità della nostra provincia, in particolare di quel corridoio ecologico che, collegando il Parco Campo dei Fiori al Parco del Ticino, rappresenta un indispensabile anello di congiunzione tra le Alpi, la Pianura Padana e, di conseguenza, gli Appennini e il Mediterraneo. Chiudendo o ostacolando i passaggi naturali ancora praticabili, infatti, molte specie vegetali e animali sono fatalmente destinate all’estinzione, con gravi conseguenze non solo per l’ecosistema ma anche per l’economia e la salute dell’uomo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2012
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