“Quel ponte malandato che non ci fa dormire”

La frazione di Ca’ dei Monti è l’ultimo presidio prima della Svizzera e rischia l’isolamento per un vecchio tratto pericolante che passa sul torrente. “Qui no arriva neanche il metano”. Il sindaco: “A fine gennaio finiremo i lavori di consolidamento”

ca del monte foto porto ceresioUn ponte vecchio, una costruzione che, manco a farlo apposta, corre lungo una via battezzata come “Nuova”: è questo l’oggetto della disputa fra la comunità di Ca’ del Monte - frazione di Porto Ceresio – e l’amministrazione comunale.
Il sindaco, per motivi di sicurezza ha chiuso nei giorni scorsi l’unica via di accesso al paese (poi riaperta, ma ancora per qualche settimana): le forti piogge hanno eroso parte del manufatto.
Siamo nell’estremo nord della provincia di Varese e il manipolo di case che sta in cima alla montagna è l’ultimo di questo pezzettino d’Italia: più in là è la Svizzera, raggiungibile a pochi passi dalla frazione.
Diciotto residenti. Sette bambini in età da elementari. Un agriturismo con quaranta animali, e un unico accesso: il vecchio ponte un po’ malandato che passa sopra al torrente Vignazza.
«Quel ponte per noi è diventato un incubo – spiega a Varesenews Ines Garbui, che vive qui da 10 anni con la sua famiglia – . Se il comune, come ha fatto, ordina la chiusura del ponte, noi rimaniamo completamente isolati dal fondovalle: dobbiamo lasciare l’auto dopo lo sbarramento, non possiamo avere accesso ai soccorsi se qualcuno si fa male, poiché se la strada è interrotta come fa a passare l’ambulanza? E, in più, ci sono gli animali da accudire: l’agriturismo necessita sempre di fieno per le capre. Insomma un disagio constante che in questi anni si è protratto e che oggi, ancora una volta ci sta danneggiando, basti pensare al riscaldamento. Qui non arriva il metano e per ripararci dal freddo dobbiamo farci portare la legna: come fa a passare un trattore col rimorchio sul ponte pericolante? Perché non possiamo beneficiare ad esempio del servizio di raccolta rifiuti ingombranti?». 
Una situazione di disagio cessata qualche giorno fa, con la revoca dell’ordinanza. In realtà il comune non ha fatto “marcia indietro”, ma ha avuto una notizia inaspettata per le sorti dello storico passaggio: sono arrivati i soldi dalla Regione, che permetteranno di realizzare i lavori, per un valore complessivo di oltre 100 mila euro. ca del monte foto porto ceresio
«E come facevo a perdere un’occasione del genere? – sbotta al telefono il sindaco di Porto Ceresio Guido Ciancetti – . Quel ponte sta franando: ho in mano una relazione di un ingegnere che mi imponeva di fermare il transito, e così ho fatto. Non più tardi di venti giorni fa, però, ricevo la notizia dalla Regione: ci sono i 57 mila euro per realizzare i lavori, oltre ai 30 mila messi dal comune, e altrettanti dati dalla Comunità Montana. Così ecco che decido per la revoca dell’ordinanza di chiusura: il ponte è praticabile, ma per mezzi leggeri, sotto le tre tonnellate e mezzo».
E i lavori? quando cominceranno? Quando potrà mettersi una pietra sopra a questa querelle che, sentendo i residenti, va avanti da parecchi anni?
«I lavori cominceranno l’8 di gennaio – conclude il sindaco Ciancetti – . Fino ad allora i residenti potranno rifornirsi come credono. Poi ci sarà lo stop fino al termine dei lavori. Beninteso: non butteremo giù il ponte, semplicemente occorrerà realizzare una gettata di cemento per rifare la parte “nuova” del ponte, che risale al 1952 e che è crollata sulla parte del ponte realizzata 400 anni fa».
ca del monte foto porto ceresioUna storia che riassume tutti gli ingredienti della temperie che sta attraversando il Paese. Comuni che cercano disperatamente le risorse per coprire i costi delle opere e cittadini che adorano i loro luoghi e sono disponibili a tutto, anche a difenderli coi denti. «Qui per arrivare a Serpiano (frazione di Meride), in Canton Ticino, ci mettiamo 15 minuti a piedi, molto meno che scendere a Porto Ceresio – conclude Ines – ma noi siamo italiani e non serve chiedere aiuto alla Svizzera: amiamo il nostro piccolo paese: vivere qui è bellissimo ma chiediamo di non rimanere isolati».
Chissà che la prossima primavera, i primi villeggianti che arriveranno dopo il disgelo, potranno chiamare il ponte come la via: nuovo.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 dicembre 2012
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