Velo Ok, il Ministero dei Trasporti non li riconosce

Il parere 4295 apre la strada ai ricorsi contro le multe date con il sistema delle colonnine arancioni a bordo strada. Ne sono stati installati molti sulle strade più pericolose e hanno dato ottimi risultati ma adesso potrebbero finire fuori legge

Sono entrate da poco in funzione (con tanto di imbrattamenti da parte dei soliti anonimi, ndr) ed ecco che giunge, puntuale, la polemica sulla loro conformità al Codice della Strada. Sono i Velo Ok, quelle colonnine arancioni che si trovano ai bordi delle strade e degli incroci più pericolosi a Busto Arsizio e a Gallarate ma che stanno spuntando come funghi in diverse località sia della provincia di Varese che del resto d’Italia. Il loro effetto sugli automobilisti è stato testato e ha fornito dati eccellenti perchè alla loro vista (ed è difficile non notarli per la loro forma e il loro colore) il piede destro si alza dal pedale dell’acceleratore.

A mandare all’aria anche le buone intenzioni ci ha pensato il Ministero dei Trasporti che ha emanato un parere lo scorso luglio (il parere ministeriale 4295) su sollecitazione del prefetto di Bergamo Camillo Andreana e che, in buona sostanza, boccia gli speed check: «I manufatti in oggetto (gli speed-check, ndr ) non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo codice della strada e dal connesso regolamento di attuazione. Dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione» – scrive il ministero nel suo parere aprendo la strada alla possibilità di fare ricorsi per i multati. Chi il Velok l’ha ideato e commercializzato, il direttore di Confservizi Veneto (stessa società che li ha installati a Busto Arsizio, ndr): «Al ministero dei Trasporti ci hanno assicurato che non c’è bisogno di omologazione – dice a Repubblica Nicola Mazzonetto – È tutto in regola, il nostro progetto salva delle vite. Un kit base costa intorno ai 1500-2000 euro e prima di consegnarlo ai municipi organizziamo serate aperte ai cittadini per spiegarne il funzionamento».

L’assessore alla sicurezza e alla viabilità di Busto, Claudio Fantinati si sta ora informando sull’effettiva regolarità degli impianti: «La loro regolarità ci è stata assicurata dalla società che li ha installati  – spiega – per il momento ne è stato contestato l’uso senza una pattuglia nelle vicinanze (non a Busto Arsizio, ndr) ma noi abbiamo predisposto il funzionamento solo alla presenza dei nostri agenti». Il problema, però, riguarderebbe anche il manufatto che non sarebbe conforme alle prescrizioni del Codice della Strada, pieghe burocratiche se si vuole ma tant’è. All’orizzonte, dunque, si apre una nuova battaglia tra automobilisti e amministrazioni a suon di ricorsi e superlavoro per prefetture e giudici di pace che dovranno decidere in materia.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 dicembre 2012
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