Boston Gerenzano: allo studio di nuovi farmaci dal DNA batterico

La Fondazione istituto Insubrico di Ricerca per la Vita collabora nella ricerca di nuovi farmaci fornendo 5000 campioni di DNA batterico

Nuovi farmaci dal DNA batterico? Negli USA ci stanno provando e per farlo hanno chiesto 

collaborazione alla Fondazione Istituto Insubrico di Ricerca per la Vita, eccellenza consolidata nel campo delle biotecnologie, tra i primi fornitori al mondo di DNA batterico di ceppi rari e sede della costituenda Banca di DNA batterico.
 
E’ stato siglato a Boston un importante accordo che vede la Fondazione come fornitore di campioni di DNA batterico derivanti da ceppi di attinomiceti rari, che saranno studiati dagli esperti americani con l’obiettivo di individuare le sequenze scritte nel genoma di questi microorganismi, capaci di produrre nuove molecole potenzialmente dotate di attività farmacologiche.
La collaborazione e l’invio di campioni oltre oceano sono iniziati dopo uno studio “pilota” effettuato in febbraio su duecento campioni preparati e inviati da Gerenzano: le analisi effettuate negli USA hanno confermato per ciascun campione, il raggiungimento degli standard quantitativi e di purezza richiesti dai ricercatori americani. E’ così iniziato il lavoro di preparazione di altri campioni e, come previsto nell’accordo, ne saranno forniti almeno 5000 entro fine anno. Se, come si spera, dalle ricerche effettuate negli USA, saranno individuate sequenze geniche interessanti la collaborazione continuerà con la fornitura dei ceppi selezionati ed, eventualmente, con ricerche coordinate per la messa a punto dei metodi di produzione delle nuove molecole per via fermentativa.
 
«La filosofia di ricerca della Fondazione – ha dichiarato  Angelo Carenzi, Presidente Fiirv – 
si basa sulla considerazione che i microorganismi presenti nell’ambiente sono dei fantastici 
produttori di molecole dotate di molteplici proprietà farmacologiche. Non per nulla, la gran 
parte degli antibiotici, degli antitumorali e degli antifunginei, oggi disponibili in terapia, sono di 
origine naturale. Inoltre, piccole variazioni nel genoma dei microorganismi possono portare alla 
scoperta nuove molecole, alcune dotate di proprietà migliorative rispetto a quelle già disponibili. 
La Fondazione quindi continuerà a ricercare nuovi ceppi di microorganismi, a selezionarli, a 
caratterizzarli e a studiare le condizioni ottimali per far sì che producano i così detti metaboliti 
secondari, ovvero composti più interessanti per le proprietà biologiche che spesso veicolano. Con 
l’inizio degli anni 2000, la genomica ha permesso di capovolgere la metodologia da noi adottata 
che comunque con continui aggiornamenti mantiene la sua validità: si partirebbe non più da quanto  il microorganismo produce, bensì dalla potenzialità di sintesi scritta nel genoma di ciascun diverso 
ceppo. Se la lettura del genoma batterico sarà in grado di individuare le vie sintetiche si avrà un 
tale ampliamento della conoscenza delle potenzialità di sintesi di nuovi composti biologicamente 
attivi che avrà una alta probabilità di portarci ad individuare nuovi farmaci per la cura di diverse 
patologie». 
 
Soddisfatto anche il  Direttore della Fondazione Andrea Gambini: «Il lavoro svolto in questi 
anni ci ha permesso di ottenere alcuni risultati significativi: da un lato il Bioparco gestito dalla 
Fondazione ospita oggi 20 gruppi che svolgono autonomamente diverse attività di ricerca 
in campo biotecnologico e dall’altro, l’impegno diretto della Fondazione in diversi progetti di 
ricerca ha generato tra l’altro l’ottenimento di 2 brevetti ad alto potenziale applicativo. Inoltre, 
il mantenimento e la crescita costante delle competenze dei nostri ricercatori hanno portato 
collaborazioni internazionali di alto livello come questa recentissima legata alla fornitura di DNA da microorganismi. Collaborazioni che hanno un duplice obiettivo: migliorare le nostre conoscenze ed essere parte attiva delle evoluzioni impressionanti che caratterizzano la ricerca medico scientifica; creare un circuito virtuoso che ci consente di sostenere economicamente le nostre attività, ma anche, in un momento economicamente difficile, di dare risposte positive in termini di posti di lavoro e investimenti nella ricerca».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 maggio 2013
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