Sport disabile, dalla “serata del Bof” un nuovo punto di partenza

L'esempio delle ultime Paralimpiadi al centro dell'incontro organizzato alle Ville Ponti dal popolare giornalista varesino. «Raccontare le storie è fondamentale per diffondere questi temi»

Sono stati soprattutto i filmati delle Paralimpiadi di Londra a dare il ritmo alla serata dedicata allo sport disabile, inventata e voluta dal vulcanico Roberto Bof che per questa edizione 2012 ha scelto però un taglio diverso dal passato. Non più un "gran gala" con folla oceanica e lunga serie di filmati, interviste sul palco e premiazioni, bensì un incontro più snello anche nella sede (si è passati dall’enorme sala del Vela a quella delle Ville Ponti) ma anche improntato più al servizio che alla celebrazione.
Un’occasione non solo (meglio, non tanto) per parlare dello sport disabile ma per capire come diffonderlo e comunicarlo: ecco quindi che sul palco hanno preso posto alcuni professionisti di livello nazionale come Giovanni Bruno e Francesco Pierantozzi di Sky o Claudio Arrigoni di Rcs, gente che non rappresenta solo le rispettive testate ma che soprattutto ha messo impegno e capacità professionali proprio nel racconto delle ultime Paralimpiadi britanniche.
Un punto di non ritorno in senso positivo per lo sport dedicato alle persone con disabilità; l’esempio a 360° venuto dai Giochi visto che a Londra non solo gli stadi si sono riempiti "in ogni ordine di posto" ma che è stato creato un modello virtuoso grazie all’impegno di media, sponsor e federazioni coalizzate per una crescita reale del movimento.
La discussione sulla comunicazione però non ha tolto alla serata i consueti momenti divertenti: Bof è un maestro nel prendere per mano e scherzare con garbo anche sugli argomenti più delicati; sul palco inoltre sono saliti personaggi come il campione non vedente di sci nautico Cassioli o la "reginetta" Bebe Vio (che chiacchierando con Devis Mangia si è meritata una convocazione per una partita dell’Under 21 di calcio) che portano con sé una grande carica di umanità e simpatia oltre alla capacità di raccontare le loro grandi storie personali.
E proprio le storie sono forse il modo più bello di vivere questo mondo di sportivi: non con pietismo o commiserazione (e da questo punto di vista, spesso, sono proprio le società di appartenenza a battere il tasto) quanto con l’entusiasmo che sanno sprigionare. La "serata del Bof" ha ancora una volta aperto una strada: ora sta a tutti – a partire da noi giornalisti – seguirla e alimentarla.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 dicembre 2012
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