C’è una new-economy fondata sul “fare” artigianale

Al Congresso 2013 di Confartigianato Imprese Varese (Ville Ponti domenica 19 maggio) interverranno Sandro Mangiaterra (Sole24ore), Stefano Micelli (Ca' Foscari) e Davide Gomba (Officine Arduino)

Sandro Mangiaterra (foto), giornalista della community di Nòva24 del Sole 24 Ore, afferma che è «difficile dire se l’impresa del futuro è artigiana. Quello che è certo è che l’artigianato ha un futuro». Stefano Micelli, professore di Economia e gestione delle Imprese all’Università “Cà Foscari” di Venezia, dice che «ai nostri giorni si assiste ad una riscoperta dell’idea del lavoro artigiano come strategia competitiva e modo di stare sul mercato. Questo mi sembra un buon segno perché riporta la qualità del lavoro al centro di un dibattito sulla competitività di impresa nella quale, a lungo, si era posto in secondo piano il contributo dell’uomo e della persona nell’economia dell’impresa». Micelli e Mangiaterra (questo anche nel ruolo di moderatore) saranno presenti alla tavola rotonda di domenica 19, alle ore 11, al Centro Congressi Ville Ponti di Varese per il Congresso 2013 di Confartigianato Imprese Varese.  (segui la diretta sul Liveblog di Varesenews #futuroartigianova)

Per parlare di quella piccola impresa (il 90% delle aziende italiane ha meno di dieci dipendenti e i due terzi è composto da imprese individuali) – che rappresentano la forza del nostro Paese. Una forza che deve essere al centro del dibattito economico perché «la piccola e media impresa – prosegue Mangiaterra – deve sicuramente fare iniezioni di innovazione, di capitali e di management, ma resta pur sempre il motore del Paese». Cosa dovrebbe fare la piccola impresa? «Avvicinare le nuove tecnologie (stampanti 3D, macchinari al laser con precisione millimetrica, software sofisticatissimi), utilizzare web e social network, fare rete, allacciare rapporti stretti con università e centri di ricerca per proseguire nella creazione di prodotti come se fossero abiti sartoriali».
Il ritorno dell’artigianato, anche fra i giovani, è un fatto sul quale riflettere perché si tratta di un “fare” «rivisitato in chiave moderna, anche con l’impiego di materiali ecosostenibili e ampi apporti di design e creatività», sottolinea il giornalista del Sole 24 Ore, «ma sempre legato a quel “fatto a mano” che é più che mai fattore vincente a livello di marketing, perché portatore di qualità e di valenze culturali. Ma attenzione: poi i prodotti vanno venduti anche in Giappone e negli Stati Uniti via web».
Competizione globale: è qui che la piccola impresa deve trovare un suo spazio perché, afferma Stefano Micelli (foto a destra), «non è più tempo di custodire gelosamente le proprie conoscenze manifatturiere: oggi parte del valore di questi mestieri sta nella comunicazione e nel racconto. Sta nel sapersi pubblicizzare sulla rete. E se per gli imprenditori artigiani che sono sul mercato da tanti anni non è facile avvicinare tali strumenti per i giovani, invece, tutte queste novità fanno parte del dna culturale e si tratta di un linguaggio che capiscono benissimo». Da qui l’importanza di un lavoro fianco a fianco tra generazioni diverse per «potersi collocare in modo del tutto nuovo sul mercato e proporre proposte originali».

Generazioni come può esserla quella dei maker, presenti al Congresso 2013 di Confartigianato Imprese Varese con Davide Gomba, amministratore delegato di Officine Arduino. I maker – movimento sociale ed economico nato negli Stati Uniti ma ormai sempre più radicato in Italia– rappresentano un’estensione su base tecnologica del tradizionale “fai-da-te”. Cosa fanno i maker? Adattano strumenti e mezzi ai propri bisogni: con idee, creatività, manualità e tecnologie low-cost. Per l’appunto, artigiani del futuro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 maggio 2013
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