Benefattore a sua insaputa, condannata la ragazza dell’assegno

La giovane aiutava un sessantenne a dar da mangiare agli animali. Quando lui è morto, lei avrebbe avuto in regalo 22mila euro. Ma pare che abbia contraffatto l'assegno

Il benefattore sapeva di esserlo? Ruota attorno a questa domanda un processo concluso oggi a Varese con la condanna di una giovane 26enne che avrebbe cercato di intascare due assegni, uno di 22mila euro, e l’altro di soli 22 euro, facendoli passare per il regalo che un anziano le aveva fatto, prima di morire, per le sue opere di cura degli animali di casa e del fondo agricolo. Secondo il tribunale di Varese, le cifre degli assegni non erano state scritte dall’uomo titolare del libretto, deceduto nel 2006 all’età di 68 anni, ovvero il proprietario di un caseggiato agricolo a Laveno Mombello che la ragazza, fin da quando era minorenne, frequentava per la conduzione di alcuni lavori (foto di repertorio).

La ragazza era stata tirata in ballo dal figlio dell’anziano. Accusata di ricettazione e falso è stata condannata a 1 anno e 5 mesi di carcere e 500 euro di multa. Una perizia calligrafica ha stabilito che la sua scrittura é compatibile con quella che ha vergato le cifre. A cosa servivano quei soldi? Secondo quanto emerso a processo, condotto per l’accusa dal pm di udienza Arianna Cremona, l’anziano aveva accolto la ragazza in casa come una figlia, e regolarmente le dava dei soldi per acquistare il cibo per le bestie. Denaro che le veniva dato in piccole cifre, e con assegni di poco valore. Prima di morire, come sostiene l’avvocato della difesa Giuseppe Battaglia, l’uomo aveva voluto ringraziare la giovane, per tutti gli anni in cui si era prodigata, senza peraltro averne nulla in cambio, e le aveva “regalato” la corposa somma. Secondo la difesa, lei non voleva accettare, ed era andata in banca perché era imbarazzata, voleva riconsegnare il denare e non incassare alcunche. Da qui sarebbe nato un equivoco. Tuttavia il tribunale non ha creduto a questa teoria, e ha invece dato retta all’accusa, secondo la quale la giovane avrebbe scritto la cifra e dato versioni contrastanti sulla provenienza. L’uomo morì nel 2006 praticamente all’improvviso, dopo un ricovero in ospedale per una malattia. A quel punto scoppiò il contrasto tra il figlio dell’anziano e la beneficiata, che sfociò anche in accuse personali di un certo spessore.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 maggio 2013
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