“Solo il comune può spiegare quali siano i vantaggi del trasferimento della tintoria”

I portavoce del movimento, che è arrivato a contare ben 850 firmatari, rispondono alle prese di posizione consegnate alla stampa locale dalla tessitura di Cimbro intenzionata ad ampliare i propri reparti produttivi

Riceviamo e pubblichiamo la nota del comitato "No tintoria"

Il Comitato “No Tintoria” reagisce alle recenti dichiarazioni rese alla stampa dalla TMR Cederna Fodere, l’azienda che intende ampliare i propri reparti produttivi di via Stazione e via Lunga a Cimbro ottenendo una variante al piano regolatore. I capannoni della TMR, che oggi coprono circa 5mila metri quadri, andrebbero ad occupare ulteriori 10mila e 280metri di terreno, attualmente agricolo e boschivo, con un evidente impatto sul consumo di suolo e con possibili nefaste conseguenze sulla salute dei residenti.

Diversi i punti contestati dal Comitato, che in poco meno di due mesi dalla data della sua fondazione ha già raccolto il significativo numero di 850 firme:
Nel comunicato diffuso dalla TMR tra i giornali locali, l’azienda parla di campagna denigratoria ai suoi danni e accusa di disinformazione e discredito, ma senza mai nominare la fonte di tali attacchi. Ci si chiede a chi si riferisca l’azienda. Per quanto riguarda il Comitato, si riconosce, come unico interlocutore, l’amministrazione comunale. La TMR, in nome dei propri interessi imprenditoriali, economici e finanziari, farà le sue valutazioni assumendosene le responsabilità, ma il giudizio su quale sia l’interesse generale spetta solo ai cittadini e ai loro rappresentanti democraticamente eletti. Di conseguenza, solo l’amministrazione comunale può e deve spiegare quali siano i vantaggi pubblici del trasferimento della tintoria, che, va ricordato, viene proposto a partire da un interesse privato.
Nel comunicato la TMR precisa che, in seguito all’ampliamento della propria sede, un nuovo collegamento viario eviterà un aggravio di traffico nella zona interessata. Ci si chiede quale soddisfazione dovrebbero ricavare i cittadini da un’opera – magari realizzata a scomputo di oneri di urbanizzazione e, quindi, a carico degli stessi vergiatesi – che dovrebbe mitigare un effetto peggiorativo dell’ampliamento della TMR, ovvero un pesante incremento del traffico attuale.
La TMR, inoltre, annuncia che, a seguito dell’ipotetico ampliamento del suo reparto produttivo, l’attuale depuratore di Vergiate verrà adattato al maggior carico di lavoro con un “significativo contributo” da parte dell’azienda stessa “per la parte relativa alle acque industriali”. Eppure gli enti preposti, tra cui la Provincia, hanno dichiarato che l’attuale depuratore è correttamente strutturato rispetto alla popolazione vergiatese e non necessiterebbe, perciò, di ulteriori interventi. Di conseguenza, se ce ne saranno, a pagare saranno i vergiatesi, dato che quello della TMR si configura come un semplice “contributo” per un intervento, si ribadisce, non necessario rispetto alle esigenze della popolazione. Inoltre, non si capisce a che titolo la TMR utilizzi, nelle proprie dichiarazioni, l’indicativo della certezza riguardo all’ampliamento del depuratore. L’ufficio tecnico comunale, interpellato dal Comitato, smentisce che siano state approvate modifiche a tale impianto e dichiara che, allo stato attuale, esistono semplicemente dei progetti che “non fanno parte di atti ufficiali di questo Comune per cui non è possibile il rilascio di copia”. Quindi, a che titolo l’azienda lascia ritenere che a riguardo esistano soluzioni già adottate? Quali accordi sono stati presi? Con chi e perché?
La TMR, inoltre, dichiara di non voler “aggiungere parole vuote di significato sul fronte del presunto rischio di inquinamento ambientale” e ricorda che “è in fase di definizione la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), unico documento che può dire quale sarà l’impatto del progetto”. Si ricorda che, lo stringato rapporto ambientale preliminare presentato dalla TMR nella conferenza dei servizi terminava con la dichiarazione che la VAS non era necessaria, conclusione platealmente smentita da tutti gli altri enti presenti che, fortunatamente, l’hanno invece pretesa. Nel frattempo, il Comitato “No Tintoria” continua il proprio lavoro di approfondimenti, reperimento di documentazione e consultazione di fonti qualificate, tecniche e scientifiche sull’argomento. Avere fiducia nella tecnologia in modo consapevole non vuole dire, in maniera qualunquista e superficiale, negare gli effetti negativi che un impianto può creare. Anzi, l’utilizzo di nuovi cicli tecnologici, le cui conseguenze non sono ancora state valutate, necessita di maggiori controlli e monitoraggi attenti e costanti.

In conclusione, il Comitato ritiene inopportuno che la TMR si arroghi il diritto di ventilare pubblicamente gli ipotetici vantaggi connessi al proprio ampliamento. I firmatari del movimento ritengono che tale diritto spetti, invece, soltanto all’amministrazione comunale, a cui si chiede una scelta politica sul governo del territorio, che abbandoni le vecchie logiche delle emergenze. L’ampliamento in progetto non è altro che una variante urbanistica per creare una zona industriale al posto dell’attuale agricola e in più, addossata alle residenze. L’espressione “decoro urbano” scomodata dalla TMR per giustificare il posizionamento dei capannoni, suona vecchia e banalizzante. Sono ben più profonde le questioni che si pongono all’attenzione: consumo di suolo, corretta pianificazione e gestione del territorio, paesaggio. Perciò si invita l’amministrazione ad adottare una strategia di programmazione e di pianificazione, a farsi promotrice di iniziative di coordinamento anche con altri Comuni, secondo le forme più avanzate ed attuali di governo del territorio, al fine di localizzare l’intervento in aree adatte o meglio ancora in aree dismesse. Siamo convinti che una politica capace di futuro, debba considerare l’adozione di logiche nuove e moderne e debba abbandonare l’idea che, in nome della crescita, dello sviluppo e degli interessi economici, si possa continuare a violentare il territorio, senza valutarne le conseguenze.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2012
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